LUGLIO 1961 IL MISTERO SI DILATA
La Vergine-Madre non è solo di passaggio
Lunedì 3 luglio la Madre ritorna alla stessa ora vespertina del giorno precedente. «Mentre arrivavamo al “Cuadro”, la Vergine ci apparve con il Bambino Gesù; gli Angeli però non l'accompagnavano». Due considerazioni: gli spiriti beati, avendo compiuto la loro missione di preparare la via e di realizzare la presenza, si ritrassero discretamente perché tutta l'attenzione fosse focalizzata su Colei che era più importante di tutti; Colei che veniva soprattutto ad esercitare la sua maternità nei nostri confronti, si presentava con il «Figlio primogenito» (Lc 2,7) per proclamare che dalla Sua Maternità divina deriva pure la Sua maternità nei nostri confronti, incorporati al Figlio come fratelli minori, «figli per adozione dello stesso Padre» (Rm 8,29). «Veniva sempre sorridente, come pure il Bambino Gesù. La nostra prima domanda fu dove si trovassero San Michele e l'altro Angelo: e Lei sorrideva ancora di più». «La gente e i sacerdoti che erano la ci davano degli oggetti perché Glieli facessimo baciare, e Lei li baciava tutti... » «Ci parlava molto, ma non ci permetteva di ripetere le Sue parole». Il fatto che abbia parlato molto anche in questo secondo giorno della Sua manifestazione, senza permettere che le sue parole venissero riferite, merita la nostra attenzione. Doveva consentire alle veggenti qualche capriccio infantile (quale madre, quale buona pedagoga non lo fa?) ma doveva innanzi tutto compiere la Sua missione: aiutare e orientare i Suoi figli verso quella sottomissione ai disegni di Dio che non sono mai sinonimo di comodità. Per questo motivo parlò molto in quel pomeriggio; e sempre a questo scopo avrebbe continuato a parlare nel corso di molti altri pomeriggi. Ciò che diceva per tutti o per molti si sarebbe saputo a tempo debito; quello che ribadiva a queste bambine, che erano Suo strumento, sarebbe rimasto per sempre segreto personale di ciascuna di loro. In questo si è realizzato ciò che la piccola suor Teresa diceva in merito alla sua propria esperienza spirituale: «Molte pagine della mia storia non saranno mai conosciute quaggiù». In occasione di questa seconda apparizione della Vergine, quel lunedì 3 luglio 1961, sopravvennero due fenomeni concomitanti che credo non si siano prodotti in nessun altro luogo di apparizioni mariane: le Chiamate e i Baci.
Le Chiamate
Torniamo al diario di Conchita. «Quando si avvicinò l'ora in cui avevamo visto la Vergine il giorno prima, i nostri genitori, che già ci credevano un po' di più, ci dissero: "Dovreste andare a recitare il rosario al Cuadro". Rispondemmo: "Non siamo ancora state chiamate". Rimasero perplessi e aggiunsero: "Ma come? Che cosa significa?" Allora spiegammo loro che "era come una voce interiore che non udivamo con la orecchie, e che nemmeno sentivamo chiamarci con i nostri nomi...» «Ci sono tre chiamate... » La ragazza spiega che sono come tre soprassalti di una improvvisa gioia interiore; essi vanno in «crescendo», di modo che al terzo richiamo non possono più resistere e si precipitano verso il luogo dell'apparizione. Fra due richiami, specie fra il primo e il secondo, poteva passare un tempo abbastanza lungo. Questo fenomeno si produceva solo quando la Ver gine stava per venire; le visite dell'Angelo non erano precedute da questa «preparazione». L'esistenza di queste chiamate interiori è stata verificata in più di una circostanza. La prima esperienza ebbe luogo il 3 luglio quando le ragazze ne parlarono per la prima volta. «Avevamo descritto ai nostri genitori come avvenivano le chiamate; ed essi erano rimasti molto stupiti. Alla fine della nostra conversazione, percepimmo una chiamata e lo riferimmo. Eravamo lì tutte e quattro insieme, e molta gente si accalcava intorno a noi. Alcuni dissero a Don Valentin, il parroco del villaggio: "Perché non mettere due ragazze in casa di Loli e due in casa di Conchita?" Ci separammo dunque per vedere se ci saremmo ritrovate tutte e quattro nello stesso momento. Una mezz 'ora più tardi ci fu la seconda chiamata... Infine, ci trovammo insieme al "Cuadro" nello stesso momento. La gente era stupefatta... » Sul fenomeno delle «chiamate» delle ragazze abbondano informazioni e aneddoti.
I Baci
Sempre a proposito di quello stesso 3 luglio, un'altra annotazione di Conchita indica: «La gente e i sacerdoti ci affidavano oggetti perché li facessimo baciare dalla Vergine, e Lei li baciava tutti». Era l'occasione propizia, per coloro che non erano come le bambine privilegiate dalle visioni, di entrare in contatto più stretto con la Madonna. La Madre vi corrispondeva con affettuosa delicatezza. Padre Ramon Maria Andréu s.j. - testimone privilegiato degli eventi di Garabandal durante quell'estate del '61 - scrisse nella sua informativa: «Si è spesso parlato di sassolini quando le ragazze ebbero le visioni. Si trattava di piccole pietre della grandezza di una caramella. Esse le raccoglievano dal suolo durante le loro estasi, oppure le portavano con sé prima di cadere in estasi; le presentavano da baciare alla Madonna e poi le consegnavano a diverse persone come ricordo o in segno di perdono». Questo avvenne specialmente durante le prime settimane: in seguito, tutti gli oggetti baciati furono oggetti religiosi: crocifissi, medaglie, immagini, scapolari... Padre Ramon Andréu ricorda ancora: «E' normale vedere le ragazze con rosari, medaglie, crocifissi appesi al collo; sono oggetti che il pubblico affida loro affinché la Vergine li baci». E' stato ripetutamente provato che le ragazze, durante questi fenomeni, malgrado la quantità di oggetti che passavano loro fra le mani e che presentavano al bacio della Madonna, non sbagliavano mai nel restituirli al legittimo proprietario. Lo facevano senza abbassare la testa: durante l'estasi tenevano lo sguardo fisso al Cielo, dunque senza poter guardare le persone presenti, anche perché gli interessati si trovavano spesso fuori dalla loro portata o si erano deliberatamente nascosti. A tutti gli astanti era chiaro che una mano invisibile guidava quella delle ragazze. L'apparizione del martedì 4 luglio doveva rivelarsi anch'essa memorabile: «C'era il rosario alla 7 di sera nella chiesa parrocchiale, ed ecco sentimmo una chiamata. La chiesa era piena di gente. L'altare maggiore era affollato da una dozzina di sacerdoti e da fotografi che scattavano delle foto. Alla fine del rosario, avevamo avuto due chiamate. Partimmo di corsa verso il "Cuadro" e la gente correva dietro di noi. Mari-Cruz ed io restammo in estasi un po' più in alto rispetto a Loli e Jacinta: noi due nel "Cuadro", le altre due al di fuori. La gente diceva allora che, nonostante avessimo corso, non eravamo affannate e sudate. Loro invece sudavano ed arrivavano tutti affaticati e ansimanti. Cosa strana per essi; ma per noi era come se la Vergine ci portasse!» Secondo i numerosi testimoni di questi fenomeni, la corsa delle ragazze verso il luogo dell'apparizione, quando ricevevano il terzo richiamo, era semplicemente impressionante. Nessuno avrebbe potuto seguirle. A ragione, nel suo diario, Conchita dice a questo proposito che era la Vergine a portarle; era naturale allora che, essendo trascinate da una forza misteriosa, esse non provassero né stanchezza, né fatica, né affanno, né sudassero. Quella apparizione del 4 luglio fu di grande importanza per via dei messaggi della Celeste Visitatrice. « La Vergine , sempre sorridente, ci disse: "Sapete cosa voleva dire la scritta ai piedi dell'Angelo?" Esclamammo all'unisono: “No, non lo sappiamo”. "Portava un messaggio, che vi darò, perché voi, il 18 ottobre, lo diciate a tutti". E ce lo disse». Così, con linguaggio spoglio, infantile, Conchita ricorda l'inizio di una serie di spiegazioni che, a partire da quel giorno, la Ver gine diede sui significati e la portata del Messaggio che sarebbe stato reso noto solo in seguito. A quelle contadinelle doveva spiegare persino il significato di termini che a noi paiono più che comuni e usuali. Devo qui manifestare la mia ammirazione per la pedagogia divina e il modo in cui è stata esercitata a Garabandal. Nel suo diario, Conchita attesta con una brevissima aggiunta che la Vergine le diede il messaggio fin dal 2 luglio, all'epoca della prima apparizione e che ne cominciò la spiegazione il 4 luglio poiché le giovani veggenti «facevano confusione» e non erano in grado di comprenderlo nella forma dovuta. Le spiegazioni della celeste Madre e Maestra continuarono per tutto il mese. Questo non lo sappiamo dal diario di Conchita, che non ci dice nulla delle giornate successive al 4 luglio (forse perché nel loro contenuto soprannaturale erano tutte molto simili), ma ne siamo a conoscenza grazie al contributo di alcuni testimoni. Da uno di essi, il comandante della stazione della Guardia Civil di Puentenansa, Juan Alvarez Seco, abbiamo una testimonianza autorevole: «Quel 28 luglio le veggenti si trovavano in estasi al "Cuadro", molto serie, completamente rapite da ciò che la Vergine insegnava o raccomandava loro... Ad alcune scendevano grosse lacrime (come anche a molte persone presenti che non riuscivano a trattenere l'emozione). Quando l'estasi finì, le bambine parlarono con Don Valentin che disse in seguito, in un silenzio profondo, a tutti quelli che si trovavano là: " La Vergine sta incaricando le bambine di dare un messaggio che per ora non possono rivelare, né alloro parroco, né ai loro genitori, né a Monsignor Vescovo ».
Comunioni misteriose
L'Angelo che aveva così spesso visitato le ragazze durante l'ultima decade di giugno e accompagnato la Vergine quel gran giorno del 2 luglio, rimase poi una settimana senza apparire. Tornò l'8 del mese. Quel giorno e il giorno seguente, si profuse maggiormente in confidenze con le bambine. «Ci baciò sulle guance e sulla fronte... Ci baciò mentre eravamo allineate» (Conchita). Si trattava sicuramente dell'inizio di una nuova fase di comunicazioni celesti poiché in quei giorni (il martedì 11 luglio, con tutta probabilità) si manifestò un altro vistoso fenomeno, causa di turbamento e di imbarazzo per alcuni: il fatto che le ragazze ricevevano la comunione dalle mani di un essere invisibile. Si cominciò a chiamarlo, in maniera abbastanza impropria, «comunione mistica». Negli appunti di Don Valentin, ho trovato questa breve relazione: «Il giorno 11-12-13 (luglio) le bambine riferirono di aver fatto la comunione», ed è la prima volta che se ne parla. Queste comunioni avvenivano sempre all'ora e nel luogo che l'Angelo indicava in precedenza. Allorquando le ragazze diedero notizia al parroco che «l'Angelo dava loro la comunione», egli fece loro delle domande e poi si espresse in questi termini: «Mi dicono che l'Angelo fa come me, quando distribuisco la comunione». Coloro che talvolta assistevano a queste comunioni non vedevano né l'Angelo, né la Santa Ostia ; ma potevano constatare attraverso i gesti e i movimenti che le ragazze si stavano effettivamente comunicando. Dopo una breve esortazione dell'Angelo a pensare a Colui che stavano per ricevere... recitavano la preghiera di penitenza «Confesso a Dio Onnipotente... » Poi l'Angelo deponeva la Santa Ostia sulla lingua delle comunicande; in seguito, esse, su sua indicazione, recitavano con devozione: «Anima di Cristo santificatemi…» In genere tutto ciò durava dai 10 ai 15 minuti. Abbiamo la prova che l'Angelo veniva a dare la comunione soltanto quando nel villaggio non c'era alcun prete in grado di farlo. È lo stile della Provvidenza: venire in aiuto con mezzi straordinari quando non possiamo ricorrere ai mezzi ordinari. Con queste comunioni fuori dell'ordinario, Dio voleva forse sottolineare per noi l'importanza capitale dell'Eucarestia, sacramento con cui il Salvatore stesso, Gesù in persona, si dona a noi con affetto, per operare nelle nostre anime, in modo diretto, la Sua opera di Salvezza.
Cammini estatici
In quel mese di luglio 1961 si assistette a Garabandal al fatto sorprendente che lo straordinario diveniva quotidiano, il prodigioso quasi normale... Ogni giorno portava con sé l'incontro o gli incontri delle ragazze e degli spettatori con le realtà superiori e invisibili. Le piccole entravano e uscivano dalle loro estasi con assoluta naturalezza, e parlavano di quelle meraviglie come si parla delle cose di tutti i giorni. La stessa cosa capitava agli abitanti del villaggio. Soltanto i nuovi venuti di ogni giorno, i forestieri che giungevano da luoghi sempre più lontani, erano colpiti dalla sorprendente novità e dalla eccezionalità di tutto ciò che osservavano in quel borgo appartato. A metà mese, però, si manifestò un evento di assoluta novità per tutti. Fino ad allora, le apparizioni si erano sempre, o quasi sempre, svolte in quel luogo della «Calleja» che veniva chiamato «Cuadro», e, in genere, le bambine non si muovevano dal posto in cui l'estasi era cominciata: ma verso la metà di quel mese ebbero inizio degli spostamenti, dei movimenti che subito vennero chiamati «cammini estatici» («marchas estaticas»). Non mi valgo di prove formali per affermarlo, ma ho idea che le marce estatiche siano cominciate il 16 luglio, festa della Vergine del Carmelo, o meglio del Monte Carmelo. La prima marcia estatica condusse, lungo un sentiero ripido e accidentato del paese, ad un'altura sopra il villaggio chiamata «i Pini», per via dei nove alberi che vi erano cresciuti solitari. Per l'importanza e il ruolo che detta collina non tardò ad avere in quella che potremmo chiamare la «dinamica di Garabandal», tale luogo può essere considerato il nuovo Monte Carmelo della presenza di Maria tra i suoi. Il pomeriggio di quella domenica 16 luglio ci fu in chiesa la recita del rosario, alla quale presero parte tutto il paese e molti forestieri. Alla fine, due delle ragazze, Conchita e Loli, uscirono dalla chiesa già in estasi. Con passo maestoso si diressero verso la «Calleja», teatro di tante apparizioni... Tuttavia, stavolta, non vi si fermarono. Era molto difficile seguirle, e molti furono coloro che vi rinunciarono. Eppure qualcuno vi riuscì e ce ne ha fatto un racconto dal quale estrapolo solo poche righe: «Non volavano, come è stato detto talvolta da coloro che le vedevano da lontano o in penombra; non volavano, ed io potei constatarlo perché fui come incollato a loro per tutta la durata della marcia. I loro piedi erano poggiati al suolo, ma in una maniera che non saprei spiegare. Sembrava che i loro piedi avessero occhi per vedere dove posarsi (esse mantenevano per tutto il tempo la testa rivolta in su, guardando verso il cielo). Non inciampavano mai, malgrado i molti sassi e le molte pietre che rendevano aspro il sentiero, malgrado i tanti rovi e le spine nell'ultima parte della salita. Camminavano con una leggerezza, con un ritmo e un portamento che non si possono descrivere. Io caddi più volte e inciampai spesso, eppure allora ero un uomo giovane e forte. Sudando e ansimando, mi tenni sempre alla loro altezza e non volevo perdere nulla di quella meravigliosa ascensione. Giunte sul posto, caddero in ginocchio davanti ad uno dei pini come se Qualcuno ve le depositasse delicatamente. Restarono inginocchiate un bel po', pregando, parlando, sorridendo... Era difficile captare ciò che stessero dicendo, al di fuori di qualche parola isolata. Fu durante quel tempo passato presso "i Pini" che ebbi l'occasione di contemplare quanto fossero straordinari il riso e il sorriso delle ragazze in estasi. Ridevano con tutte se stesse, ma era un comportamento che non aveva nulla a che fare con ciò che si suol chiamare "ridere a crepapelle". Sembravano straripare di una gioia interiore, credo che fossero colme di una felicità a noi sconosciuta... La discesa da "i Pini" ebbe più o meno le stesse caratteristiche della salita, e tutto ebbe termine davanti alle porte della chiesa. Quando le ragazze tornarono in sé, potei facilmente constatare con piacere che non si erano ferite né alle gambe, né alle ginocchia (benché fossero cadute in ginocchio molte volte sulle grezze pietre della "Calleja"). Se questo non è un miracolo, che persone più intelligenti si incarichino di spiegarmelo. Un altro particolare che mi sorprese molto fu che le ragazze, dopo questa corsa che lasciava tutti noi sfiancati, non provavano né fatica né pesantezza, come se nulla fosse successo. Non si erano rese conto di ciò che si era prodotto intorno a loro; avevano l'impressione di non essersi mosse da lì e credevano che la loro estasi fosse durata solo pochi minuti: in realtà, era durata almeno due ore». Da questa seconda quindicina di luglio, i cammini estatici costituirono a Garabandal uno dei fenomeni più vistosi e frequenti; centinaia di persone possono testimoniare le loro esperienze indimenticabili. Possiamo domandarci quale fosse la causa di questi spostamenti delle ragazze in estasi: non troviamo altre spiegazioni che quella di un misterioso spostamento della Visione stessa. Questa teneva le quattro piccole come se fossero completamente sospese, irresistibilmente calamitate... e, senza alcuna violenza, le portava con sé dovunque volesse. Possiamo davvero affermare che le ragazze non seguivano la Visione , ma erano piuttosto trasportate da Lei. Per descrivere con quanta dolcezza e potenza venivano trasportate, facciamo affidamento sulle constatazioni del signor Lorenzo Otero: - le bambine camminavano senza alcuno sforzo e senza rendersi conto del cambiamento di luogo; - talvolta si spostavano a velocità sorprendente, come se «avessero le ali ai piedi», secondo l'espressione immaginifica di un testimone; - perdevano la nozione del tempo: le ore sembravano loro «brevissimi minuti»; - alla fine delle marce, che sfiancavano coloro che tentavano di seguirle, erano fresche e calme come al risveglio da un sonno ristoratore. All'inizio, le ragazze vivevano solo per se stesse questi cammini estatici... In seguito, divennero di frequente «strumenti» di partecipazione per gli astanti: stupenda condivisione concretizzata in preghiere e cantici. «Un giorno, la Vergine raccomandò a una delle ragazze di recitare il rosario in chiesa dopo l'estasi. La bambina trovò la chiesa chiusa: allora cominciò la preghiera davanti al portale; lì entrò di nuovo in estasi e la Vergine le chiese di pregare più forte affinché la gente prendesse parte alla preghiera. La veggente obbedì, e il tutto si trasformò in un delizioso rosario per le viuzze del villaggio. La ragazza in estasi camminava davanti, la gente la seguiva dietro; la piccola recitava a voce alta e posata la prima parte della preghiera e la gente recitava con devozione la seconda. La ragazza non contava le Ave Maria di ogni decina, ma non sbagliava nessun Mistero; la Madonna la avvertiva sempre per il "Gloria". Questo successe anche in molte altre occasioni». Il numero e l'importanza delle marce estatiche andavano in crescendo. Per molti, i migliori soggiorni a Garabandal restano legati a queste marce che hanno lasciato ricordi indelebili.
Filo diretto con il cielo
Le piccole, durante le loro estasi, restavano sottratte alla realtà di quaggiù: lo si poté verificare in ripetute occasioni. Alcune di queste esperienze, avvenute durante il primo periodo di Garabandal, l'estate del '61, ci sono narrate dal Padre Ramon Andréu. «Nei fenomeni di Garabandal occorre distinguere due "campi": quello degli spettatori e quello delle ragazze. Lo spettatore vede le bambine e la loro maniera di agire - movimenti, riso o lacrime, parole, insensibilità al dolore, ecc. - ma non vede l'Apparizione. Al contrario, le bambine contemplano l'Apparizione, stanno al cospetto della sua luce, colgono le sue parole..., ma non vedono nulla al di fuori di ciò, non percepiscono il pubblico che le circonda (benché lo sappiano presente, poiché spesso glielo comunica l'Apparizione). Si vedono l'una l'altra durante le loro estasi, ma se una di loro ne esce (smettendo di contemplare l'Apparizione), mentre le altre continuano, queste ultime, automaticamente, cessano di vedere la loro compagna, poiché essa è uscita dal loro campo. All'inizio, lo spettatore non prendeva assolutamente parte a ciò che si produceva durante l'estasi; in seguito, cominciò a parteciparvi poco a poco... » Questa partecipazione si realizzava non solo attraverso gli oggetti che numerosi astanti ricevevano dall'una o dall'altra ragazza in estasi, oggetti che avevano precedentemente affidato loro per essere offerti al bacio della Vergine, ma anche attraverso la presenza mediatrice delle bambine. Misteriosi messaggi andavano e venivano. Si formulavano delle domande, si ottenevano delle risposte. Le domande, spesso personali, non sempre passavano attraverso le veggenti; talvolta sgorgavano direttamente, senza parole, verso la Beata Vergine , senza alcuna espressione esteriore, trasmesse con il pensiero o con un forte desiderio che solo Dio conosceva... Ma se le domande, talvolta gli slanci dell' anima, potevano raggiungere la loro destinazione senza passare per l'azione mediatrice delle ragazze, le risposte scendevano abitualmente per loro tramite. Due racconti chiariranno meglio ciò che accadeva. «Una signora pregò insistentemente la veggente, prima dell'estasi, di chiedere alla Vergine Santissima se suo marito credesse veramente in Dio. Dopo l'estasi, ebbe la risposta: "Sì, crede in Dio, ma molto poco nella Madonna; ma crederà". Il tutto si spiega poiché si sa (la ragazza non lo sapeva) che quell'uomo era protestante. In seguito si convertì al cattolicesimo. Un'altra volta, un uomo, inginocchiato, chiedeva con fervore, ma solo mentalmente, la conversione del genero. Ad un tratto, una delle veggenti in estasi si accostò a lui e gli disse all'orecchio: "Si". Con qualche altro che si trovava in prossimità, sentimmo perfettamente. Quando chiesi alla ragazza perché avesse detto così, mi disse: " La Vergine mi ha detto: vedi quell'uomo? Digli di sì". Io avrei proprio voluto sapere con cosa fosse in relazione quel sì, ma lei mi disse: "Non lo so, la Madonna mi ha solo detto in quel momento di voltarmi e di dire di sì". L'interessato però comprese benissimo il senso e la portata di quel monosillabo affermativo». Non c'è dubbio: le quattro ragazze durante le loro estasi si trovavano totalmente fuori dal «nostro mondo»... ma non se ne disinteressavano. Tramite loro, si stabiliva una comunicazione affettuosa tra coloro che vivono in questo mondo e coloro che abitano l'altro, i quali ci seguono con attenzione e ci aspettano di là.
La richiesta di un miracolo
Ben presto, con il ripetersi delle comunicazioni delle bambine con la loro Visione, si manifestò la supplica per un miracolo. Con quasi assoluta certezza possiamo ritenere che questa richiesta non sia sorta spontaneamente dalle ragazze; fu vivamente sollecitata dall'esterno, da gente che chiedeva un miracolo indiscutibile per poter credere a tutto ciò senza più dubbio alcuno. Forse il parroco medesimo pensò per primo a un grande miracolo che venisse a liberarlo dalle sue perplessità e dalle sollecitazioni contrastanti di varie persone. Padre Ramon Andréu scrisse poco dopo quelle date: «Da quando Don Valentin ha detto alle bambine di chiedere un miracolo alla Vergine per disporre di una prova valida e poter credere senza alcun dubbio, esse lo hanno più volte sollecitato. All'inizio, la Ver gine sorrideva; in seguito pare che "si sia fatta seria"... E le bambine a insistere: molti non credono, non crederanno senza miracolo; ma la Madonna ripeté a più riprese: "Fra poco crederanno ». La supplica non era rivolta solo alla Madonna; dalle annotazioni di Don Valentin, sappiamo che quel famoso 16 luglio, festa del la Beata Vergine del Monte Carmelo (e quell'anno per di più di domenica), le ragazze ebbero un nuovo incontro con l'Angelo che si mostrò loro sempre sorridente... Ma «quando gli domandammo un segno, si fece serio». Sembra dunque che la richiesta così insistente di un miracolo (che sicuramente si pretendeva molto spettacolare) non fosse favorevolmente accolta dal Cielo... Si cadeva ancora una volta in una situazione che già dispiacque molto a Gesù durante la sua vita tra noi. «Allora, alcuni scribi e farisei lo interpellarono: "Vogliamo vedere un segno chiaro (vale a dire qualcosa di prodigioso) fatto da Te". Ma Egli replicò loro: "Generazione malvagia e perversa! Un segno è quello che mi chiedete? Ebbene, non vi sarà dato altro segno se non quello del profeta Giona"» (Mt 12, 38-39). Quotidianamente, Gesù dava loro «prove» su di sé e sulla sua missione e tuttavia essi, uomini pieni di superbia e di pregiudizi, continuavano a chiederGli di dimostrare con un prodigio la sua identità e la sua missione. Alla luce di questo episodio evangelico, riusciamo a capire meglio la richiesta di un miracolo a Garabandal. I prodigi non erano gia stati numerosi e quasi quotidiani? Non si sarebbe potuta ripetere l'apostrofe di Gesù risorto ai due discepoli di Emmaus «Come siete insensati e duri di cuore nel credere! » (Lc 24, 25)? Questa resistenza all'azione di Dio, per mancanza di una disposizione del cuore all'umiltà e alla semplicità, Gesù la denunciò più di una volta sino a rinfacciarla, nell'ultima ora, al gruppo scelto dei Dodici. E altrove: « Se non vedete continuamente dei segni e dei prodigi, non credete» (Gv 4,48), rispose al funzionario di Cafarnao venuto a chiederGli la guarigione del figlio. Infine, agli Apostoli, nel momento dell'Ascensione, «rimproverò loro la mancanza di fede e la durezza del loro cuore perché non avevano creduto a coloro che l'avevano visto risorto» (Mc 16,14). Tuttavia, benché la Vergine non potesse accogliere con compiacenza questa insistente supplica, segno di una mancanza di fiducia nella sua inesauribile pazienza di Madre, Ella decise di non lasciarla inascoltata. Padre Ramon Maria Andréu poté allora scrivere: «Le bambine affermano di aver sentito la Madonna dire che ci sarà un miracolo, ma non sanno quando esso avverrà, né in che cosa consisterà».
Una Commissione contro, due religiosi a favore
Si tratta di due fatti distinti ma concomitanti, ricchi di conseguenze per la causa di Garabandal. Il primo fu la posizione ostile frettolosamente adottata dalla Commissione d'inchiesta che si stava costituendo a Santander, capoluogo della diocesi, incaricata di studiare e analizzare l'insieme degli eventi. L'altra fu l'arrivo a Garabandal di due gesuiti, Ramon e Luis Maria Andréu, spinti solo, come tanti altri, nella loro prima visita alla borgata, da una naturale curiosità. Né l'uno né l'altro (come nessuno dei molti che vi si recavano) potevano sospettare l'importanza che quella visita avrebbe in seguito rivestito nella loro vita e nello svolgimento generale dei fatti. I membri della Commissione d'inchiesta concepirono rapidamente un piano per porre termine alla questione Garabandal: «disambientare», distruggerne l'atmosfera. Essi credevano che tutto quello - che accadeva poteva in effetti essere il risultato dell'atmosfera, dell'ambiente così speciale del villaggio e della sua ubicazione. Decisero dunque di allontanarne Conchita, che sembrava avere la personalità più spiccata e influire sulle altre bambine veggenti con un ascendente sospetto. Organizzarono come una specie di «sequestro». Dico una specie... perché non fu un sequestro in piena regola con violenza e brutalità. La ragazzina non fu strappata al suo villaggio con la forza, ma fu allontanata con procedimenti che non sono mai stati totalmente chiariti. A proposito della estasi del 26 luglio, affidata al suo diario e alla quale dà notevole importanza, Conchita ricorda di aver chiesto alla Vergine, su raccomandazione di sua madre, se la lasciasse partire per Santander. I membri della Commissione avevano già messo tutto a punto, e nell'operazione buona parte l'ebbe un sacerdote che intervenne efficacemente: Don Luis Gonzàlez, ex-parroco di Garabandal, che a quell'epoca si trovava in una parrocchia di Santander, Nostra Signora della Consolazione. Era il miglior intermediario per convincere Aniceta, la madre di Conchita. A questa donna buona, ma sempre sospettosa, venne detto che il viaggio aveva per scopo un importante colloquio con il Vescovo, al fine di chiarire una volta per tutte quell'insiéme difatti strani che già preoccupavano tanto lei e d'altronde molti altri. Ma nel piano della Commissione non c'era solo la visita della bambina al Vescovo. Conchita lo capì immediatamente e lo scrisse laconicamente nel suo diario: «Volevano portarmi a Santander perché dicevano che ero io a influenzare le altre... Mi portarono via per costruire le "prove" contro di me». La mattina del 27 luglio, le due viaggiatrici, madre e figlia, lasciarono il villaggio in compagnia del menzionato sacerdote Don Luis Gonzàlez. Molto presto quel pomeriggio raggiunsero Santander; al calar della notte, Conchita diede spettacolo senza volerlo, cadendo in estasi praticamente in mezzo alla strada, davanti alla porta della chiesa della Consolazione (alla stessa ora - cosa appurata in seguito - le altre bambine veggenti erano anch'esse cadute in estasi, pur essendo rimaste a Garabandal, a circa 90 chilometri di distanza dalla «pericolosa influenza» di Conchita!). Per quest'ultima, cominciò il giorno stesso l'esame programmato da due membri della Commissione, il medico José Luis Piùal e il sacerdote Don Francisco Odriozola. Agli «esami» di carattere più o meno psichico o psicologico si aggiunse una forte cura di «cambiamento d'atmosfera»: spiaggia, spettacoli, divertimenti, ecc. (Santander celebra in quel periodo le sue feste estive). Mentre la ragazza si trovava in quell'ambiente così decisamente diverso, non ebbe più estasi. Chiunque può capire quale impatto abbiano avuto tutte queste novità sulla sensibilità di un'adolescente così sveglia strappata d'improvviso al luogo raccolto e austero della sua montagna. Con questa cura intensiva di mondanità, e utilizzando durante i colloqui con la ragazza un misto di adulazione e di minaccia, coloro che agivano in nome della Commissione raggiunsero infine il risultato che apparentemente speravano: strappare a Conchita delle «prove» contro la veridicità di tutto ciò che succedeva al paese. Queste «prove» risultarono poi essere una dichiarazione ambigua della bambina: «Forse ciò che mi riguarda non è sicuro, ma per quanto riguarda le altre bambine, sì...», e una firma «in bian co» su un foglio di carta dove pare non ci fosse niente di scritto, ma sul quale qualsiasi cosa avrebbe potuto essere scritta, dopo. Indubbiamente, in questo piccolo dramma, Conchita non ebbe nulla dell'eroina: ma che dire della maniera di procedere di coloro che erano lì per servire la verità e la giustizia? Era stato previsto di trattenere a lungo la bambina a Santander, e questo a lei non sarebbe dispiaciuto; ma sua madre Aniceta che, rassicurata, era presto tornata al paese lasciando sua figlia in buone mani, tornò all'improvviso, otto giorni più tardi, per portarla via. Aveva pieno diritto di farlo e nessuno poté impedirglielo. Così si concluse lo strano episodio che fu il primo punto oscuro, fonte di confusione per il futuro di Garabandal, così luminoso sotto tanto aspetti. L'altro fatto importante di quella fine di luglio si produsse durante il soggiorno di Conchita a Santander. Abbiamo già detto che fu la prima salita a Garabandal dei due padri gesuiti, Ramon e Luis Maria Andréu. Quel 29 luglio doveva restare per Garabandal uno dei giorni più ricchi difatti e particolari sorprendenti. La relazione di tali eventi figura nel mio libro già più volte citato. Qui, per necessità di concisione, mi limiterò alle esperienze personali dei due religiosi. La cosa migliore è cedere la parola a uno di loro, Padre Ramon, di cui riportiamo un'intervista: «Come lei può supporre, io non pensavo affatto, all'epoca della mia prima visita a Garabandal, che mi sarebbe stato concesso di assistere a fatti e fenomeni degni di seria attenzione... Se mi sono deciso a salirvi nonostante i molti miei impegni, fu soltanto per non respingere l'insistente richiesta di alcuni amici, e anche perché avevo bisogno di qualche giorno di riposo. - Ma suo fratello, Padre Luis Maria, credeva già a tutto questo? - Niente affatto! Né lui, né io avevamo alcuna prova. Credo che nessuna persona accorta accetti questo genere di fenomeni senza una buona dose di prove o motivi. - Come avvenne esattamente quello che Conchita riassume nel suo diario? - Ecco. Alla fine del pomeriggio, ci ritrovammo ai Pini. Loli e Jacinta erano in estasi. Non erano circondate da molti curiosi, così potei stare molto vicino a loro. Le sentii perfettamente parlare con la Madonna a voce bassa, quasi in sordina (caratteristica tipica del loro modo di parlare in estasi), ma non colsi tutto, solo delle frasi sconnesse. Dopo otto o dieci minuti, ebbi l'idea che potesse trattarsi di un caso di ipnotismo. Guardai attentamente i presenti, per scoprire la possibile causa dell'ipnotismo. Osservai Don Valentin, Ceferino, Julia, gli altri... Tutti i volti riflettevano un'espressione di ammirata sorpresa, che allontanava ogni ipotesi di un loro intervento come agenti ipnotici. Sembravano più disposti a essere essi stessi ipnotizzati che a influenzare qualcuno in tal senso. Prima di allora avevo gia visto le bambine entrare e uscire dall'estasi, ma sempre tutte e due contemporaneamente, come se avessero un' anima sola. Mi venne improvvisamente in mente un'idea che mi parve interessante come prova di veridicità e dissi mentalmente: "Se questo è vero, che una delle ragazze torni in sé, mentre l'altra rimanga in estasi". Nello stesso istante, Loli, che era più vicina, si voltò verso di me e mi guardò sorridendo... Come se niente fosse successo, le chiesi: "Ma tu non vedi più la Madonna ?" "No, signore". "E perché?" "Perché se ne è andata". "Andata? Guarda Jacinta!..." Loli la guardò: il suo viso si illuminò di un enorme sorriso, era la prima volta che vedeva una compagna in estasi mentre lei non lo era. Allora le chiesi: "Cosa ti ha detto la Vergine ?" Aprì la bocca per rispondermi quando di nuovo entrò in estasi. Mi avvicinai molto a lei e potei sentire Jacinta: "Loli, perché te ne sei andata?" Ma Loli parlava di nuovo con l'Apparizione e Le diceva: "Perché te ne sei andata?... Ah, è per questo? perché lui creda?" Mi voltai verso mio fratello Luis e gli dissi: "Fa' molta attenzione a quello che pensi, perché qui la trasmissione del pensiero è folgorante!" - E lei, padre, ha creduto in quel momento? - Quello che era successo mi aveva colpito molto e mi faceva pensare che non si trattasse affatto di una commedia. Ma da questo al credere seriamente, senza riserve, vi è una distanza che non si colma così facilmente. Una cosa resta tuttavia certa, se mi rifaccio all'insieme dei fatti ai quali ho assistito (con uno scetticismo talvolta eccessivo, lo confesso): posso qui di nuovo affermare che non si trattava di commedia o simulazione da parte delle bambine»". Così, quel 29 luglio, a dispetto del loro scetticismo d'altra parte rapidamente scosso, entrarono nella storia di Garabandal due fratelli, sacerdoti e religiosi, che sarebbero stati fortemente implicati, in seguito, nello svolgersi degli eventi.