I PELLEGRINAGGI ALLA MADONNINA - DON AUGUSTO BALDINI
Il 17 giugno 1995 la piccola statua che da molti testimoni e dal
VESCOVO diocesano era stata vista piangere lacrime di sangue,
veniva consegnata alla parrocchia di S. Agostino per essere
esposta alla pubblica venerazione dei fedeli.
Il pellegrinaggio era cominciato fin dai giorni delle lacrimazioni
di febbraio 1995; la chiesa parrocchiale di Pantano si era
preparata ad accogliere già dal venerdì santo di quell’anno l’immagine
di Maria con i segni dell’amore e del dolore; noti eventi
avevano fatto rinviare fino a quella data la consegna della
Madonnina.
Imprese locali, associazioni e privati avevano affiancato i parrocchiani
per dare alla chiesa del borgo strutture essenziali per
accogliere i già numerosi pellegrini che sostavano in preghiera
davanti all’Eucaristia e alla nicchia vuota, già preparata per ricevere
la piccola immagine in una teca di vetro.
L’arrivo della Madonnina alla chiesa parrocchiale era stato
preparato da un solenne triduo celebrato in cattedrale, dove la
diocesi si prefiggeva di dare ai fedeli un’appropriata catechesi
mariana, attraverso gli interventi del compianto padre Antonio
Ascenzi, cappuccino, del mariologo padre Stefano De Fiores e
del padre Jozo, francescano di Medjugorje, centro mariano da
cui proveniva la celebre statuetta; fu lui anche a presiedere la
veglia eucaristica la sera del 18 giugno.
Sabato 17 giugno, sul sagrato della Chiesa di Pantano, mons.
Grillo prima di collocare la Madonnina nella teca, ha celebrato
l’Eucaristia davanti a migliaia di fedeli e decine di operatori di
emittenti televisive, anche estere. Nell’omelia egli ha elencato i
compiti che da allora in avanti sarebbero stati assegnati a una
parrocchia già divenuta in breve tempo meta di costante pellegrinaggio,
un santuario in fieri:
La chiesa di S.Agostino diventa luogo di appuntamento per la propria
conversione personale. Ai piedi della Croce è iniziato per
Maria, madre di Gesù in terra, un altro tipo di lavoro: il Figlio la
invitava a collaborare con lui alla redenzione del mondo. E siccome
conosceva la missione di suo Figlio, è facile capire il posto
unico che occupa nelle Redenzione delle anime: vi è entrata in
piena lucidità di fede, attraverso un dolore che è l’apice di una sofferenza
di una madre .
Vorrei che da Civitavecchia si partisse una grande spinta di intensificazione
della devozione alla Madonna in preparazione del Terzo
Millennio, il quale - come giustamente affermato - o sarà cristiano
o non sarà.
Asciughiamo le lacrime della Madonna, le lacrime che ella versa
per il «misterium iniquitatis» che purtroppo regna nel mondo e che
ha i suoi influssi nefasti nella vita della Chiesa e della società civile,
nella famiglia, nella scuola, nelle istituzioni.
Qui, fratelli miei, sorgerà un grande santuario, ma un santuario di
persone desiderose di ripercorrere la strada del vangelo, prima che
un santuario di mattoni. Qui vogliamo la carità per i poveri e da qui
dobbiamo impegnarci a pregare per la pace nel mondo.
Qui avrà inizio una vera e propria catechesi mariana, a lunga scadenza,
che coinvolga sacerdoti e fedeli in un serio e costante impegno
di crescita nella fede, di preghiera, di contemplazione, di adorazione
eucaristica, di conversione e di frequente riconciliazione
con Dio e con i fratelli nel sacramento della confessione .
Qui pregheremo per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per le
vocazioni sacerdotali e religiose, per la Chiesa tutta di Dio, per tutti
i bisogni del mondo, per il ritorno delle anime a Cristo Signore.
Furono queste parole un programma per la Commissione diocesana
per il culto della Madonnina e per chi veniva incaricato
dal Pastore della diocesi di guidare il pellegrinaggio, ormai
incessante, a Pantano.
Ho voluto riportare, alcuni passi significativi dell’omelia del
17 giugno, perché, quando già alla fine di marzo 1995 ho ricevuto
dal Vescovo l’incarico di responsabile del culto della
Madonnina, poi come membro della commissione diocesana e
infine come amministratore parrocchiale di S. Agostino dall’autunno
di quell’anno e fino alla scadenza del mio mandato (1999),
queste indicazioni hanno sempre guidato le scelte pastorali dei
sacerdoti che vivevano a Pantano per l’accoglienza delle
migliaia di pellegrini.
Ricordo le difficoltà iniziali: il faticoso equilibrio da creare tra
realtà parrocchiale esistente e l’evidente emergenza della nascita
di un vasto pellegrinaggio mariano locale, nazionale e internazionale;
la mancanza di strutture; la pungolante curiosità dei
giornalisti e di qualche gruppo di visitatori. Non sto ad elencare
altri fattori problematici che fanno parte inevitabilmente della
storia degli inizi, ma desidero confermare che vi fu una risposta
generosa a quel discorso programmatico di mons. Grillo, che
seguiva quotidianamente quanto avveniva nella parrocchia della
Madonnina.
Innanzitutto la risposta della conversione. Un giorno il
Vescovo ebbe a dire, rivolgendosi in preghiera alla Madonna:
«Se vuoi un santuario, te lo devi fabbricare prima Tu, un santuario
di persone, di convertiti; quando lo avrai fatto penseremo
a quello di mattoni».
E ricordo che il primo impegno che si presentava a Pantano
era quello di garantire la presenza di numerosi sacerdoti, tanto
nei giorni feriali che in quelli festivi. Alcuni hanno offerto la loro
disponibilità anche da fuori diocesi. Decisivo fu il primo aiuto
dei Missionari del Regno di Cristo e quello dei sacerdoti della
Pontificia Accademia dell’Immacolata.
La prima spesa che abbiamo voluto affrontare è stata quella
dei confessionali perché il sacramento della Riconciliazione era
la prima vera richiesta e la risposta di conversione all’incontro
con la Madonnina. Nei primi anni non vi era un orario indicato
ai pellegrini; si confessava - e tanto - dalla mattina prestissimo
fino a tarda sera. Sono i ricordi più belli: momenti di grazia interiore,
di direzione spirituale, di rinascita o meglio, di risurrezione.
La Madonna sapeva lavorare bene dentro i suoi figli. Si veniva
chiamati anche nei momenti del pranzo. E tutti i sacerdoti - la
domenica anche dieci confratelli - erano gioiosi di questo ministero;
dalla bocca di ognuno non si diceva altro che questo: «Se
i frutti sono questi, qui c’è il dito di Dio!»
La prima risposta fu quella della preghiera. A Pantano si è iniziato
subito con la preghiera comunitaria e personale: recita del
Rosario, ma soprattutto vita eucaristica.
Ricordo ancora un altro passaggio del discorso programmatico
che più volte veniva richiamato ai volontari, ai sacerdoti e alle
carissime suore (Adoratrici del Sangue di Cristo, suore della
Carità, Missionarie del Calvario):
La nostra Chiesa è convocata e invitata alla preghiera. Lo fu nel
Cenacolo… prima di partirsi per operare la propria missione nel
mondo… Lo fu e lo è in ogni momento della sua storia.
La seconda spesa che ricordo con gioia fu quella di un tabernacolo
bello e attraente. Tutti lo richiedevano, anche perché non
solo si moltiplicavano le ore di adorazione dei gruppi di preghiera
e quelle guidate dai sacerdoti, ma soprattutto dal mattino
presto alla sera, per lungo tempo, tanti fedeli sperimentavano il
«per Mariam ad Iesum» con la sosta prolungata davanti a Gesù
Eucaristia.
Altro momento importante fu la realizzazione della Tenda
Bianca per le celebrazioni eucaristiche che erano divenute, a
motivo dei pellegrinaggi quotidiani e festivi, delle grandi assemblee.
Tutti i sacerdoti hanno sempre curato di offrire ai fedeli l’omelia
non solo nei giorni festivi, ma in tutti i giorni feriali.
Ma non bastava solo condurre i pellegrini alla preghiera eucaristico-
mariana e alla Riconciliazione. Tra i primi compiti vi era
quello dell’accoglienza. Tutti dovevano sentirsi a casa loro nella
casa comune della Madre e i prediletti di Maria.
I pellegrini giungevano da ogni parte d’Italia e dell’Estero,
con decine di corriere. Alcune domeniche superavano i cento e i
centocinquanta pullman, senza contare le macchine che riempivano
lo spazioso piazzale. Pantano non offriva loro bellezze artistiche,
neppure le tipiche strutture di un santuario. Regnava però
un clima di preghiera e di gioia nell’arrivo dei pellegrini, nell’attesa
al confessionale, nell’incontro con la Madonnina, nella
celebrazione dell’Eucaristia, nelle processioni eucaristiche
domenicali, nelle fiaccolate aux flambeaux della sera del sabato
e della domenica.
Alcuni pellegrinaggi erano ben organizzati pastoralmente; altri
trovavano sempre nei sacerdoti, nei volontari e nelle suore - vero
dono stabile per la comunità - oltre all’accoglienza, una guida e
un sostegno.
«Qui vogliamo la carità per i poveri» - aveva detto il Vescovo
il 17 giugno 1995. Molti veri poveri - materialmente parlando -
hanno bussato alla Madonnina e nessuno è stato respinto. Non è
mancato l’impegno per la Bosnia e per tanti sacerdoti delle missioni,
aiutati anche con le offerte delle celebrazioni delle Messe
offerte dai pellegrini senza data fissa.
Ma ci si è reso conto che i poveri che profeticamente dovevano
venire sostenuti, erano soprattutto quelli nello spirito, quelli
che erano nelle morse del peccato, del vizio, nella sofferenza per
la malattia propria e dei loro cari, per la disgregazione delle
famiglie, per la solitudine, per lo sbandamento o per infiniti problemi
che segnavano nell’intimo le persone. Erano i veri poveri
della Madonnina che bussavano al cuore della Madre.
Migliaia e migliaia di biglietti, con preghiere, suppliche, sfoghi
del cuore e ringraziamenti mettevano in luce proprio questo.
Erano deposti con fiducia nella teca di vetro ai piedi della
Madonna. Basterebbe anche solo sfogliare i preziosi registri
posti accanto alla Madonnina dove venivano appuntate queste
note intime.
Nei primi tre anni ho risposto personalmente anche a centinaia
di lettere che giungevano da ogni parte. Chi chiedeva preghiere
o grazie, chi apriva il cuore e consegnava la sua sofferenza, chi
ringraziava, chi faceva giungere una preghiera o un canto a
Maria. La riconoscenza alla Madonna per queste grazie spirituali
non è mancata mai .
«Qui si pregherà per la Chiesa tutta di Dio, per tutti i bisogni
del mondo, per il ritorno delle anime al Signore». Questa preghiera
corale fin dall’inizio ha accompagnato ogni celebrazione
e ha trovato la sua espressione più felice soprattutto nella
Supplica - composta dal Vescovo - che chiudeva ogni momento
di preghiera - e nei pellegrinaggi (quello dell’anniversario e
quello del 31 maggio a chiusura del mese mariano) che sono stati
la risposta soprattutto dei Gruppi di preghiera della diocesi.
Commovente il grande pellegrinaggio del primo anniversario: 2
febbraio 1996. C’era una folla enorme nonostante la pioggia battente.
Ma erano intensi l’entusiasmo, la risposta di fede e il risuonare
dei canti alla Madonna.
Proprio nelle celebrazioni di quell’anniversario furono anche
esposti per la prima volta gli ex voto più preziosi offerti alla
Madonnina. Tra i tanti doni votivi vi erano soprattutto alcune
fedi coniugali. Dietro ad esse vi era una storia di ricomposizione
familiare. Vi erano anche alcune siringhe, trovate nella teca delle
suppliche e molti ricordi familiari offerti in riconoscenza. Negli
anni seguenti sono andati aumentando gli ex voto e insieme le
segnalazioni di grazie spirituali o per la salvaguardia e il ricupero
della salute.
Tra i pellegrini che ricordo con particolare affetto vi sono
soprattutto i numerosi sacerdoti che affluivano a Pantano non
solo per accompagnare i fedeli, ma anche per deporre davanti
alla Madonna grazie particolari, o per accostarsi personalmente
con calma al sacramento della Riconciliazione. Anche esorcisti
passavano ore in preghiera davanti alla Madonnina. Ricordo con
stima le soste oranti di padre Davide Falcioni, agostiniano, di
padre Gabriele Amorth, di padre Tardif , di mons. Milingo…
Anche tanti vescovi e cardinali - che non erano mossi da sola
curiosità o condotti dalla visita di passaggio - hanno recepito il
fascino della Madonnina.
Dal ricordo dei sacerdoti a quello dei giovani. Si fa fatica in
altre situazioni pastorali a raccogliere i giovani. Qui ci pensava
direttamente la Madonna. Luminosa la testimonianza dei giovani
dell’Accademia dell’Immacolata e di tanti altri movimenti;
impressionante la disponibilità nell’animazione del canto e dei
pellegrinaggi, nell’impegno del volontariato e soprattutto nella
ricerca di direzione spirituale. Quanti giovani hanno incontrato
un sacerdote a Pantano e quanti hanno incrociato il loro sguardo
con quello di Maria!
Quando nel 1854 a Civitavecchia vi fu una terribile epidemia,
i nostri padri fecero circolare centinaia di immagini in gesso
della Madonna nelle case dei colpiti dal morbo. Comune era il
grido: «Dove entra Maria, non entra la morìa!»
Sono convinto che il messaggio e l’azione spirituale della
Madonnina di Civitavecchia, entrati con forza materna nel cuore
di migliaia di persone, sono la medicina migliore per i mali che
questa umanità si è trascinata all’inizio del terzo millennio.
Non solo rimedio, ma anche grido e messaggio di speranza.
Nei giorni che ricordano il decimo anniversario delle prime
lacrimazioni, celebreremo anche i duecento anni della nascita di
una santa (4 febbraio 1805): Maria de Mattias - legata alla storia
religiosa ed educativa di Civitavecchia - che a tutti amava ripetere:
«Tu vali il Sangue di Cristo!» E le lacrime di sangue di
Maria, donna della Nuova Alleanza, hanno annunciato dal
Calvario e da Pantano a tutti l’identico messaggio: «Tu vali il
Sangue del mio Figlio!»