UN AGOSTO FUORI SERIE
«Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra... »
Il mese cominciò con un fatto che sembrò allora senza grande importanza, ma che in seguito si rivelò una chiave per comprendere i misteri di Garabandal. Il primo del mese era un martedì, giorno che sembra avere un legame particolare con i Pini. Le bambine ebbero lassù estasi in tre ore diverse della giornata: a metà mattina, a mezzogiorno, a metà pomeriggio. Durante l'estasi di mezzogiorno, ora dell'Angelus, si sentirono distintamente le piccole che recitavano l'Ave Maria apporvi una modifica preziosa: «Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra». Possiamo segnalare senza dubbio questo momento come uno dei più significativi per Garabandal. Da parte mia, non ho nessun dubbio: questa «Epifania mariana», così abbondante e così ricca, si riassume in questo «Madre nostra» delle bambine nella loro preghiera estatica. Occorre leggervi un riassunto delle manifestazioni di Maria a Garabandal, nel suo preciso desiderio di essere capita e considerata prima di tutto come nostra «Madre». Le bambine che ogni giorno sperimentavano (e in che modo!) le attenzioni di Maria che si protende maternamente verso di noi, dovettero, dopo questa aggiunta spontanea alla più popolare preghiera mariana, comprendere sicuramente meglio il perché di quei misteriosi eventi. Il giorno 3 avvenne per la prima volta il fenomeno delle «cadute estatiche». A fine pomeriggio, Conchita tornava al paese, dopo aver terminato il penoso allontanamento a Santander. L'indomani, 4 agosto, il magnetofono, divenuto oggi così corrente e familiare, ma che suscitava allora molta curiosità, entrò nella storia di Garabandal. Una persona di Salamanca ne aveva portato uno. Registrò - sembra - una breve frase pronunciata dalla voce dolcissima di Colei che conversava con Loli in estasi. La notizia si sparse nel villaggio come sensazionale: «Hanno registrato la voce della Madonna su un apparecchio». Alla fine della giornata, Conchita, che non era stata in estasi con le altre, ricevette un messaggio della Vergine riguardo a ciò che sarebbe dovuto accadere in seguito e che costituì uno dei fenomeni più sconcertanti di Garabandal. La ragazza ne parlò così in quella notte del 4 agosto a sua madre e sua zia (Massimina): « La Madonna mi ha detto che verrà un tempo in cui noi stesse giungeremo a negare di averLa vista, poiché noi dubitiamo di tutto... E quasi tutti dubiteranno». In quei primi giorni d'agosto, le marce estatiche si fecero quotidiane. Era sempre uno spettacolo affascinante e improntato a una grande devozione. Il 5 agosto, per esempio, alle due del pomeriggio, Loli, Conchita e Jacinta andarono oltre i Pini. Là si inginocchiarono e poco dopo chiesero: «Ci andiamo? Dove? In chiesa?» Intrapresero allora la discesa dai Pini a una velocità sorprendente, con la testa sempre completamente rivolta verso l'alto, senza temere né ostacoli, né di scivolare... In chiesa, andarono dapprima davanti all'altare maggiore, poi verso quello dell'Immacolata dove recitarono il rosario. Il tutto durò circa un'ora e mezzo. Durante le diverse estasi di quel giorno (ve ne furono parecchie) si notò Conchita piangere frequentemente e chiedere insistentemente perdono per essere andata alla spiaggia, al cinema, ecc... durante il soggiorno a Santander.
Una giornata straordinaria
Fu senza dubbio quella dell'8 agosto, martedì. Quel giorno, molte auto arrivarono al paese, e tra queste una jeep che veniva da Aguilar de Campo (in provincia di Palencia) e che portava il Padre Luis Maria Andréu. Il celebre predicatore e teologo domenicano Padre Antonio Royo Marin, si trovava anch'egli a Garabandal. Nel corso della mattinata, Padre Luis celebrò nella chiesa parrocchiale una messa piena di un fervore tutto speciale, che fu notata da coloro che vi assistevano. Poco dopo mezzogiorno, cominciarono le estasi delle bambine... Padre Luis le seguiva da vicino, osservando con rigorosa attenzione e prendendo nota di ogni dettaglio: movimenti delle veggenti, espressioni, gesti, parole... L'estasi più notevole cominciò dopo le nove di sera. Le quattro ragazze riunite in chiesa per la preghiera caddero in estasi davanti all'altare maggiore. Trascorsa una mezz'ora, si alzarono e uscirono in cammino estatico, fermandosi a pregare nei luoghi dove già avevano avuto altre estasi. (La gente le seguiva in silenzio o le accompagnava nelle preghiere in preda a una forte emozione). Quando sembrava che tutto dovesse aver termine entro i limiti del paese, si lanciarono all'improvviso verso i Pini in un'ascesa che tutti i testimoni hanno definito impressionante. Giunte in cima, si inginocchiarono, in conversazione con la loro Visione... Poi, mandando baci nella Sua direzione, cantarono un inno a San Michele. All'improvviso, Padre Luis, anch'egli rapito, trasportato, pronunciò con voce lenta e vibrante d'emozione: «Miracolo! Miracolo! Miracolo! Miracolo!» Non solamente la folla, ma anche le veggenti in estasi poterono vedere Padre Luis anch'egli in estasi. Fu la sola ed unica volta che una persona diversa da loro entrò nel loro campo di visione. Conchita annoterà sul suo diario: «Padre Luis gridò: "Miracolo! Miracolo!" e restò con lo sguardo rivolto al cielo. Noi lo vedevamo, e durante le nostre estasi non vedevamo mai nessuno all'infuori della Vergine. Questa ci disse che anche lui La vedeva e che vedeva il Miracolo». Non si trattava di un miracolo, ma del miracolo; di quella meraviglia senza pari che era stata ripetutamente annunciata dalle veggenti a coronamento della manifestazione salvifica della misericordia di Dio nei luoghi di Garabandal. Padre Luis Maria Andréu, quella notte privilegiata, poté contemplare in anticipo, e per un esclusivo favore della Madonna, ciò che né le veggenti stesse né nessun altro hanno potuto vedere ancora. Alcuni giorni più tardi, le bambine dissero al Padre Ramon Maria Andréu «che avevano visto suo fratello, inginocchiato accanto a loro, con la fronte imperlata di sudore mentre la Vergine lo guardava, lo guardava... Sembrava gli dicesse: “Tra poco sarai con Me”». Tutto questo accadeva verso le dieci di sera. Padre Luis ritornò in sé e faticò nel riprendere contatto col mondo esterno. Le bambine, dal canto loro, restarono in estasi e intrapresero la discesa a un'andatura così veloce che Padre Royo Marin ebbe a dire: «Sembrava che avessero le ali ai piedi». Tutto terminò in chiesa. Naturalmente i commenti si moltiplicarono. Quella che colpì di più fu la frase di Padre Royo Marin: «Io non sono infallibile, ma, in quanto specialista di questi casi, penso che le visioni delle bambine siano vere. Ho potuto annoverare in favore della loro autenticità quattro segni che, secondo me, non possono trarre in inganno». Padre Luis era d'abitudine poco loquace. Allorché le persone del suo gruppo - giunte da Aguilar de Campo in mattinata - si furono radunate a Cossio per riprendere il cammino del ritorno quella sera stessa, egli disse al parroco Don Valentin: «Don Valentin, ciò che dicono le ragazze è vero, ma non riferisca quello che le sto confidando. La Chiesa deve agire con prudenza in questo genere di cose». Padre Luis aveva preso posto nell' auto del signor Fontaneda (D. Rafael, figlio). Ecco la testimonianza di quest'ultimo: «Mia moglie ed io, così come il signor José Salceda (il conducente accanto al quale era salito padre Luis), restammo impressionati dalla gioia profonda e intensa del padre e dalla sua convinzione. Parlava senza fretta e continuava a ripetere: "Come sono felice! Come sono pieno di gioia! Che regalo mi ha fatto la Santa Vergine ! Ora non posso avere il minimo dubbio sulla verità di ciò che succede alle piccole... Che fortuna avere una tale Madre in cielo! Non dobbiamo temere la vita dell'aldilà, ma imparare a comportarci come fanno le bambine con la Madonna... Perché la Vergine ha scelto noi? Oggi e' il giorno più felice della mia vita..."» Tanta felicità l'avrebbe ucciso. In quella stessa notte, dopo le quattro del mattino, mentre la piccola carovana entrava a Reinosa, egli dormiva tranquillamente nell'auto che lo trasportava e non si sarebbe più svegliato. La spiegazione di quella morte improvvisa non si trova forse nell'episodio dell'Esodo (cap. 33,18-20): i nostri occhi non possono ancora contemplare certe meraviglie dell'aldilà? Così, Padre Luis Maria Andréu, morto a trentasei anni dopo ciò che gli fu concesso di contemplare a Garabandal, diventa il primo martire di questa causa, il suo primo testimone irrecusabile.
Notti indimenticabili
L'agosto del 1961 fu caratterizzato da «veglie» che possiamo definire insolite e confortanti. Furono in generale molto movimentate: le piccole in estasi si spostavano da un punto all'altro del paesello e dei dintorni, sempre accompagnate da un gruppo di persone che prendeva parte ai loro canti e alle loro preghiere. Tra le più importanti, quella che inaugurò la festa dell'Assunzione della Vergine, il 15 agosto di quell'anno di grazia 1961. «Alle 2 e 45 del mattino», narra il testimone oculare Padre Ramon Maria Andréu, «Conchita, Loli e Jacinta intrapresero una nuova marcia estatica che durò fino alle 5. Mari-Cruz, non essendo stata chiamata, era andata a dormire. La marcia estatica cominciò verso le 3 dalla casa di Conchita. Le tre bambine manifestavano una grande gioia, e chiesero alla Vergine che l'estasi durasse fino alle 7 del mattino. In realtà, durò quasi due ore e mezza. Camminarono tutto il tempo, tranne i pochi momenti in cui si fermarono davanti alla porta di Mari-Cruz, per cantarle qualche strofa, e in chiesa, per pregare. L'andatura non era molto veloce ma costante: camminavano quasi sempre in avanti, raramente all'indietro. Tutta l'estasi fu pervasa da tripudio. Recitavano il rosario con esultanza (cantavano molte delle loro Ave Maria), sorridevano e a volte ridevano apertamente o parlavano con l'Apparizione... Era molto difficile coglierne le parole, poiché camminavano, ma ad un certo punto le sentimmo dire: "Che gioia! Ma dicci dov'è la casa di Mari-Cruz, poiché noi non la vediamo!" Cominciò allora un va e vieni alla ricerca della casa di Mari-Cruz, al canto di strofe o cantici... E ogni volta che avevano cantato una strofa nuova, dicevano ridendo: "Come l'abbiamo imparata in fretta!" Si diressero infine verso la chiesa e domandarono ancora alla Vergine di continuare così fino alle sette, le otto o anche le nove. Tuttavia, tutto terminò alle cinque del mattino. Mi spiegarono in seguito: "Ci sembrava di volteggiare nell'aria, come se fossimo capovolte. Credevamo di essere in un altro mondo, in pieno giorno, con il sole". (Dovettero stupirsi di ritrovarsi all'alba quando tornarono in sé). Quando tutto fu terminato, il loro polso era normale, erano riposate, non sudavano. Noi eravamo stanchissimi e madidi di sudore». Questo breve resoconto della singolare veglia dell'Assunzione ci dà un'idea di quelle che furono le altre veglie che santificarono le notti di Garabandal in quell'estate indimenticabile. La veglia che occupò tutta la notte dal 19 al 20 agosto mi sembra degna di speciale menzione. Conchita ne parla nel suo diario: «Come la Vergine ci aveva promesso, venne l'indomani e ci disse, come il giorno precedente: recitate il rosario. E abbiamo cominciato. Poi siamo andate nei luoghi dove la Santa Vergine ci era apparsa altre volte. La gente ci disse dopo l'estasi che eravamo salite verso i Pini, che eravamo andate da un albero all'altro, in ginocchio, pregando... Siccome Mari-Cruz aveva già avuto un'apparizione, era andata a dormire. Chiedemmo alla Madonna di insegnarci qualche strofa per andare a cantarla davanti alla casa di Mari-Cruz. Noi trovavamo una parola e la Vergine ci aiutava a trovarne un'altra. Quella notte, la Vergine restò con noi dalle 9 di sera alle 7 del mattino». Dopo tali veglie, le ragazze avrebbero dovuto sentirsi sfiancate, distrutte. Al contrario. Distrutto e sfiancato era solo chi le aveva accompagnate; loro no; e su questo le testimonianze sono unanimi. Nel corso di quella notte, si verificò un nuovo fenomeno, fonte di grande stupore e di molti interrogativi. «Quella notte - scrive Conchita - abbiamo giocato a nascondino con la Vergine. Due di noi si nascondevano, le altre due la cercavano». (Su questo episodio rimando alla mia opera più volte citata). Non c'è comunque ombra di dubbio: le notti di quell'estate a Garabandal furono davvero accattivanti, assolutamente insolite. Si riusciva appena a dormire; molti, specialmente i forestieri, su cui non pesava la responsabilità delle occupazioni quotidiane, approfittavano di qualche momento della giornata, soprattutto dell'ora della siesta, per recuperare un po' … La lunga veglia passava senza che ce ne se rendesse conto: o in animate riunioni in attesa delle apparizioni, o, quando queste si producevano, prendendo parte ai canti e alle preghiere delle bambine, o ancora, successivamente, commentando a piccoli gruppi i dettagli più salienti delle estasi e delle marce. Coloro che ebbero il privilegio di vivere quelle ore le ricorderanno tra le più gustose e indimenticabili della loro vita.
Comunicazione con l'aldilà
Non so se si sia mai verificata una corrente di comunicazione tra il Cielo e la terra così continua, così attraente, così stimolante come quella che si produsse a Garabandal in quei mesi di agosto e settembre 1961... Dalla terra: preghiere, richieste, confidenze, messaggi, attese gioiose o angosciate; dal Cielo: risposte, segni, avvertimenti, insegnamenti... Quella intercomunicazione fu davvero esaltante in alcune occasioni. Il 16 agosto, per esempio, le piccole in estasi ebbero un colloquio con il Padre Luis Maria Andréu deceduto una settimana prima. Conchita testimonia nel suo diario: « La Vergine ci apparve molto sorridente e ci disse: "Ora Padre Luis verrà a parlarvi". Poco dopo venne e ci chiamò una per una. Noi non lo vedevamo, sentivamo soltanto la sua voce, esattamente la stessa di quand'era sulla terra. Dopo averci parlato per un po', dandoci dei consigli... ci disse qualcosa per suo fratello, Padre Ramon. Ci insegnò delle parole francesi, a pregare in greco (l'Ave Maria)... e anche parole tedesche e inglesi...» Da Padre Ramon abbiamo un resoconto più dettagliato. Non è inutile riferirsi alla sua relazione poiché egli era presente e molto vicino alle bambine durante la lunga estasi. Successe in chiesa: il Padre prese in fretta un quaderno per annotare ciò che riusciva a carpire del misterioso dialogo: «- Uh, che voce! Non conosco questa voce (le bambine erano abituate solo alle voci della Vergine e dell'Angelo)... Dicci chi sei. Ah! Sei Andréu... Si' è la tua voce: ma ora è più dolce... Vogliamo vederti. Perché non ti vediamo? Dicci cosa hai visto ai Pini quando hai detto: Miracolo! Miracolo! Miracolo! Miracolo!... Ah! E il ramo dell'albero che sta in mezzo? Andrò a guardare e prenderò un po' di corteccia... - Quanto devi essere felice adesso! Noi sappiamo quali sono state le ultime parole che hai pronunciato:... che era il giorno più felice della tua vita. (Ci fu un lungo silenzio durante il quale sembravano ascoltare con grande attenzione)». Il dialogo fu lungo... e al Padre Royo Marin sembrò una «assoluta meraviglia». Nel corso della conversazione, le veggenti, sempre in estasi, caddero e si rialzarono tre volte. Tutto finì con una preghiera davanti al Santissimo. L'indomani ci fu un episodio anch'esso molto singolare e impressionante. Conchita ne prese nota sul suo diario: «Alla stessa ora del giorno prima (vale a dire al calar della notte), la Vergine apparve a noi quattro e ci sorrise per qualche istante ma senza dirci niente. Dopo pochi minuti ci trovammo nel buio più assoluto. Una voce ci chiamava. Mari-Cruz le chiese: "Dicci chi sei... altrimenti ce ne torniamo a casa". La voce si fece udire ancora; e finché la udivamo eravamo in pieno buio e non vedevamo la Vergine ; non appena la voce cessò, la Vergine tornò e tutto ridivenne luminoso. Ella ci disse: "Non abbiate paura", e ci parlò per qualche istante. Fu quella la sera in cui ci baciò per la prima volta, l'una dopo l'altra, poi partì». Quella voce strana non si fece udire solo quel giorno. Fu in quel periodo che salì per la prima volta a Garabandal una donna che doveva diventare una delle principali testimoni degli eventi: la signora Maria Herrero de Gallardo. In compagnia di una delle sue sorelle, giunse il 17 agosto alle due del pomeriggio. Poco dopo, poté contemplare due delle bambine in estasi, Jacinta e Loli. «Le due bambine, inondate di felicità, strette l'una all'altra, cominciarono a fare il giro del paese... Fu allora che sentii per la prima volta il riso di Loli in estasi, quello che mi ha sempre emozionata tanto: era un ridere di gloria pieno di felicità ma per nulla chiassoso, tranquillo, mistico. Era un ridere estraneo al nostro mondo, staccato dalle gioie terrestri, come penetrato da una vibrazione celeste. Le due ragazze ascoltavano attentamente e rispondevano alla loro Visione con una voce misteriosa, appena udibile. Noi le seguivamo correndo, quando la loro espressione cambiò totalmente: si misero a urlare con voci rauche, come in preda a uno sconvolgimento interiore e a un'intensa paura. "Chi sei?... Diccelo. Chi sei?" Restarono così per alcuni minuti che ci sembrarono interminabili. Fu allora che Maria, la madre di Jacinta, mi disse in via confidenziale: "Hanno sentito ieri per la prima volta questa voce strana. Ne hanno avuto molta paura, benché la Vergine le avesse avvertite in anticipo... E come una voce che viene da lontano, come se scendesse dalle montagne, come un fischio, un muggito che urla: Va'... Va'... Va"' » (dall'informativa che la signora Herrero redasse poi per il Sant'Uffizio di Roma). Non siamo ancora in grado di chiarire il mistero di questa voce. Durante il mese di agosto proseguirono quasi ogni giorno le estasi delle bambine e le marce estatiche. La loro andatura era ritmata, animata da una forza straordinaria. Don Valentin, il parroco, ne prese nota durante la notte del giorno 5: «Alle 9 e 30 di sera aspettavo le veggenti sotto il portale della chiesa. Non appena arrivarono, volli fermarle, ma non ne fui capace. La forza che dispiegavano nel loro cammino era considerevole: se si voleva trattenerle non ci si riusciva, oppure risultava estremamente difficile». Le frasi seguenti sono della signora Herrero de Gallardo: «Ebbi quel giorno la fortuna di poter contemplare a lungo l'impressionante ingresso delle quattro bambine all'interno della chiesa. Entrarono lentamente, con passo regolare, a scatti e graduale, come per una parata militare, ciò che lo rendeva stranamente sonoro nel silenzio e nella penombra del luogo santo. Dava un'impressione di forza irresistibile, al punto che Loli (che sembrava allora la più fragile), urtando appena, passando, il braccio di una nostra amica di buona costituzione fisica, la fece cadere a terra. Credo che tutti i presenti restarono colpiti da un salutare timore. Da parte mia confesso di avere allora sentito appieno quello che dovrebbe essere il santo timore di Dio... Mi ricordai allora del brano delle Scritture che la Chiesa attribuisce alla Santa Vergine: "Sei bella e affascinante, Figlia di Gerusalemme, ma terribile come un esercito schierato in battaglia"». Conchita scrive nel suo diario che la Madonna manifestò con forza, in quei giorni, il suo desiderio di portare le bambine a pregare come si deve, con attenzione e devozione. Disse loro venerdì 18 agosto: «Io vi precederò nella preghiera, voi mi seguirete». E, assicura la giovane, «pregò molto lentamente», mentre le bambine la seguivano sforzandosi di imitarne il modo, il tono e la pronuncia. L'esercizio verteva sulla recita del rosario. «Tutto era pronunciato molto adagio». Alla fine, la Vergine chiese loro di cantare la Salve Regina. Credo che dobbiamo porre molta attenzione a queste frasi: «Pregò molto lentamente» e «Tutto era pronunciato molto adagio». Abbiamo bisogno di imparare questa lezione.
Comportamento dei membri della Commissione
Il 12 agosto del 1961, un certo numero di membri di quella Commissione che si diceva nominata dal Vescovo (o piuttosto dall'Amministratore apostolico), Don Doroteo Fernandez, arrivò a Garabandal con l'incarico di studiare gli strani fenomeni che avvenivano nel paese. La componevano due o tre sacerdoti e un medico, accompagnati da un fotografo. Mi sembra che il loro comportamento nel corso di quella serata non possa assolutamente presentarsi come emblematico per questo tipo di commissione, sia per quel che riguarda l'osservazione dei fatti, sia quanto a imparzialità, sia quanto a misura di gesti e atteggiamenti. Le testimonianze a questo riguardo sono contundenti; specialmente quella del titolare di una parrocchia asturiana, Don José Ramon Garcia de la Riva , che seguiva in quel giorno gli avvenimenti con grande attenzione. Durante la marcia estatica delle bambine lungo le viuzze del paese, i componenti della Commissione, riuniti nella piccola sacrestia, parlavano e discutevano a voce quasi alta. Don José Ramon Garcia, rimasto in preghiera presso l'altare maggiore per chiedere a Dio di concedere la Sua luce al Vescovo e a tutti coloro che avevano l'incarico di quello studio (non sapeva di averli così vicini) poté quindi, suo malgrado, udire quello che dicevano. «Sentii distintamente queste parole: chiuderemo la chiesa al culto; manderemo in vacanza Don Valentin (il sacerdote incaricato di Garabandal) per un mese; daremo ordine al padre gesuita (Ramon Maria Andréu) di andarsene; impediremo ai sacerdoti di salire fin qui; e se tutto ciò che sta accadendo qui è da Dio, farà la sua strada». Frase brillante, quest'ultima, in bocca a dei teologi! Come se fosse nei modi d'agire di Dio imporsi ad ogni costo alle sue creature dotate di libero arbitrio! Dio può aprirsi la strada nonostante tutti gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma può anche talvolta abbandonare certi progetti di misericordia per la durezza di cuore di questi stessi uomini. In ogni caso, guai a coloro che, chiamati a collaborare a questi progetti divini con la migliore disposizione di mente e spirito, si oppongono di fatto ai Suoi disegni, troppo legati come sono a vedute, istituzioni e criteri puramente umani. A partire dalla sera del 23 agosto 1961, l 'umile chiesa di San Sebastian de Garabandal cessò di essere teatro delle estasi delle bambine. Giunse infatti una Nota del Vescovo che prescriveva che la chiesa dovesse restare chiusa alle bambine quando fossero in stato di estasi. Fu Don José Ramon, rimasto al paese come supplente occasionale di Don Valentin, a doversi piegare a questa ingiunzione. Le bambine si mostrarono stupite, ma accettarono docilmente: «Posso testimoniare - affermò il sacerdote asturiano - che a partire da quel giorno le bambine non tornarono più in chiesa quand'erano in estasi: si limitavano a farne il giro esterno con chi le accompagnava, recitando il rosario o cantando la Salve Regina. Le comunioni estatiche dalle mani dell'Angelo non avvennero più all'interno del luogo sacro, ma talvolta sotto il portico». Alcuni giorni dopo, il 26 agosto 1961, fu resa pubblica la prima «Nota episcopale» firmata dall'Amministratore apostolico Don Doroteo Fernandez, il quale, basandosi sul rapporto della Commissione, avanzava questa affermazione: «Nulla finora ci obbliga a riconoscere il carattere soprannaturale dei fatti avvenuti in questa località»; e condizionava «il giudizio definitivo, ai fatti che si sarebbero prodotti in futuro». Non sarebbe stato più opportuno evitare giudizi provvisori e attendere che una questione così complessa, ed evidentemente ancora in pieno sviluppo, giungesse ad un «esito» che avrebbe permesso un chiarimento globale? Prendere così rapidamente posizione, pro o contro, anche in modo sospensivo, predisponeva l'Autorità a restare sulla propria posizione per non doversi smentire in seguito. La nota episcopale si faceva inoltre carico della volontà della Commissione di mantenere nel loro isolamento i fatti di Garabandal. quindi né sacerdoti, né religiosi, né semplici fedeli erano autorizzati a recarsi al villaggio. Tuttavia, non diminuì l'afflusso dei visitatori, fra cui continuavano ad esserci sacerdoti, molti dei quali provenienti da altre diocesi. Per rivivere l'atmosfera che regnava nelle ultime settimane di quell'estate del '61, ecco alcuni episodi significativi. 29 agosto: Conchita cadde in estasi alle 11 e la si sentì chiedere: «Tutti i sacerdoti sono buoni?» Alcuni istanti dopo fece un gesto di stupore. Don Valentin le chiese poi cosa significasse quel gesto: la bambina rispose che non poteva dirlo. Ma alla fine dovette cedere e dichiarare che la Vergine le aveva detto che, sfortunatamente, «non tutti i sacerdoti erano buoni». Per comprendere la reazione incredula della veggente, dobbiamo pensare alla grande considerazione in cui, a Garabandal, piccoli e grandi tenevano i sacerdoti e a maggior ragione i vescovi... L'indomani Conchita uscì in estasi da casa sua alle 12 e 10, fece un giro per le vie del paese e, giunta accanto alla porta della chiesa, esclamò (come udì lo stesso Don Valentin): «Ah! Credevo che tutti i gesuiti fossero buoni!» Il suo giudizio si era basato, ovviamente, sui due religiosi che avevano avuto a che fare con lei: i fratelli Andréu. Possiamo supporre che la Madonna , rispondendo alle bambine abbastanza accorata, volesse avvertirle per tempo delle sgradevoli esperienze che avrebbero presto vissuto. Voleva prepararle (solo esse?) a quella difficile situazione, la crisi del sacerdozio, che non avrebbe tardato a scoppiare, con gravi conseguenze per tutto il popolo cristiano. In quei giorni era raro che le quattro bambine andassero in estasi simultaneamente, ma esisteva sempre uno strano legame tra loro, tra quelle in estasi e quelle rimaste fuori. Così, nel corso di molte visioni di Loli e Jacinta, Don Valentin si avvalse di Conchita - che era presente in stato normale - per porre loro delle domande. Ma, notò il parroco, «se Conchita le interpellava a voce, le piccole in estasi non sentivano: era necessario porre le domande mentalmente, allora rispondevano. Questo avvenne più di una volta». Ma la Vergine non veniva solo per le veggenti. Veniva anche per molti altri: per tutte le anime di buona volontà. Ella diede numerose, misteriose e misericordiose risposte a tante domande angosciose ed intime. Quante testimonianze di innumerevoli grazie ricevute potrebbero essere raccolte! Furono quelli i veri e più grandi miracoli di Garabandal. Quotidianamente veniva irradiata pace, consolazione, coraggio, fiducia nei cuori di molte persone; e proprio tramite quelle estasi frequenti, inesplicabili per alcuni, da altri considerate assurde, da altri infine disdegnate come un «gioco» infantile che non poteva provenire dal Cielo, coloro che «cercavano Dio con semplicità di cuore» (Sap 1, 1), coloro che avevano fede e desideravano da Lui qualche cenno, ricevettero meraviglioso conforto. Si potrebbe compilare un'antologia di casi, benché molti di essi, forse la maggior parte, resteranno sconosciuti. Ricordo qui uno di essi, di cui parlò spesso Padre Ramon Maria Andréu che ne fu testimone. Era l'inizio del settembre 1961. Un povero sacerdote, tormentato da molto tempo circa la realtà e la validità della sua ordinazione sacerdotale, giunse a Garabandal vestito in tenuta tutt'altro che sacerdotale. Si mescolò agli astanti, chiedendo alla Santa Vergine, con le lacrime agli occhi, di concedergli attraverso le ragazze una risposta inequivocabile alle angoscianti perplessità che nutriva nei confronti della propria vocazione. La risposta venne talmente chiara, che il penoso fardello dei suoi scrupoli sparì totalmente e all'istante... Il povero prete corse in chiesa, si rifugiò in sacrestia, tirò fuori da una borsa la tonaca e la indossò più emozionato che mai. Cadde poi in ginocchio davanti al tabernacolo riuscendo a malapena a balbettare davanti al Signore e alla Vergine tutta l'emozione e la riconoscenza che provava.
Il caso di una giovane ebrea
Alla fine di quell'estate del 1961 accadde un fatto che, più di ogni altro, mette in evidenza l'azione «di salvezza» realizzata dal la Madonna a Garabandal. Domenica 27 agosto arrivarono per la prima volta a Garabandal una signorina di Burgos, Asuncion de Luis, e una più giovane studentessa francese, Muriel Catherine C., che Asuncion ospitava provvisoriamente a casa sua. La giovane di Burgos era una cattolica fervente e una grande devota della Vergine: a ragazza francese non professava alcuna religione, poiché né suo padre ebreo, né sua madre protestante si erano presi cura di insegnarle ciò che essi stessi non vivevano né praticavano. L'indomani, lunedì 28 agosto, le due ragazze furono ammesse in casa di Jacinta, che si trovava in cucina con i suoi genitori insieme a Mari-Loli e i suoi; era presente anche Don Valentin, tutti in attesa dell'Apparizione, poiché le ragazze erano già state chiamate. Asuncion de Luis spiegò brevemente alle ragazze la situazione della sua compagna, chiedendo loro di intercedere per lei presso la Vergine. E consegnò loro il suo rosario d'argento perché lo facessero baciare dalla Madonna. Poco dopo ci fu l'estasi. Le persone presenti sentirono ciò che le due bambine dicevano alla loro Visione, con il tono caratteristico delle estasi, simile a leggero mormorio: era venuto «un Padre a dir loro che ciò che vedevano era opera del demonio, e che per questo dovevano usare l'acqua benedetta, perché scomparisse». Alla risposta della Vergine, il loro viso, finora contratto, s'illuminò di un sorriso meraviglioso. Cominciarono allora a parlare di Catherine: «Guarda, non è cattolica... Non è neanche battezzata: su, aiutala, aiutala!... Ah! E a causa di suo padre... » Venne poi la presentazione degli oggetti religiosi per il bacio dell'Apparizione. Quando fu il turno del rosario d'argento di Asuncion, si udì: «Ah! Lei (Catherine) ha imparato a pregare con questo rosario. E' con questo che ha recitato le sue prime Ave Maria?» E, una dopo l'altra, le due bambine presentarono il rosario da baciare alla Vergine, mentre ripetevano, come sotto la spinta di una viva impressione: «Quello delle sue prime Ave Maria... delle sue prime Ave Maria!» Quando tutti gli oggetti furono baciati dalla Vergine, le ragazzine chiesero: «Adesso? - Bene». Loli prese il flaconcino di acqua benedetta, preparata per scongiurare l'eventuale presenza diabolica, tolse il tappo e ne gettò con forza il contenuto in aria... «Allora - testimonia Asuncion de Luis - potemmo constatare tutti che l'acqua non cadde dove avrebbe dovuto ma, eseguendo una misteriosa traiettoria, ricadde tutta e soltanto su Catherine, al punto che ella esclamò: "Mi ha inzuppata!" (pur essendo la quantità d'acqua molto esigua)». Lì per lì, nessuno poté cogliere il motivo di questo mistero, ma un giorno si sarebbe chiarito. La giovane ebrea francese, Muriel Catherine, nonostante fosse intimamente propensa alla fede cattolica, non poteva ancora farne apertamente la professione. Era ancora minorenne e per alcuni mesi dovette combattere con l'incomprensione e l'opposizione dei suoi genitori, disposti a concederle tutto, tranne che entrare nella odiata Chiesa di Roma: sarebbe stato un affronto per la famiglia. Ma nel 1963 poté tornare in Spagna e inspiegabilmente ottenere il permesso di soggiorno temporaneamente a Burgos, dove aveva trovato un lavoro... Il 20 ottobre ricevette solennemente il battesimo nella grandiosa cattedrale. Le veggenti non avevano pregato invano per lei presso la Vergine. Più volte durante la visione avevano ripetuto: «Ah! Allora a 21 anni, quando sarà maggiorenne». Così, raggiunta la maggiore età, Muriel Catherine entrò a pieno titolo nella famiglia dei figli di Dio, scegliendo il nome franco-spagnolo così cristiano di Maria del Carmelo Catherine. Non potrebbe questa storia intitolarsi «Dall'acqua di Garabandal all'acqua del Battesimo»? Inoltre, non ci sarà un particolare significato profetico nascosto in questo duplice evento? La Madonna si presenta a Garabandal come Beata Vergine del Monte Carmelo, nome legato a Israele, e la prima persona non cattolica che attira alla fede è proprio una figlia del popolo di Israele.
Notti di grazia
Sono mai state vissute notti così ricche di avvenimenti come quelle di Garabandal in quel periodo? Tutto il tempo veniva trascorso o a seguire le piccole in estasi pregando con loro, o in riunioni domestiche a commentare gli eventi. Possiamo avere un'idea di queste notti grazie a questo breve racconto di una testimone, Maria Herrero de Gallardo. «Il 12 settembre 1961, verso le 8 di sera, al calar dell'oscurità, le bambine in estasi attraversarono il paese e presero il sentiero che scende a Cossio. Credo che fu quella l'unica volta che le vidi incamminarsi verso quella direzione. Era la festa del Santissimo Nome di Maria, di conseguenza la mia, ma innanzi tutto quella di Colei che, come nessuno, ha reso glorioso quel nome. Avevo chiesto a Conchita di porgere gli auguri alla Vergine da parte mia... All'improvviso le quattro bambine si misero a camminare velocissime: era impossibile seguirle... Fortunatamente, poco dopo si fermarono, poi continuarono accompagnate dagli astanti, pregando ad alta voce. Giunte al piccolo ponte di legno che sovrasta il burrone in fondo al quale scorreva a cascata il torrente, si fermarono di nuovo e, voltate verso i Pini, proseguirono le loro preghiere. Sotto il cielo terso, costellato di stelle, nella notte chiara e trasparente, le Ave Maria si sgranavano lentamente, struggenti di infinita dolcezza. I quindici misteri del rosario si succedettero così senza fretta; le bambine era abituate a pregare con grande calma quando erano in estasi... Tutto invitava alla meditazione. Capì allora più chiaramente perché Conchita chiamasse il "Cuadro" il suo "piccolo spicchio di Cielo". Trovai anch'io, in quella notte, il mio piccolo angolo di Cielo nel corso di quella preghiera, nel silenzio e nel raccoglimento». Le conversazioni si alternavano alle preghiere. Ascoltiamo di nuovo la stessa testimone: «Una sera dopo l'apparizione, mi ritrovai sola con Conchita nella sua cucina. Approfittai dell'occasione per dirle: "Conchita, parlami della Vergine" (nessuna delle bambine parlava spontaneamente delle visioni: sapevano mantenere il segreto). "Cosa vuoi che ti dica? Oggi la Vergine è venuta senza il Bambino Gesù. Ed era senza la corona; aveva i capelli lunghi, castani, con la riga in mezzo. Non l'abbiamo mai vista con un velo sul capo; i capelli si muovono leggermente come al soffio di una brezza. Particolare interessante: quando recita il Gloria inchina il capo con una straordinaria reverenza. Un'altra cosa: la Madonna , guardandoci, dà l'impressione che, più che a noi, guardi al mondo; e in che modo! Nessuno di noi potrebbe guardare così "- L'hai vista qualche volta vestita con l'abito del Carmelo?" - Solo un giorno, quello della festa della Beata Vergine del Monte Carmelo, il 16 luglio. Viene sempre vestita di bianco, con un manto azzurro - E che puoi dirmi di San Michele?" - Cominciò tutto con lui. Venne per la prima volta il 18 giugno preceduto da un lampo e da un tuono fragoroso che ci impressionò molto"».
La presenza dell'Arcangelo
È importante meditare sull'intervento dell'Arcangelo San Michele, che segna l'inizio degli eventi di Garabandal, e sulla sua costante presenza in seguito. Per le bambine, durante un certo tempo, fu semplicemente l'«Angelo», l'Angelo che appariva loro e che talvolta dava loro la comunione quando era impossibile riceverla dalle mani di un sacerdote. Così era per Conchita quando diede la risposta citata. Ma la signora Herrero le fece notare con enfasi: «Non mi stupisce che vi facesse impressione... Sai chi è San Michele? E il Principe della Milizia Celeste, il vessillifero di Dio, il trionfatore di Satana e dei suoi angeli ribelli!» «Ma io non sapevo tutto questo», rispose Conchita. Tutti sappiamo che il Santo Arcangelo è nelle Scritture lo strumento di Dio per le missioni più alte, il suo braccio destro nelle azioni decisive. A Garabandal sembrava che, a parte il fulmine e il tuono del primo giorno, non avesse certo per missione di impressionare... Ma una missione di pacificante misericordia può essere preannunzio, se non raggiunge il suo scopo, di una forte azione di giustizia. Forse siamo già entrati in quel periodo descritto nell'ultimo libro delle Scritture: «Io vidi allora un Angelo che saliva da Oriente, portando il sigillo del Dio vivente. Gridò a gran voce: "Non fate nulla contro la terra e il mare... finché non avremo finito di segnare sulla fronte con il segno di Dio tutti i suoi servi» (Ap 7,1-3) Questo segno divino di distinzione costituisce l'ultima opera di misericordia, prima che suoni l'ora della giustizia. Così l'Angelo che viene sotto spoglie pacifiche può, in seguito, incaricarsi di un'altra missione alla testa degli angeli giustizieri. Sulle rive del Tigri, fu detto un giorno al profeta Daniele: «In quel tempo si leverà Michele, il grande principe che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c'era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo. Allora il tuo popolo potrà essere salvato, saranno salvati tutti coloro che si trovano inscritti nel libro» (cioè «tutti coloro che saranno segnati») (Dan 12, 1). Garabandal: momento senza dubbio importante nel processo della Salvezza. Nella nostra epoca così difficile, la Vergine Madre e il grande Arcangelo che La annunciò e La accompagnò vengono a noi per il nostro bene, per portarci un aiuto straordinario adatto ai nostri tempi. Garabandal ci ha già rivelato molte cose; molte altre restano da dire, dal momento che molte difficoltà sono sorte dall'una e dall'altra parte. Una parte importante del suo mistero resta ancora sconosciuta. I versi seguenti, composti qualche anno fa, esprimono bene il sentimento carico di speranza, di preoccupazione, di fervore che avvolge Garabandal: Camminiamo... Con gli occhi rivolti verso quei Pini solitari Che sono per noi la speranza... Il piede fermo, lo sguardo in lontananza Là soltanto dove si può raggiungere Dio Attraverso il cammino penitenziale del rosario. Orizzonti lontani! Trono di Maria! Pergamo di profezia! Velo omerale che ricopre le spalle del mistero Dove risplenderà un giorno la luce di Dio Inizio di un giorno nuovo...