Messaggio del 16 novembre 1981:Satana tenta di imporvi il suo potere. Non lo permettete. Rimanete saldi nella fede, digiunate e pregate. Io sarņ sempre accanto a voi, a ogni vostro passo. Medjugorje, Oasi della Pace
Nella storia dei 25 anni degli avvenimenti di Medjugorje la
Provvidenza volle inserita anche la storia della Comunità
Mariana Oasi della Pace.
Tutte le cose di Dio portano
l'impronta del cielo e indossano gli abiti delle cose di questa
terra, quelle buone e quelle meno buone. Si è scritto tanto su
Medjugorje, ancora di più se ne è parlato e se ne
parla, chi in bene e chi in male. Nessuno, però, può
chiudere gli occhi di fronte alla valanga di bene che Medjugorje sta
ogni giorno scaricando sulle strade, e di tutte le latitudini, del
nostro mondo a cavallo tra la fine del secolo XX e l'inizio del
secolo XXI.
Personalmente, in me povero peccatore, pregno
anch'io delle cose di questa terra, anche se religioso e sacerdote,
Medjugorje ha segnato una tappa determinante della mia vita.
Medjugorje è entrata in me con tutto il suo significato di
salvezza e di provocazione a rispondere all'appello per fare del bene
alla Chiesa e alla povera gente di questo mondo in cerca di tempi
nuovi, di sollievo, di pace.
Da quando anch'io il 23 aprile
1984 mi sono mescolato alle folle che s'infilano tra le pietre e gli
arbusti delle colline di Medjugorje, ho sentito che per un'iniziativa
solo del Cielo la Madonna mi chiamava ad una grande libertà
per Lei, per i suoi piani materni. Chiamandomi, la Madonna mi
conosceva bene e, al dire della veggente Marija Pavlovic, la sera del
4 dicembre 1985 la Regina della Pace avrebbe pronunciato il mio nome,
chiedendomi di prestare ascolto al suo appello, alla sua chiamata.
Come risposta a quell'invito, cui sulle prime reagii non dando
sufficiente peso e considerazione, chiesi alla Madonna dei segni
concreti da parte sua per significarmi che cosa mi stesse per
chiedere. Quasi subito, io povero peccatore e indegnissimo di tanto
compito, mi vidi sfidato nel peso della mia umanità e del mio
peccato. Oh, come è vero che quando il Signore vuole qualcosa
si serve proprio degli ultimi, dei meno degni, di chi meno se lo può
aspettare, dei più grossi peccatori! Da Saulo ha tratto Paolo,
e, tanto per citare un nome, chi era il Camillo, futuro fondatore dei
Camilliani?! Chi se lo poteva immaginare!
E così io,
da meno di due anni, allora, scombussolato dalle cose di Medjugorje,
vidi avvicinarsi a me i primi ragazzi e ragazze con una domanda
precisa: aiutaci, proprio tu, a stare vicini alla Madonna, a
ringraziarla per il bene che Lei ci ha fatto cavandoci fuori da una
vita insulsa e improduttiva. È nostra intenzione dedicarci
totalmente ai suoi messaggi, pregando perché tanti cuori
ritrovino la pace, come la Madonna ha fatto ritrovare a noi la pace e
la gioia di vivere.
Veramente la prima volta che è
giunto alle mie orecchie e al mio cuore questo appello ero con i
primi due giovani ai piedi della croce del Krizevac, il venerdì
6 dicembre 1985, alle 3 del pomeriggio.
Fu proprio qui, sul
Krizevac, che a me passionista la Madonna diede il primo segno
"natalizio" della Comunità Mariana Oasi della Pace.
Fu qui, sul Krizevac, sul Calvario di Medjugorje, che la Comunità
Mariana Oasi della Pace entrò nel circuito di Medjugorje. A me
che sbalordito i primi tempi mi chiedevo perché proprio io
dovessi essere coinvolto in una cosa nuova, nella quale ragazzi e
ragazze di varie lingue e culture chiedevano di essere messi insieme
per seguire la Madonna facendo dei suoi messaggi evangelici una
Regola di Vita, veniva affidato il compito di comprendere Medjugorje
per farlo diventare una scuola di vita evangelica permanente, dando
vita ad una nuova forma di vita consacrata nella Chiesa.
Erano
inutili le obiezioni che facevo a me stesso: perché proprio a
me? Così indegno e inadeguato. Perché uomini e donne
insieme? In quel tempo non sapevo nulla di analoghe iniziative nella
Chiesa. Perché il legame con Medjugorje? Quale autorità
della Chiesa avrebbe mai potuto sopportare una cosa del genere? Ma di
volta in volta, man mano che le obiezioni e le paure abitavano i miei
pensieri e il mio cuore, il ricorso puntuale all'obbedienza
dell'autorità della Chiesa e al consiglio di chi aveva tutta
l'autorevolezza per farlo (per giustizia e amore alla verità
non posso e non devo tacere la luce e l'incoraggiamento ricevuto
dall'allora card. Ratzinger il 9 settembre 1986 e il conforto e la
benedizione accordatami dal caro e amato servo di Dio papa Giovanni
Paolo II, il giorno seguente, 10 settembre 1986 e anche in altre
occasioni!) mi stimolavano a pronunciare il mio sì a questa
salita verso il Calvario. Volevo scappare da questa sfida, ma sarei
stato un vigliacco se l'avessi fatto. Non ero io che volevo la
Comunità Mariana. C'era chi la voleva, e dall' Alto. A me
veniva chiesto di esserne lo strumento di fondazione.
A
questo punto, spinto dalla domanda dei giovani, e stimolato da
richieste precise da parte delle autorità della congregazione
passionista di appartenenza, fui costretto ad elaborare un piano di
vita consacrata secondo il carisma della Pace. L'immagine che mi ero
fatto di Medjugorje era quella di una grande clinica cardiologica,
dove la Madonna chiama tutti i suoi figli, soprattutto non credenti,
e se credenti, di tutte le fedi e confessioni. Li chiama a Medjugorje
perché Lei vuole i cuori dei suoi figli che sa bene essere
feriti, stare male, perché non assaporano più o non
hanno mai incontrato l'amore di Dio. La Madonna chiama a Medjugorje
tutti e con le sue ricette, insegnamenti semplici e ripetitivi, ma
sempre evangelici, con i suoi messaggi, restaura i cuori, torna a
farli funzionare facendo loro incontrare Dio nella conversione,
incoraggiandoli ad esperimentare l'efficacia miracolosa della
preghiera e della pratica del digiuno, mettendoli a contatto con la
Parola del Signore, la Bibbia, e consigliando una vita sacramentale
legata alla scoperta dell'Eucaristia e della pratica del sacramento
della riconciliazione.
Perché allora non pensare che
questa cura materna la Madonna la volesse estendere creando tante
filiali di Medjugorje, Oasi di Pace, appunto, dove l'insegnamento e
le meraviglie della Madonna si possono estendere fino a diventare
vita quotidiana di coloro che sono stati toccati da Lei e da Lei
rinnovati.
La proposta dell'Oasi della Pace è per
uomini e donne disposti a non appartenersi più, aperti ad
accogliere nelle loro comunità quanti la Madonna stessa
desidera ricostruire nella loro vicenda umana, in una vita che mette
Dio e Gesù eucaristico al centro, dove la Parola di Dio è
canto, preghiera e norma di condotta, dove i messaggi della Madonna
diventano contenuto e forma organica di vita.
Nel mio cuore
si era impressa la narrazione di come a Medjugorje la Madonna avrebbe
dato il suo messaggio fondamentale: "Pace, pace, pace,
riconciliatevi". Quel giorno di giugno 1981 in cui Ella avrebbe
palesato la sua intenzione e il motivo delle sue visite e dell'inizio
della sua scuola di pace pluriennale apparve con una croce nera
dietro di Lei. La Regina della pace era anche Addolorata per le
sofferenze dei suoi figli lontani da Dio, dimentichi che dalla Croce
di suo Figlio viene la pace ai cuori e al mondo. Nelle domande dei
giovani che chiedevano di essere aiutati a rispondere agli inviti
della Madonna traspariva netto il desiderio di non lasciare sola la
Madonna, di fare qualcosa per Lei e con Lei per la pace di tante
anime, per la Pace della Chiesa e del mondo in subbuglio.
Le
Oasi della Pace avrebbero dovuto rappresentare allora dei luoghi di
vita mariana, incentrata sull'Eucaristia adorata giorno e notte e
sulla bellezza della liturgia contemplativa, fonte dell'autentico
amore e comunione. Luoghi, inoltre, in cui il lavoro è vissuto
come continuazione della preghiera, espressione della comunione,
linguaggio della semplicità e della povertà in cui si
modula una vita quotidiana recuperata al senso di Dio che si estende
al tempo e allo spazio Comunità che sentono Maria come Madre e
Maestra e che continuano l'esperienza iniziale della Chiesa con Maria
nel cenacolo di Gerusalemme col grosso desiderio di concorrere al
rinnovamento e all'unità della Chiesa.
E se nel
cenacolo oltre agli apostoli c'erano i vari discepoli e discepole:
ecco spiegare perché i ragazzi e le ragazze fin dalla prima
ora si sentivano chiamati a vivere insieme, distinti ma nell'unità.
Una sfida forte, questa, che continua a richiedere un ripensamento,
una sperimentazione di fronte all'immagine che della vita consacrata
si è costruita la tradizione teologica e canonica della
Chiesa.
Comunità che desiderano vivere l'ideale di
espiare con la preghiera, il digiuno e il sacrificio tutto ciò
che abbrutisce l'uomo e lo stacca da Dio e dalla pace.
Certo,
in tutto questo vi è connessa una forte carica ideale, come
del resto è intriso di carica ideale tutto il Vangelo di Gesù
che chiede di misurarsi con il programma esigente delle Beatitudini e
con la misura dell'amore che è il morire, come Lui, l'un per
l'altro. Cosa c'è di più ideale di queste esigenze
volute da Gesù? E Lui non fa sconti, mentre accoglie le nostre
cadute e ci incoraggia nelle nostre riprese.
Pure i messaggi
della Madonna sono esigenti in vista di ricostruire l'uomo e renderlo
pieno di pace.
Anche la Comunità Mariana serba nella
sua spiritualità e pedagogia delle forti esigenze e delle
intense idealità, ma come punto di arrivo di un cammino
paziente, lungo, ma senza sconti e riduzioni. Ne è in gioco il
recupero delle verità originarie del primato di Dio, del
rispetto uomo-donna, del quotidiano riportato a Dio. E tutto questo
per consegnare nuovamente la possibilità della pace a chi,
bussando alle porte delle Oasi della Pace, ferito nei molteplici
sentieri della vita, viene per ritrovare la pace alla scuola di
Maria.
Valeva la pena di dire di sì a questo progetto,
di salire sulla croce per questo progetto. E ora che mi trovo a
Gerusalemme, dove è nata tutta la storia del Vangelo, e in cui
le sofferenze per la mancanza di pace si intensificano di giorno in
giorno, seminando quotidiane macchie di sangue, con uno sguardo più
staccato e quindi più oggettivo, questo progetto della Madonna
mi diventa sempre più chiaro, necessario e urgente.
Dal
Calvario di Gerusalemme si vede meglio la grazia di Medjugorje!
Sono qui a continuare a dire il mio sì perché
questo progetto della Madonna si avveri del tutto…e grazie
anche ai giovani che in questo progetto mi hanno coinvolto dal
lontano 1985.
Una avventura di 21 anni dentro una storia,
troppo bella, che si snoda ormai da 25 anni!
Padre Gianni
Sgreva
Tratto da "Medjugorje 25 anni d'Amore" della
Comunità Mariana Oasi della Pace