Messaggio del 8 settembre 1981: Non abbiate paura! Desidero che siate colmi di gioia e che la gioia si legga sul vostro volto! LA MADONNA A GHIAIE DI BONATE?
AVVERTENZE
1. Questo non è un libro, almeno nel senso
comunemente inteso. E la sbobinatura del mio racconto fatto ai
microfoni di Radio Maria due anni or sono su questo argomento. Con
qualche ritocco, naturalmente. Non solo sintattico e grammaticale:
qualche dettaglio è stato soppresso, soprattutto per brevità
e qualche cosa è stata aggiunta qua e là, fugacemente,
per ampliare o completare il discorso che, in qualche occasione, era
rimasto sospeso.
Della sbobinatura conserva tutti i pregi e i
difetti. I pregi, come è immaginabile, sono quelli della
immediatezza e vivacità del racconto a voce, senza altra
preoccupazione se non quella di asserire cose vere, almeno come sono
state tratte dalle fonti.
I difetti sono: la mancanza di
formalità, di quelle regole accademiche che si richiedono
nella stesura di un libro. Infatti ho tralasciato l'enorme sfilza di
note, di indicazioni bibliografiche di fonti e di nomi di tanti
testimoni: non è questo il mio intento. Sono i fatti che mi
interessano e che voglio portare a conoscenza dei lettori, con i
relativi commenti.
Per questo chiedo subito scusa a coloro,
testimoni o autori di libri precedenti, da cui ho tratto molti passi
dialogati e narrativi e che in qualche modo si potrebbero sentire «
defraudati » per il fatto che non sono esplicitamente citati se
non nella bibliografia finale.
Ho voluto fare solo un lavoro di
sbobinatura, a richiesta di molti e, fra questi, una maggioranza si
sarebbe sentita disturbata da ogni genere di note, interessata
soltanto
alla narrazione di quegli eventi. Non pochi poi
conservano, ancora, vivi ricordi di quei giorni, essendo stati
testimoni oculari, come confermano le lettere che ho ricevuto.
Non
ultimo inconveniente sono poi le immancabili ripetizioni di un
racconto trasmesso a puntate.
Per questi difetti e per altri,
penso di contare sulla solita benevolenza dei lettori.
2. È di fondamentale importanza sapere che non mi sono mai
incontrato né ho mai parlato in alcun modo con la veggente
Adelaide Roncalli, ancora vivente. Occorre tenerlo presente dalla
prima pagina all'ultima.
Questo fatto spiega alcune mie incertezze
o duplicità di spiegazioni dei fatti e dei commenti.
Probabilmente avrebbero potuto essere chiariti ed esposti nel modo
esatto se avessi potuto parlare con lei. Dico « probabilmente
»perché, a distanza di più di mezzo secolo, non è
detto che la veggente debba o possa necessariamente ricordare
particolari difatti accaduti quando aveva solo sette anni.
La
stessa santa Bernadette Soubirous, come sappiamo, a meno anni di
distanza dagli avvenimenti, di alcune circostanze già non
ricordava più nulla e, tolte le prime tre apparizioni, tutte
le altre si erano come « accavallate » nella sua memoria,
per cui preferiva narrare globalmente le visioni senza ulteriori
specificazioni. E al tempo delle apparizioni aveva esattamente il
doppio dell'età di Adelaide.
Per questo motivo ciò
che viene presentato come cronaca dei fatti, coinvolgimento di
persone e testimonianze varie, non risale direttamente alla veggente,
ma ripropone ciò che fu già pubblicato.
I commenti,
invece, sono interpretazioni mie, meramente personali e quindi
opinabili e discutibili. A ciascuno è lasciata la piena
libertà di acconsentire o dissentire.
3. Chiedo pubblicamente scusa a tutti coloro, cominciando da
Adelaide, che vengono riportati per nome e di cui si narrano vicende
e reazioni durante quei tempi in cui si sono svolti i fatti. Posso
assicurare che non rivelo alcunché di nuovo, avendo attinto
quelle notizie, almeno nella maggior parte, da libri già
pubblicati durante questo mezzo secolo. Presumiamo che nessuna di
queste persone ancora viventi si sia sentita offesa o risentita, dato
che non ho avuto alcuna protesta o contestazione quando ho diffuso a
Radio Maria il racconto che ora esce per iscritto.
Qualora qualche
particolare risultasse antipatico alle persone interessate, sappiano
che l'ho riportato solo per dimostrare l'attendibilità e la
storicità di quanto narro e per eliminare il sospetto che
stessi inventando o gonfiando i fatti. Posso affermare con certezza
che non mi sono inventato nulla, neppure quei minimi particolari di
certe circostanze che sembrano romanzeschi. Essi risalgono alle
testimonianze di quel tempo, ai relatori ai quali lascio la
responsabilità. In questa pubblicazione non c'è nulla
di romanzesco. Lo si può capire anche dalla constatazione che
per alcune apparizioni le notizie sono molte, mentre per altre poche.
La serietà dell'argomento non ammette elucubrazioni
fantastiche.
4. Mi preme anche avvertire subito, prima dell’inizio della
lettura, che le apparizioni di Ghiaie sono apparizioni strettamente «
su misura ». Certamente tutte le apparizioni sono sempre
adattate ai veggenti, ai loro tempi storici, alla loro cultura e alle
loro abitudini sociali, ma questo atteggiamento celeste appare ancora
più chiaramente in queste, dove tutto si svolge su misura
della piccola veggente: dal modo di parlare della Vergine Santa, dal
tono di tutto l'insieme, fino al punto di rasentare l'equivoco, il
malinteso e perfino lo scandalo della gente.
Lo stesso messaggio
sulla famiglia, che costituisce il nucleo delle apparizioni di
Ghiaie, appare forse semplicistico, grezzo, urtante, parziale e
perfino minaccioso, se comparato ai messaggi bellissimi, articolati,
esplicativi ed esaustivi del papa e della Chiesa sulla famiglia e sul
matrimonio editi in questi anni. Ma alle Ghiaie non si poteva esigere
di più. Quel messaggio mirava direttamente al punto
essenziale: la preghiera fatta assieme, in famiglia. Tutto il resto
viene come conseguenza. Chi prega giunge a riconoscere Dio come
principio e fondamento dell'amore familiare. Riconosce che l'amore e
la vita da comunicare sono dono di Dio, sono caratteristica divina e
quindi raggiungono il livello della sacralità. Giunge a capire
che i doni di Dio vanno accolti e vissuti secondo il piano e le
intenzioni dello stesso Dio, senza adattarli agli schemi suggeriti
dal nostro egoismo.
Che i messaggi di queste apparizioni possano
risultare deludenti è scontato, se non si tiene conto della «
misura » della veggente. Ma forse anche questo è un
segno, una prova che l'avvenimento non proveniva dal basso, ma
dall'alto...
5. Infine, questa pubblicazione porta la dicitura « Con
licenza dei Superiori ». Il che non significa necessariamente
che i miei Superiori condividano completamente o in parte quanto
detto riguardo sia all'argomento sia all'opportunità della sua
pubblicazione. Del resto non ho mai preteso, nei miei lavori alla
Radio o fuori, coinvolgere neppure minimamente i miei Superiori o i
miei confratelli. Di qualsiasi cosa intendo assumermi personalmente
tutta la responsabilità.
Se i Superiori mi hanno permesso
di dare alle stampe questa « proposta di riflessione » è
solo perché non vi hanno trovato nulla che contraddica il
dogma e la morale. Niente di più. Da parte mia non chiedo
altro.
INTRODUZIONE
Il momento storico
Maggio 1944. Siamo nel punto più cruciale della seconda
guerra mondiale. L'Europa intera è ormai un cumulo di macerie,
più morali che materiali. E il tempo dell'odio più
feroce e della crudeltà più satanica. È’
il tempo dei campi di battaglia, dei campi di sterminio, delle
torture più raffinate, delle famiglie divise e disperse. Non
c'è quasi famiglia che non abbia assenti e dei quali non si
conosca più nulla, dove siano, e soprattutto se siano vivi o
morti.
È il tempo dell'incertezza, della guerra civile,
della fame più nera, del terrore, dei bombardamenti sulle
città, ospedali e asili infantili compresi. E’ il tempo
delle deportazioni.
L'Italia poi è divisa in due dal fronte
di una guerra combattuta tra eserciti stranieri, ai quali si
affiancano rispettivamente gli italiani che ancora combattono. E’
il tempo della disperazione collettiva. Solo la fede mantiene ancora
viva la speranza.
Eppure il 13 luglio 1917, la Madre del Cielo a
Fatima aveva avvisato e ammonito l'umanità: « La guerra
sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, nel
Pontificato di Pio XI ne scoppierà un'altra peggiore...».
Ma non le si fece caso.
Ora, da tutta la Chiesa saliva
continuamente l'accorata preghiera per la pace. Il papa Pio XII, il 4
aprile 1944, si rivolge nuovamente a tutta la cristianità per
raccomandare, anche per il mese di maggio di quell'anno, un'intensa
crociata di preghiere alla celeste Regina, soprattutto per mezzo dei
bambini, per ottenere il dono della pace. Le parole del papa sono
drammatiche: « Dovunque volgiamo lo sguardo e l'animo nostro,
questa guerra micidiale e fratricida non ci fa scorgere che dolori,
stragi e immense rovine. All'approssimarsi di questo turbine d'odio e
di luttuosi avvenimenti che minaccia di scuotere e fare crollare le
stesse basi della umana società... torniamo a rivolgere
fiduciosi le nostre preghiere al Padre della Misericordia, il quale
soltanto può con la sua divina luce e con la sua grazia
trasformatrice addolcire i dolori e, col sollevarli in alto, renderli
più tollerabili e meritori... Lui solo può illuminare,
placare e dirigere la mente di coloro da cui dipende la sorte dei
popoli... E poiché già si avvicina il mese di maggio
consacrato alla Vergine Madre di Dio », continua il papa,
«desideriamo ardentemente che si intraprenda anche quest'anno
una crociata di preghiere, alla quale esortiamo soprattutto i
fanciulli che, per il candore del loro animo, sono più cari al
nostro Divino Redentore e alla sua benignissima Madre Maria. Sia
pertanto cura dei genitori, dei sacerdoti e di tutti coloro a cui sta
a cuore l'avvento di una pace vera e cristiana, di condurre i bimbi
in numerose schiere attorno all'altare della Vergine Maria durante il
prossimo mese, a offrire fiori, preghiere e opere di penitenza».
E
poi il papa, essendosi il conflitto avvicinato a Roma, invita i
romani a ricorrere alla Santissima Madre di Dio, tante volte invocata
nel corso della storia come Salus populi romani, salvezza del popolo
romano.
E ancora una volta la Vergine Santa risponde alle accorate
preghiere del papa, da lei particolarmente amato, e alle preghiere di
tante anime e bambini innocenti.
Infatti, improvvisamente, si
sparge come un baleno la voce che la Madonna stava apparendo in un
paesino della Bergamasca a una bambinetta di appena sette anni. E che
la Madonna, richiesta sull'argomento, avrebbe assicurato che la pace
era vicina.
La notizia fece inspiegabilmente il giro del mondo. La
rapidità e l'estensione della conoscenza dell'avvenimento
hanno veramente dell'incredibile, tenendo conto delle difficoltà
del tempo di guerra, dell'interruzione dei mezzi di trasporto e delle
comunicazioni.
Inoltre una censura rigorosa non permetteva che
trapelasse altro che non fossero falsi bollettini di
guerra.
Misteriosamente giunse perfino ai prigionieri nei lager
nazisti e nei campi di concentramento degli Alleati, dove erano
rinchiusi i prigionieri italiani. Lo testimonia il professor Lazzati,
già rettore dell'Università Cattolica, rinchiuso nel
campo di concentramento di Oberlanger, in Germania, che in data 16
agosto 1944 riuscì a fare pervenire per lettera al fratello
Agostino la grande speranza e l'incoraggiamento che quella notizia
aveva suscitato:
« Che da tutto questo marasma venga il
sospirato bene! Non sarà auspicio il fatto di Bonate? Ne sono
giunte tante e talora così gratificanti voci da farmi pensare
non si tratti di fantasia, ma di una nuova Fatima. Lo voglia il
Cielo! »
Anche Hitler e gli Alleati ne furono informati, per
cui le apparizioni di Ghiaie assunsero anche un'importanza politica e
militare.
Luogo delle apparizioni e popolazione
Ma dove
si trova esattamente questa località detta Ghiaie di Bonate?
Ghiaie è una frazione di Bonate Sopra, in provincia di
Bergamo, a dieci chilometri dal capoluogo.
Nella diocesi orobica è
particolarmente viva la devozione mariana e a san Giuseppe. Si
contano settanta santuari sparsi per tutta la provincia e originati,
se non sempre da un'apparizione della Madonna, almeno da qualche
prodigio straordinario da lei compiuto.
Al tempo dei fatti di
Ghiaie è vescovo di Bergamo monsignor Adriano Bernareggi,
preposto alla diocesi nel febbraio 1936. Nel 1944 Ghiaie contava
novecentottanta abitanti. Di Ghiaie fa parte anche un gruppo di
cascinali in aperta campagna, chiamato « Il Torchio ». Ci
vivono centocinquanta persone. In paese chiamano quelli del Torchio i
salvadek, cioè « selvatici », sia per il loro
tenore di vita campagnolo e un po' isolato, sia per il loro carattere
ruvido, riservato, senza tante sfumature. La gente è
moralmente sana e laboriosa. Spiritualmente parlando, i sacerdoti
definiscono quelli del Torchio un pochino « tiepidi ». Le
famiglie sono numerose e si aiutano a vicenda, senza tante parole e
smancerie, ma con i fatti. Lavorano i campi e alcuni sono impiegati
nell'industria tessile. La povertà è grande.
E, caso
unico nella diocesi di Bergamo, la chiesa parrocchiale di Ghiaie è
dedicata alla Santa Famiglia. E’ viva una particolare devozione
a Nostra Signora di Lourdes, originata dalla presenza in chiesa di
una statua di Maria Santissima, benedetta proprio a Lourdes nel 1882.
Signifìcato delle apparizioni
Ma ha
ancora senso parlare oggi di apparizioni mariane? Che valore hanno
per la Chiesa? E soprattutto, perché la Madonna verrebbe a
farsi vedere e a parlarci?
Ho già detto molto
sull'argomento in questi ultimi anni di presentazione a Radio Maria
di alcuni di questi eventi.
Ma, prima di affrontare la storia di
una nuova apparizione, vorrei ricordare ed eventualmente completare
qualche concetto guida, tralasciando le cose più
ovvie.
Sappiamo che per la Chiesa le apparizioni della Vergine
sono un intervento speciale e carismatico del cielo a favore di un
singolo o di tutto il popolo cristiano.
Un'apparizione di Maria
Santissima, che di per sé andrebbe collocata fra i carismi,
non può avere come oggetto la rivelazione di una dottrina o di
un elemento nuovo rispetto ad essa. Si tratta piuttosto di un
richiamo a qualche aspetto della verità già rivelata e
che l'umanità ha magari accantonato, soprattutto in qualche
particolare circostanza storica.
Qualcuno ha fatto osservare
giustamente che la « Madre del Cielo » non manca mai agli
appuntamenti storici che seguono passaggi epocali e culturali, per
affermare la speranza e sostenere la sofferenza del cammino degli
uomini, con la sua maternità universale.
È’
evidente allora che le apparizioni mariane non possono sostituire
altri uffici, come sono quelli del Magistero, dei pastori e dei
teologi. Le apparizioni non hanno come finalità quella di
insegnare verità dogmatiche e tanto meno possono cambiare o
completare la rivelazione propostaci dalla Sacra Scrittura e dalla
Tradizione.
La stessa santa Bernadette Soubirous, nella sua
semplicità, aveva coscienza della distinzione che esiste tra
Rivelazione pubblica, ufficiale e quella privata che lei stessa aveva
sperimentato. Lo esprime chiaramente quando, avendole il suo parroco
domandato: « La Santa Vergine non ti ha detto che cosa bisogna
fare per andare in Cielo? », lei rispose: « No, signor
parroco, noi lo sappiamo già, non ne abbiamo bisogno ».
In
effetti, le apparizioni mariane sono il richiamo rivolto al popolo
cristiano e all'umanità tutta per ribadire gli atteggiamenti
essenziali del Vangelo. In questo e soltanto in questo sta la loro «
novità ».
Come alle nozze di Cana, Maria ora
attraverso i suoi veggenti ci ripete: « Fate quello che vi ha
detto ».
Motivo delle apparizioni
Ma se non ha nulla di
nuovo da dirci, perché viene a visitarci e a parlarci? Ecco,
Maria, che è sempre perfettamente sintonizzata sull'amore di
Dio, ne assume le caratteristiche in tutto il suo essere e agire. E
come lui, Maria non si adagia in un'attesa passiva di noi tutti, ma
si protende verso l'incontro con ogni figlio di Dio e figlio suo. Lei
è e rimane sempre Madre, e come tale non può non
partecipare direttamente alle vicende umane. Anche se ora lei è
gloriosa in Cielo, le conosce molto bene non solo perché le
vede in Dio, ma anche per esperienza personale. Durante la sua vita
terrena con Gesù, ha vissuto e fatto proprie interiormente
tutte quelle esperienze umane, felici o dolorose, che derivano dalla
sua vocazione e missione di Madre di Dio e degli uomini. La sua
convivenza con il Salvatore, la sua partecipazione diretta e intima
alla vicenda di salvezza del figlio, la sua presenza nella giovane
Chiesa, le confidenze raccolte dagli apostoli, i loro problemi
immediati dopo la partenza del Maestro, i loro scoraggiamenti e quel
posto vuoto lasciato da Giuda, non potevano non « segnarla »
nello spirito e nel corpo, per sempre.
Ora in Cielo in anima e
corpo, porta con sé e in sé tutte queste esperienze nel
suo cuore di Madre che neppure la gloria del Cielo può
cambiare.
Tutto quel mondo di sofferenze fisiche e morali che vede
ancora vive nell'umanità, non possono non ripercuotersi
nuovamente in lei, come non può non toccarla vivamente il
peccato dei suoi figli che si allontanano da Dio e da lei, sedotti da
false promesse di felicità. Lei non può mai dimenticare
quel testamento di suo figlio morente sulla croce che la voleva madre
dell'umanità, con lo stesso amore, la stessa cura,
preoccupazione e dedizione che aveva avuto con lui.
E Maria, in
tale contesto, avverte sempre più l'esigenza, l'urgenza di
intervenire anche durante il cammino lungo e travagliato della
Chiesa, fino al punto da farsi vedere e a volte persino toccare,
perché ciascuno di noi si renda conto delle sue attenzioni e
premure. Al di là di tutto, non vuole che i suoi figli la
dimentichino e si sentano orfani, schiacciati dai loro peccati e
dalle loro paure. E così li incontra dove essi vivono.
La
storia delle apparizioni mariane è la storia di questi
incontri. In luoghi diversi, in tempi e modalità diverse.
Vuole come darci la prova che lei ci è sempre accanto, in ogni
luogo e in ogni circostanza. Si manifesta per suscitare in noi il
desiderio, la voglia di vivere come lei ha vissuto, e per
rassicurarci che possiamo contare sempre e comunque su di lei. La
nostra libertà non le consente di fare di più. E non ha
importanza se le sue parole sono quasi sempre le stesse, le sue
richieste ripetitive e forse per noi ovvie, persino banali, scontate.
L'importante per lei è apparire per dimostrare il suo amore
per noi che, nonostante tutto, non è mai venuto meno e
manifestare il suo desiderio di felicità per i suoi figli e
offrirci nuovi motivi di speranza nella possibilità della
nostra conversione e della santità da noi ritenuta
irraggiungibile.
Anche lei, come il suo Gesù ai discepoli
di Emmaus, si affianca a ogni nostro cammino e manifesta il suo ruolo
di madre e di sorella nella Chiesa, nonché la sua potenza di
regina del Cielo e della terra.
Opportunità delle apparizioni
Ma c'è
proprio bisogno che la Vergine Santa faccia tutto questo? Non basta
la Chiesa con il suo continuo, vivo e attuale magistero? Si,
basterebbe e ce ne sarebbe d'avanzo, ma in pratica le esortazioni e
le encicliche dei papi e le lettere pastorali dei vescovi troppe
volte non raggiungono il popolo cristiano nella sua maggioranza, per
molti e complicati motivi.
È come se tutti questi
insegnamenti e richiami scorressero via, quando addirittura non
vengono travisati e criticati dai mezzi di comunicazione.
Ma,
quando la Madonna appare, ottiene innanzi tutto l'effetto di far «
fermare » le persone, sempre di corsa e agitate dalla vita
convulsa attuale. Non si può infatti parlare al cuore
dell'uomo se questi non si ferma un attimo, non sosta un momento a
pensare, a riflettere sul suo essere e sul suo avvenire.
In questo
senso, le apparizioni mariane ottengono l'effetto di suscitare
l'attenzione al suo richiamo materno che indica tutto ciò che
ostacola la ricerca di Dio, i nuovi idoli che portano alla guerra,
agli squilibri interiori ed esteriori e alla materialità di
un'esistenza svuotata di ogni valore. E con accento accorato ci
ricorda che tante sofferenze, troppe sofferenze di piccoli e di
innocenti sono causate dai peccati commessi nel mondo intero. E a
tutto questo lei non può rimanere indifferente.
E questo «
ricordare », questo « indicare » di Maria contiene
in sé una proposta chiara: la conversione. Cioè un
cambiamento di mentalità, di valutazione dell'agire
quotidiano.
Convertirsi vuol dire mettere di nuovo Dio al centro
della nostra esistenza, dei nostri desideri, delle nostre
aspirazioni. Farne continuamente il punto di riferimento per
qualsiasi nostra decisione.
Evidentemente, per ritornare a Dio,
Maria ripropone il sentiero della preghiera (dove c e incontro, c’è
dialogo) e la via della rinuncia, della penitenza. Infatti dove Dio è
accolto come assoluto, c'è ridimensionamento di quelle
posizioni umane dettate dall 'orgoglio e dalle altre passioni.
Ripropone anche il cammino della riflessione individuale e
comunitaria della parola del Signore, la contemplazione delle realtà
ultraterrene, dove c’è la casa del Padre che attende
tutti i suoi figli per l'eternità beata. E in questo senso che
si spiegano i sacrifici, le
richieste di cappelle, di processioni
e le formule di preghiere...
Possiamo dire che mediante le
apparizioni mariane passano quei richiami che altrimenti non
verrebbero neppure percepiti.
Le apparizioni diventano il canale
di trasmissione di verità dimenticate, un canale più
immediato e più facile, anche per coloro che sono lontani.
E
spesso, chi si reca nei luoghi dove la Madre del Cielo si è
degnata di apparire e di « risiedere » con una speciale
presenza, sperimenta un tale richiamo e una tale forza d'amore che si
ritrova improvvisamente sulla via della conversione.
Stranamente,
l'incontro con Maria toglie ogni dubbio, ogni indecisione e ogni
voglia di polemiche. Spesso si ripete quell'esperienza di Alphonse
Ratisbonne, l'ebreo convertito a Sant'Andrea delle Fratte di Roma,
che dopo la visione della Madonna della «medaglia miracolosa»,
confidò: «Non mi ha detto nulla, ma io ho capito tutto».
Condivisione della nostra vita
Però la
Madonna sa benissimo che non basta far sostare le persone, parlare
alloro cuore e proporre loro una prospettiva di vita diversa. Come
madre, sa che occorre anche farsi carico della quotidianità
umana dei suoi figli, di quella quotidianità ricca di
difficoltà, di complicazioni, di stanchezze, di delusioni, di
paure e anche di angosce. Nonché di tentazioni al male. La
Madonna sa che il maligno attacca ogni giorno le anime per portarle
alla perdizione.
E allora la sua maternità si manifesta
nelle forme di rassicurazione, di protezione, di incoraggiamento, di
tenerezza. Il suo sorriso è garanzia e consolazione dei cuori
feriti e affranti. E’ Madre ed è Regina. Potente Regina,
più potente del maligno.
Maria invita a non avere paura. A
essere coraggiosi. Ed educa i suoi veggenti prima di tutti gli altri
a essere tali. Lei è particolarmente attenta ai malati, alle
persone più semplici, più umili, più disposte
all'ascolto.
Ma soprattutto Maria è colei che «
dialoga ». Non nel senso di un'amichevole chiacchierata, quanto
dell'atteggiamento di condividere la vita del veggente. Gli
preannuncia le sofferenze cui andrà incontro a causa della
missione che lei gli affida e nello stesso tempo lo conforta e veglia
sulla sua crescita fisica e spirituale. Neppure lei cambia il
veggente in un solo incontro. Egli dovrà compiere il suo
cammino di fede, tra successi e cadute. E anche quando non gli
apparirà più, vuole che il veggente la senta sempre
vicina, la porti nel cuore e non dubiti mai di lei, qualsiasi cosa
accada.
Maria inoltre conosce bene la realtà della natura
umana. La rigidità che certe persone assumono nelle loro
posizioni, la durezza di alcuni cuori. E allora offre dei segni per
confermare nella fede. Scriveva Jean Guitton che « la Vergine è
venuta a rimediare a taluni eccessi della ragione, è venuta a
correggere l'eccessivo razionalismo di alcuni ».
Ebbene
questi segni possono articolarsi in forme diverse: interventi sulla
natura circostante, ad esempio fenomeni nel sole, oppure guarigioni
fisiche, per non parlare delle guarigioni psichiche e spirituali.
Segni possono essere considerati anche le comunicazioni di messaggi e
le predizioni di avvenimenti, la cui realizzazione può essere
verificata storicamente. I segni delle conversioni, quelli... non
possono essere documentati e conservati negli archivi.
Ma non
sempre questi segni vengono da tutti percepiti. Talvolta la curiosità
umana perde di vista la prospettiva spirituale per perdersi in
discussioni su questo o quel segreto oppure sulle caratteristiche
umane del veggente.
La scienza poi tende a elaborare a oltranza
spiegazioni logiche che dovrebbero chiarire fisicamente i fenomeni
apparsi come « segni » di conferma delle apparizioni. E
allora il mistero delle apparizioni diventa per la scienza solo un
fatto da analizzare, da sezionare, per trovarvi comunque una
spiegazione naturale.
E invece le apparizioni sono un fenomeno o
un mistero di fede, un fatto teologico e quindi da verificarsi con
schemi di fede, anche se ci si può avvalere della scienza per
sconfessare i falsi veggenti, sia che agiscano in buona o in cattiva
fede.
Da quanto detto, le apparizioni mariane esulano
dall'importanza delle verità dogmatiche per assumere
semplicemente la forma di un aiuto concreto da parte di Dio
all'umanità, che a volte ha bisogno di questi fatti speciali
per scuotersi e ritornare a lui.
Forse il primo « miracolo »
di Maria con le sue apparizioni è proprio quello di attrarre
l'attenzione dell'umanità perché distolga, almeno per
un momento, lo sguardo dalla materialità della propria
esistenza e prenda in considerazione la possibilità e la
convenienza di dare ad essa una diversa prospettiva e finalità.
Predilezione per i piccoli
Nell'incontro con
Maria scompare o si attenua di molto l'orgoglio. Da qui si comprende
come i più semplici, i più umili (anche di condizione
sociale), i meno preparati culturalmente (anche da un punto di vista
religioso) divengano gli interlocutori privilegiati di Maria. Sono
essi, infatti, a riferire i messaggi, sia che li comprendano oppure
no. Sono essi a esprimere i desideri della Vergine Santa e a invitare
alla preghiera dandone per primi l'esempio: con un modo di pregare
semplice, non affettato e senza pose da ispirati o fanatici. Il
veggente, nonostante la sua esperienza soprannaturale, si situa
sempre nell'ordinario.
Mentre molto spesso si riscontra una certa
tendenza popolare a concentrarsi sui segni, sui miracoli, su
specifiche frasi o su aspetti marginali del fenomeno stesso, nelle
apparizioni emerge invece da parte di Maria un atteggiamento che
privilegia soprattutto la sua « presenza personale »
rispetto allo stesso messaggio.
E questo per un motivo molto
semplice. Il messaggio base è già conosciuto per mezzo
della Rivelazione che Dio ha dato all'uomo di ogni tempo. Maria,
quando appare, non aggiunge contenuti nuovi né assume
posizioni indipendenti o in contrasto con quelli di Cristo e della
sua Chiesa.
Il suo, più che un atteggiamento caratterizzato
da annunci ufficiali, vuole incoraggiare ad andare verso il Figlio, a
compierne la volontà. E, concretamente, a non essere persone
tristi o auto compiangenti, ma attive, generose, decise. Ricorda che
l'incontro personale e comunitario con Gesù nella Chiesa è
un momento decisivo che coinvolge tutta la persona e si riflette
sull'eternità.
Ed è altrettanto importante rilevare
infine che Maria, come Gesù, si pone accanto all'uomo, non
sottraendolo alla sua realtà terrena con privilegi o
particolari garanzie di immunità da sofferenze e prove, ma con
la rassicurazione della sua vicinanza. Evitare al viandante le
peripezie del viaggio e le sue incognite sarebbe come snaturare la
caratteristica del viandante stesso, ledere la libertà delle
persone e forzare inutilmente le leggi della natura.
Mettersi
invece al fianco di chi sperimenta la precarietà dell'oggi e
il timore dell'avvenire significa sottolineare che tutto quanto
avviene nella nostra vita non è un fatto insignificante o il
prodotto di un destino fatalistico. Tutto fa parte del misterioso
disegno di Dio e tutto troverà una pienezza di valorizzazione
in Cielo. Ed è ciò che ci suggerisce Maria durante
questo cammino.
ALCUNE CONSIDERAZIONI PREVIE
Ora passiamo ad alcune considerazioni introduttive molto
importanti, sia perché serviranno a eliminare possibilità
di malintesi, così frequenti in questo campo, sia perché
ci orienteranno verso criteri più esatti nell'interpretazione
di questa apparizione, una delle più difficili, se non la più
difficile in cui mi sono fino a ora imbattuto.
Cominciamo dal
titolo di questo testo: La Madonna a Ghiaie di Bonate? Perché
ha il punto interrogativo? Perché queste apparizioni non hanno
ancora ottenuto il verdetto di autentica manifestazione
soprannaturale da parte dell'autorità ecclesiastica
competente, cioè dal vescovo di Bergamo.
Sua eccellenza
monsignor Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo al tempo dei fatti
di Ghiaie, espresse il 30 aprile 1948, a soli quattro anni dagli
avvenimenti, il suo parere con queste parole: « Non consta
della realtà delle apparizioni e rivelazioni della Beata
Vergine Maria ad Adelaide Roncalli [così si chiama la
veggente] a Ghiaie di Bonate nel maggio 1944 ».
Da allora
questo giudizio è rimasto immutato. Ma che cosa vuole dire
esattamente? Che valore ha?
Da come suona, molti, ecclesiastici
compresi, hanno dedotto che l'autorità si sia pronunciata in
modo negativo e definitivo sulle presunte apparizioni di Ghiaie. In
realtà le cose non stanno così. Sostenere che la Chiesa
abbia negato l'autenticità di quelle apparizioni non
corrisponde a verità. Infatti un decreto ecclesiastico va
studiato nella precisione delle sue espressioni e dei suoi
termini
per dedurne l'esatta interpretazione. In questo campo il linguaggio
ecclesiastico contempla tre formule per esprimere il suo giudizio e
ciascuna enuncia una cosa diversa.
La prima formula suona così:
« Non costa della realtà...». La seconda: «
Consta della non realtà...». E la terza: « Consta
della realtà...». Sembra un gioco di parole, quasi un
indovinello, mentre esprimono tre atteggiamenti diversi.
Passiamo
allora all'esame di queste espressioni per evidenziare le differenze
che intercorrono fra di loro, cominciando dall'ultima nell'ordine del
nostro elenco.
« Consta della realtà...».
Questa è la formula affermativa. Riconosce ufficialmente la
solidità e la veridicità degli argomenti e di
conseguenza viene autorizzato il culto pubblico nel luogo delle
apparizioni.
L'altra espressione: « Consta della non
realtà... » è la decisione che afferma non essere
vero nulla. Viene ufficialmente affermato che gli argomenti o le
prove portati per sostenere la verità delle apparizioni non
hanno alcun valore, perché basati su illusioni, allucinazioni
o inganno. In pratica è stata riscontrata la falsità di
quelle presunte apparizioni. Di conseguenza viene proibito il culto
in quel luogo e i fedeli sono invitati a tenere seriamente conto di
questo giudizio dell'autorità ecclesiastica. E questo non è
il caso di Ghiaie di Bonate.
Infatti l'altra espressione, la prima
del nostro elenco, suona così: « Non costa della
realtà...», che è quella usata dal vescovo di
Bergamo riguardo alle apparizioni di Ghiaie. Che cosa significa
esattamente? A differenza delle altre due che esprimono un giudizio
definitivo e sicuro, sia positivo sia negativo, questa formula non
emette alcun giudizio definitivo. Vuole semplicemente dire che, allo
stato attuale, cioè al tempo dell'emissione del verdetto,
l'autorità ecclesiastica non riconosce sufficiente valore
probativo agli argomenti portati a favore dell'apparizione. Quelli
fino ad allora presi in esame non sono sufficienti per emettere un
giudizio di certezza. Tutto qui.
Con questa formula non si nega
che le apparizioni possano essere vere. Semplicemente si dice che il
giudizio definitivo rimane in sospeso, in attesa di maggiore studio e
valutazione dei fatti.
« Non consta che » non vuole
dire che i fatti presi in considerazione siano falsi, né che
nello svolgersi di quegli avvenimenti ci sia stato qualcosa contro il
dogma o la morale o qualcosa di umanamente sconveniente, perché
allora si sarebbe usata subito la formula negativa: « Consta
che non...», cioè si è sicuri che è tutto
falso.
In conclusione, per tornare al nostro caso, l'autorità
ecclesiastica ha lasciato ufficialmente aperta la via alla
riassunzione della pratica per uno studio più approfondito e
diciamo pure più libero, essendo venuti a cadere alcuni
pregiudizi che sembrano avere molto condizionato quel verdetto.
Per
spiegare ancora meglio, può essersi verificato che il vescovo
di allora, privatamente, come sembra, sia stato favorevole al
riconoscimento delle apparizioni, ma come autorità
ecclesiastica che deve dare certezze ufficiali, per evitare divisioni
tra il clero e il popolo, abbia preferito rimandare il tutto ad altri
tempi.
Sembra, infatti, che monsignor Bernareggi abbia confidato:
« Io credo alle apparizioni, ma la commissione ha fermato, ha
bloccato la questione. Fra dieci anni riprenderò la questione
». Cosa che non poté fare, perché morì
prima.
Vengono riferite certe sue espressioni quali: «
Quanto prima potrà sorgere anche alle Ghiaie il Santuario ».
E al termine della sua lunga malattia confidò: « Forse
ho sbagliato con le apparizioni, cosa dirà di me la Madonna?
Pregate per me la Madonna delle Ghiaie. Ho un solo tormento: quello
di avere ritardato la causa delle Ghiaie. Che dirà di me la
Madonna?»
E si legge ancora che il vescovo nel suo
testamento aveva affidato la questione delle apparizioni nelle mani
del papa, ma gli avversari, quando lo pubblicarono, soppressero
questo particolare.
A scanso di equivoci, ho trovato queste
affermazioni nei libri che circolano liberamente e, a quanto sembra,
non sono state smentite. Lasciamo la responsabilità agli
autori.
Ma ritornando alle precisazioni riguardo al decreto
vescovile, condividiamo ciò che monsignor Verzaroli,
professore dell'Ateneo Lateranense di Roma, commentò nel
novembre del 1948, sempre circa quel decreto: « Il decreto
lascia quindi una libertà di cui sarà necessario usare
con moderazione, perché non avvengano abusi, scandali,
disobbedienze, ma teoreticamente la libertà è
innegabile... Per quanto riguarda poi la convinzione personale e il
culto privato non c'è alcuna proibizione, non avendo il
decreto fatto nessun accenno in proposito. Quindi, privatamente e con
i debiti riguardi, chiunque è libero di credervi e può
anche, con retta intenzione, recarsi nel luogo delle apparizioni a
pregare e a lodare la Vergine Santa ».
Monsignor Verzaroli
aggiunge una nota interessantissima di cui pensiamo si dovrà
tenere particolarmente conto. Scrive: « L'espressione "Non
consta della realtà" si può usare anche nel caso
che gli argomenti abbiano un valore grandissimo e siano tali da
sfatare ogni ragionevole dubbio in contrario, ma date le circostanze
speciali, in quel dato tempo, l'autorità non crede opportuna
una dichiarazione ufficiale ». Il nostro studio ci porta
seriamente a pensare che questo sia proprio il caso delle apparizioni
di Ghiaie... E’ possibile allora mutare la sentenza « Non
consta della realtà » in quella « Consta della
realtà »? Certamente, proprio perché non è
una sentenza definitiva! E di questa possibilità abbiamo una
prova nel riconoscimento di un'apparizione relativamente recente e
precisamente quella avvenuta a Beauraing (Belgio) nel 1932.
Questa
apparizione fu in prima istanza giudicata con il classico « Non
costa che » da parte della commissione episcopale di Malines.
Ma il vescovo di Namur sotto la cui giurisdizione si trovava
Beauraing si avvalse del diritto di avocare a sé la questione,
riesaminò la cosa e giunse all'approvazione ufficiale. Questo
per dire che il « Non consta che » non è un
giudizio definitivo, ma rimane sempre modificabile.
Anzi c'è
di più nella storia delle apparizioni. Un'apparizione già
approvata ufficialmente dal vescovo diocesano può essere
riesaminata dal vescovo suo successore, come si può dedurre da
una lettera del papa Pio IX a monsignor Ginoulhiac, vescovo di
Grenoble, in merito all'apparizione della Madonna a La Salette. Cosa
che egli fece e ne riconfermò l'approvazione. Questo fatto
dovrebbe tranquillizzare anche quei vescovi che temono eccessivamente
la possibilità di un loro errore nell'approvare...
E il
vescovo di Liegi di allora, monsignor Kerkhofs, alla cui
giurisdizione apparteneva Banneux-Notre Dame (la Madonna dei Poveri,
per intenderci, apparsa tra il 1932-1933), scriveva ancora prima di
autenticare le apparizioni di Maria Santissima alla piccola Manette
Beco: « Prima di tutto non è necessario aspettare una
sentenza autentica della Chiesa per ammettere la verità delle
apparizioni. Si possono accertare basandosi sopra uno studio
personale dei fatti in se stessi, nel loro sviluppo o nei loro
effetti... »
Abbiamo così spiegato il punto
interrogativo del titolo e il fatto che, parlando di ciò che
avvenne a Ghiaie nel lontano maggio 1944, non ci poniamo in
contrasto, per nulla, con l'autorità ecclesiastica.
E a
questo proposito dichiaro subito ed espressamente che questo mio
studio non ha alcuna intenzione di condizionare la libertà
dell'autorità ecclesiastica, né tanto meno di
impegnarla in qualsiasi modo nei suoi futuri giudizi.
Da parte mia
penso di potermi avvalere di quella libertà che a tutti è
concessa di studiare i fatti, mettere a confronto le diverse fonti,
vagliarne i giudizi e pesare le conclusioni. E di ciò che dirò
mi assumo tutta la responsabilità.
Inoltre sia chiaro anche
che non è mia intenzione entrare in polemica con nessuno, né
offendere alcuno, vivo o morto che sia. Cosciente della fragilità
umana di cui tutti siamo impregnati, lascio ogni giudizio morale solo
a Dio che tutto conosce. E delle fragilità umane,
terribilmente presenti nei fatti di Ghiaie, dirò il meno
possibile. Ciò che voglio fare è tentare di
raggiungere, per quanto sarà possibile, la verità.
Innanzi tutto per onore della Madonna stessa, essendo lei la prima
chiamata in causa. Poi per la veggente e per tutti noi. E’ la
verità che cerchiamo, non tanto riportare alla luce debolezze
ed errori. Ecco perché la storia che narrerò sarà
incompleta. Volutamente incompleta, non solo per motivi di spazio e
di impossibilità di accedere a tutti i documenti, ma
soprattutto per i motivi appena accennati.
Confesso che ci sono
tuttavia anche altri motivi che mi hanno spinto a intraprendere
questa specie di « pellegrinaggio » alle Ghiaie. Non
ultimo, anche se poco importante, un motivo sentimentale. Parlare di
queste « vere o supposte apparizioni » è per me
come riandare alla mia fanciullezza. Solo due anni di differenza con
l'età della veggente e una ventina di chilometri di distanza
tra i nostri rispettivi paesi ci separano. Parlavamo la stessa
lingua, quella usata dalla Madonna, anche se con qualche parola o
accento diverso. Avevamo in comune lo stesso retaggio religioso e
culturale. Moltissime scene riportate mi sono familiari e rivivono
ancora nel ricordo. Scene, abitudini e costumi ormai scomparsi ai
nostri giorni. Ho notato anche che non tutte le traduzioni dal
bergamasco all'italiano riflettono l'esattezza del senso originale.
Tutto ciò mi ha spinto ulteriormente ad affrontare il racconto
dì questa storia bellissima anche se molto triste.
Un altro
motivo è stato offerto dagli ascoltatori di Radio Maria.
Alcuni infatti mi domandavano: « Perché ci presenta
sempre apparizioni della Madonna avvenute all'estero? Possibile che
la Madonna non sia apparsa anche in Italia?»
Ricordo di
avere letto che a Medjugorje fu domandato alla Madonna, attraverso i
veggenti, perché non apparisse anche in Italia. E la risposta
fu: « Sono apparsa, ma non mi hanno voluta ». Non intendo
pronunciarmi sui fatti di Medjugorje né mettere la mano sul
fuoco riguardo a questa risposta data dalla Madonna. La
responsabilità, la lasciamo a chi ha scritto queste cose. Ma
se la risposta fosse vera? Perché dai fatti di Ghiaie emerge
anche l'invito a non apparire più, formulato espressamente dal
vescovo alla veggente in occasione dell'ultima apparizione. E già
che siamo in argomento, ci permettiamo di riportare questa curiosa
testimonianza di una signora: « Io non andavo in chiesa da
venticinque anni. Andai a Medjugorje più per curiosità
che per altro. Quando mi trovai un pomeriggio, intorno alle ore 16,
nella sala in cui avvenivano le apparizioni, di fronte alla sacrestia
della chiesa parrocchiale, sentii una voce che diceva: "Io sono
ancora a Ghiaie di Bonate". Mi meravigliai di quelle parole,
perché non ero mai stata a Ghiaie e sentii solo parlare di
quelle apparizioni quando avevo cinque anni e quel ricordo era
svanito completamente ».
Ma non voglio mischiare i due
avvenimenti. Lasciamo ai loro autori garantire la verità o
meno di queste affermazioni. Non è certamente su queste che mi
baso e possiamo benissimo farne a meno. Le ho riportate soltanto.
Comunque sia, un dubbio mi è rimasto: E se fosse vero che la
Madonna fosse apparsa a Ghiaie? E se fosse proprio vero che non
l'hanno voluta? E se ancora facesse davvero sentire la sua presenza
là dove si dice sia apparsa più di cinquant'anni fa?
Questi interrogativi mi hanno spinto a entrare nel vivo della
questione. Forse, inconsciamente, per tranquillità di
coscienza.
Altro motivo immensamente più importante è
il messaggio speciale e particolare che scaturisce da queste
apparizioni. E’ un messaggio che riguarda la famiglia ed è
rivolto alle famiglie. Per cui abbiamo pensato che, in questi tempi
di negazione e di frantumazione del concetto e del valore stesso
della famiglia, fosse utile ripresentare questo messaggio della Madre
del Cielo per ridare ai giovani e ai meno giovani la fiducia in
questo caposaldo della vita umana e della Chiesa. Ci sembra
necessario che essi, al di là di ogni attuale condizionamento
culturale, riprendano a credere che è possibile creare una
vera famiglia come il Signore l'ha ideata e in grado di costituire il
punto di riferimento per se stessi e per i propri figli. Infatti
questo è ciò che la Madonna è venuta a dire più
di mezzo secolo fa, quando il senso della famiglia era ancora
abbastanza forte. Ma lei, come sempre, precede gli avvenimenti per
prepararci e non lasciarci travolgere. Maria appare con san Giuseppe
e il Bambino per offrire la sua famiglia come esempio e modello.
Nello stesso tempo ci confida che cosa si debba fare per raggiungere
questo ideale, assicurandoci il suo aiuto e la sua
protezione.
Sappiamo che il cardinale Schuster, arcivescovo di
Milano in quei tempi, papa Pio XII e papa Giovanni XXIII erano
privatamente favorevoli. Per brevità riportiamo solo
un'espressione di papa Giovanni XXIII: « Che cosa aspettano
quei di Bergamo a fare il trionfo delle apparizioni della Madonna
delle Ghiaie?»
Ulteriore motivo che ci ha incoraggiato a
compiere questo studio e presentazione fu la decisione del papa
attuale di fare inserire nel serto delle litanie lauretane la nuova
invocazione: « Regina della Famiglia».
Il papa volle
che questa invocazione, già in uso nei fedeli della Madonna di
Ghiaie, fosse posta dopo quella di « Regina del Santo Rosario
», forse per ricordare che proprio la recita quotidiana del
santo rosario all'interno della famiglia può essere
quell'elemento di forza che garantisce la compattezza e la santità
della stessa. Inoltre questa invocazione fu posta prima di «
Regina della Pace », divenendo ulteriore richiamo perché
la pace nel mondo deriva dalla pace che regna nelle famiglie.
Per
la storia, fu monsignor Macchi, arcivescovo delegato pontificio per
il santuario di Loreto, colui che espresse il desiderio al papa
perché venisse posto in rilievo il legame tra la Vergine Maria
e la famiglia dei cristiani. « Contro i continui attacchi alla
istituzione familiare è necessario che almeno i cristiani si
sentano sostenuti e accompagnati nella loro quotidiana battaglia e
nell'impegno per condurre la loro famiglia nella linea indicata dalla
fede... Aggiungere alle litanie lauretane l'invocazione "Regina
della Famiglia" può essere un segno, un momento intenso
in cui ritrovare la certezza ideale e la forza concreta per costruire
ogni giorno la propria vita familiare », così si
esprimeva monsignor Macchi.
Inutile dirvi che questo avvenimento
suonò come ulteriore conferma a proseguire nello studio di
questa apparizione.
E ultimo motivo per cui mi accingo a
riproporre questa vera o presunta apparizione, è quello di
offrire alla veggente, tuttora in vita, e a tutti coloro che da
vicino o da lontano vi hanno preso parte, l'occasione di rivivere, a
distanza di anni, quella storia meravigliosa che costituì uno
dei periodi più belli e intensi della loro esistenza: il
sapere che la Madonna era venuta più volte a visitarli.
Prima però di iniziare il racconto, mi sembra giusto
accennare ad alcune difficoltà o perplessità che «
l'affare Ghiaie», come fu definito, presenta alla
considerazione di chi si avvicina. E queste difficoltà
provengono soprattutto da due persone: dalla veggente, che allora
aveva sette anni, e dal sacerdote che spontaneamente, senza incarico,
volle seguire quei fatti, ritenendoli interessanti oggetto di
studio.
Per quanto riguarda la veggente: fu detto e si continua a
dire, adducendo la prova scritta, che Adelaide Roncalli ritrattasse
tutto alcuni mesi dopo la fine delle apparizioni, dicendo che aveva
mentito. E questo, per almeno tre volte.
A scanso di equivoci, con
tutta sicurezza, senza paura di smentita, possiamo affermare che la
veggente non ha mai ritrattato. Almeno liberamente. Lei ha sempre
sostenuto che ciò che aveva detto era vero, che la Madonna le
era veramente apparsa.
Che dire allora della sua ritrattazione
scritta e poi di quella orale davanti alla commissione di
inchiesta?
Effettivamente tali ritrattazioni ci furono, ma non
hanno alcun valore, perché estorte sotto pressione morale,
mediante minacce, raggiri e inganni. Tanto è vero che appena
fu libera, Adelaide ritrattò la negazione e lo fece anche
ufficialmente di fronte a un notaio.
Lo stesso papa Giovanni XXIII
ne venne a conoscenza.
Riportiamo qualche stralcio di una sua
lettera dell'8 luglio 1960 all'amico bergamasco monsignor Giuseppe
Battaglia, vescovo di Faenza, che voleva interessare direttamente il
papa sulle apparizioni di Ghiaie:
« Cara eccellenza»,
scriveva il papa, « circa l'affare Ghiaie comprendete che sia
da cominciare non dal vertice, ma dal piano, e non toccare chi deve
pronunciare non la prima, ma l'ultima parola. Più che di
sostanza, qui devesi tenere conto delle circostanze che vanno
studiate e tenute in gran conto. Ciò che vale in subiecta
materia è la testimonianza della veggente; e la fondatezza di
quanto ancora asserisce a ventun anni e in conformità alla sua
prima asserzione a sette anni e ritirata in seguito alle minacce,
alle paure dell'inferno fattele da qualcuno. Ma pare che insista quel
terrore di quelle minacce... »
Dopo questa testimonianza di
papa Giovanni che non vogliamo spiegare e commentare perché
preferiamo sottacere il più possibile queste cose,
trascriviamo due brevi testimonianze della veggente stessa, che
palesano le difficoltà suscitate dal sacerdote:
«
Quando firmai quella lettera che mi aveva lui stesso
[don Luigi
Cortesi] dettata assicurandomi che era riservata solo a lui, dentro
di me sentii subito che quello che avevo scritto era falso. Ma ormai
don Cortesi si era presa la lettera firmata. Rividi quella lettera
nel giorno del mio interrogatorio sul tavolo dei giudici della Curia
di Bergamo e dopo il giuramento prestato di dire tutta la verità
[allora aveva dieci anni] compresi ancora di più che ero stata
ingannata da don Cortesi. Che cosa mi restava di fare? Potevo osare
di denunciare davanti a tanti preti don Cortesi come falso? Preferii
tacere e piangere... »
Seconda testimonianza della veggente:
« Io sentivo soltanto don Cortesi che mi diceva sempre che ogni
mia visione era peccato e non la finiva mai. Non ho mai avuto mezzo
di parlare con altri sacerdoti che con lui. Io essendo piccolina e
sempre in quell'ambiente così teso [era relegata in un
convento di suore], non sapevo che fare. Don Cortesi non la finiva
mai di dirmi che facevo peccato dicendo di sì e che dovevo
smetterla di ingannare la gente perché facevo fare ad essa
altrettanti peccati. Ero piccola e ho pensato ai molti peccati che
avrebbero fatto a causa mia e mi ha fatto dire per forza di no ».
Questa testimonianza di Adelaide risale al marzo 1954, quindi a dieci
anni dalle apparizioni.
Da parte mia nessun commento. Ciascuno può
capire da sé quale valore avessero quelle ritrattazioni
imposte alla veggente. E nessuno potrà mai capire le
sofferenze lancinanti che Adelaide, fin da bambina, si portò
dentro, ritenendosi traditrice della Madonna, anzi « un Giuda
», come si espresse lei. E sofferenze del genere non possono
non segnare per tutta la vita.
Purtroppo i giudici presero sul
serio quelle negazioni. Probabilmente non pensarono che bisognava
essere molto cauti in situazioni del genere, dato che ci furono casi
analoghi in precedenti apparizioni, dove i veggenti negarono la
verità sotto la pressione di minacce spirituali. Ad esempio,
Massimino, il veggente di La Salette, negò di avere visto
la
Madonna, mettendo in crisi lo stesso santo curato d'Ars, che
per alcuni anni non ci credette più, ma poi tornò a
credere, dopo avere chiesto tre « segni » alla
Madonna.
Ma Massimino non fu il solo. E possiamo dire che nessuno
di essi, per quello che conosciamo, fu sottoposto al procedimento di
distruzione morale, psichica e fisica a cui fu sottoposta Adelaide
Roncalli, che, sequestrata in convento, non poteva essere difesa da
alcuno.
Ma c'è un'altra difficoltà riguardante la
veggente. Almeno a quel tempo fu ritenuta tale da scandalizzare gli
inquirenti. La difficoltà - di cui noi oggi sorridiamo - era
costituita dai difetti, dai capricci, dalle ostinazioni e da alcune
piccole vanità della piccola Adelaide.
Studiando il caso
Ghiaie, si ha l'impressione che molti contemporanei si siano mossi
partendo da concezioni e da schemi prefissati, non del tutto
corrispondenti alla realtà. Diciamo pure che consideravano
l'avvenimento condizionati da posizioni equivoche. E in queste
circostanze, per prendere abbagli, non c'è di peggio che la
mancanza di libertà interiore.
Viene da pensare che si sia
voluto considerare queste apparizioni sullo schema di quelle di
Lourdes o di Fatima. Diciamo pure « vecchia maniera »,
perché un tempo si sottacevano o si sorvolava sui difetti dei
veggenti per presentarli, falsamente, come dei santi in erba.
E la
piccola veggente di Ghiaie è stata, anche se a volte
inconsciamente, messa troppo spesso a paragone con altre veggenti
ritenute più sante. Certamente, se raffrontata con Giacinta di
Fatima, che al tempo delle apparizioni aveva la sua stessa età,
Adelaide esce apparentemente perdente. Ma ognuno ha i suoi doni e le
circostanze concrete in cui vive sono diverse. Comunque, santità
a parte, la verità delle apparizioni non dipende dal carattere
o genere di vita dei veggenti. I veggenti di La Salette ne sono la
prova più eclatante con la loro vita alquanto irrequieta e
burrascosa.
Purtroppo dobbiamo riconoscere che i teologi hanno
codificato troppo i comportamenti nei fenomeni mistici e nelle
rivelazioni private. Hanno stabilito loro come devono avvenire le «
estasi » dei veggenti, come deve essere la loro vita prima,
durante e dopo i favori celesti. Ne hanno fatto degli schemi
assoluti, stabilendoli come criteri di giudizio per raggiungere la
verità. E, stranamente, sia pure in buona fede, giungono a
pretendere dalla Madonna alcuni comportamenti secondo i loro
canoni.
Per fortuna la Madonna ha sempre dimostrato di sentirsi
libera da ogni schema e di agire, volta per volta, in modi diversi,
adattandosi ai tempi, ai luoghi, alle culture e soprattutto alle
persone. Lei è libera nello scegliere le modalità;
modalità che si ripetono in alcuni casi e in altri no. C'è
sempre una grande varietà tra un'apparizione e un' altra,
anche se non sembra o non appare a prima vista.
Si è fatto
un criterio assoluto, ad esempio, della salute psicofisica della
veggente e della sua famiglia. Eppure la Madonna è apparsa
anche a figli di alcolizzati. Del resto qualche tara ereditaria
l'abbiamo tutti, in misura più o meno accentuata. E perché
tali bambini dovrebbero essere discriminati dall'amore della loro
Madre del Cielo?
Spesso si è preteso che già da
prima delle apparizioni i veggenti fossero dei modellini di santità
e di ogni virtù, che nel periodo delle apparizioni avessero
già raggiunto la perfezione e che, in seguito, tutta la loro
esistenza facesse concorrenza a quella degli angeli. Si esigeva che
fossero in tutto e per tutto coerenti ai messaggi ricevuti dal Cielo
e che non dovessero sposarsi perché si diceva: « Chi ha
visto la Madonna non può sposarsi ». Come se lo sposo o
la sposa del veggente entrasse in competizione con Maria
Santissima.
In realtà, la Madonna non ha paura di scegliere
i suoi confidenti dalla « strada comune » e quotidiana
della vita. Non ha paura di prendere i veggenti così come
sono, con le loro tare familiari, con i loro difetti, le loro
passioncelle, le loro sgradevolezze o le loro meschinità.
Proprio come il suo Gesù ha scelto i suoi discepoli dalla «
strada », così come si trovavano, con la loro rozzezza e
ignoranza.
Maria Santissima ha inoltre dimostrato di rispettare moltissimo i
veggenti, specialmente se sono bambini, nelle diverse fasi della loro
età evolutiva. Se sono piccoli, li lascia piccoli. Non li fa
diventare adulti tutto in un colpo. Rispetta il loro sviluppo
mentale, fisico, psichico e anche spirituale lei sa benissimo che
anche loro hanno un cammino da fare. E non esige da essi
accelerazioni. Non toglie loro i difetti o le tentazioni. Li invita e
li incoraggia a superarli, a correggersi. Non li esime dallo sforzo
quotidiano, non interviene per evitare loro cadute e il dovere di
ricominciare da capo. Sono i veggenti stessi che dovranno rimediare
ai propri difetti. Proprio come tutti gli altri.
E permette
perfino che la trasmissione dei suoi messaggi a volte sia
condizionata, almeno parzialmente, dalla loro fragilità, dalla
loro stanchezza, dai loro stati l'animo, dalla loro sensibilità,
dalla loro capacità conoscitiva. Permette addirittura che
talvolta dimentichino, che si confondano tra un'apparizione e
l'altra, che non afferrino bene il significato di qualche parola o di
qualche concetto e che trasmettano parzialmente deformato in qualche
dettaglio ciò che lei ha rivelato loro.
E non impedisce
che, in qualche modo, possa entrare in gioco la loro fantasia, il
loro ragionamento e persino la loro interpretazione. Lascia che in
certi momenti la pressione della folla li confonda, almeno
temporaneamente, e li suggestioni con interpretazioni e cose che mai
la Madonna si era sognata di dire, ma che il veggente, nella
confusione mentale che gli hanno creato, pensa di avere udito. Per
non parlare di palesi contraddizioni e di variazioni di particolari
nelle diverse descrizioni.
E permette che qualche veggente,
affranto dalla stanchezza, dal logorio nervoso e dalla solitudine,
giunga perfino
a dire che non ha visto né udito niente, pur
di essere lasciato un po' in pace... Sì, tutto questo può
permettere la Madonna, e altro ancora. E allora vorremmo per questo
farne a lei una colpa, dato che a noi non piace? O concludere che la
Madonna non è apparsa e che. i veggenti si sono inventato
tutto, coscientemente o incoscientemente? O accusare la Vergine Santa
di non essere stata abbastanza chiara e di non averci dato
sufficienti prove?
Forse alcune apparizioni in questo secolo sono
state troppo facilmente accantonate... in attesa difatti nuovi...
quali? E quali sarebbero quelli convincenti? Non si sa.
Non si può
dimenticare che non tutte le apparizioni sono uguali o rivestono la
stessa importanza e lo stesso ambito. Inoltre si ha l'impressione che
nel giudicare questa o quell'apparizione non si sia tenuta in debito
conto l'esperienza del passato in materia. Ci sono state apparizioni
riconosciute come autentiche dalla Chiesa, eppure non mancarono
difficoltà, dubbi, incomprensioni e calunnie e, naturalmente,
posizioni preconcette e ingiustificate. Ritengo che la conoscenza di
quei fatti avrebbe giovato non poco, se non altro a inclinare verso
una maggiore prudenza, dato che il Signore può illuminare
anche attraverso le esperienze altrui. Forse è stato disatteso
lo studio comparativo che avrebbe aiutato a vagliare con maggiore
acutezza i procedimenti da adottare, nei riguardi sia dei veggenti
sia dei fatti stessi.
Con questa « proposta di riflessione »
vorrei che rivivessimo assieme, con la mente e il cuore libero da
ogni pregiudizio e da ogni diffidenza, quei fatti accaduti a Ghiaie
di Bonate nel 1944. Con verità e pacatezza per non lasciare
cadere nel vuoto un grande dono di Dio e della sua Santissima Madre,
qualora sia veramente accaduto.