Messaggio del 18 marzo 2009:Cari figli! Oggi vi invito a guardare in modo sincero e a lungo nei vostri cuori. Che cosa vedrete in essi? Dov'è in essi mio figlio e il desiderio di seguirmi verso Lui? Figli miei, questo tempo di rinuncia sia un tempo nel quale domandarvi: che cosa vuole Dio da me personalmente? Che cosa devo fare? Pregate, digiunate e abbiate il cuore pieno di misericordia. Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che non si perdano e che restino in mio figlio, affinché siano buoni pastori per il loro gregge. La Madonna ha guardato tutti i presenti e ha continuato: Di nuovo vi dico: Se sapeste quanto vi amo piangereste di felicità. Grazie. PRIMA APPARIZIONE
sabato 13 maggio 1944
Come sempre, ogni apparizione della Vergine su questa terra si
innesta su qualche fatto precedente. Anche quella di Ghiaie parte da
una storia di vocazione religiosa, da una rinuncia, dalla storia di
un piccolo quadro.
Chi ce la racconta è la cugina nonché
madrina di battesimo di Adelaide Roncalli. Si chiama Annunciata
Roncalli, chiamata per brevità Nunziata. Così ricorda
l'antefatto a chi le domandò come ebbe l'idea di fare
l'altarino sulla rampa delle scale.
« La storia
dell'altarino è così: io ero a Milano infermiera in un
sanatorio, ma dopo nove anni dovetti lasciare il posto per tornare a
casa, perché le mie due sorelle andavano suore e non c'era
nessuno con i genitori. Tornai il 19 marzo 1944; in casa mi guardavo
attorno e trovai che c’erano molte cose da sistemare e
riordinare. Quando si trattò di imbiancare le pareti lungo le
scale (passaggio obbligato per tutte le famiglie del nostro
caseggiato), dovetti trasportare sul solaio le gabbiette degli
uccelli che mio padre teneva sul pianerottolo, tra la prima e la
seconda rampa, sopra una sporgenza del muro. Ma dopo l'imbiancatura
fatta da me, perché nelle nostre case dovevamo arrangiarci a
fare un po' di tutto, non riportai le gabbie su quel bel ripiano,
perché lo trasformai in altarino. Mio padre protestò,
ma io gli dissi: "Ormai le gabbie sono trasportate. Puoi
lasciarle là sul solaio". Da un po' di tempo io coltivavo
il desiderio di trasformare quel ripiano in altarino, perché
noi della frazione Torchio siamo lontani dalla chiesa di Ghiaie e non
tutte le sere possiamo andarci per la funzione del mese di maggio.
Pensai: "L'altarino sarà un richiamo alla Madonna" e
per questo avevo ritagliato dal Pro famitia [giornaletto religioso]
un immagine della Madonna di Lourdes e ne avevo fatto un quadretto,
che poi appesi sulla parete sopra il ripiano. Pensavo con
soddisfazione che chi saliva le scale l'avrebbe salutata anche solo
con una giaculatoria ed erano tanti i bambini che passavano su quelle
scale per andare nelle camere da letto, tutte poste sul lungo
terrazzo. C'erano tutti i figli della famiglia di mio cugino Enrico
Roncalli, otto fra cui Adelaide; un'altra famiglia con cinque
bambini... Per mettere i fiori sull'altarino presi dei barattoli di
latta della conserva di pomodoro e li avevo smaltati all'esterno col
pennello ».
Una parola di commento a queste parole di
Nunziata può essere utile, per capire meglio la situazione
descritta, a quelle persone che non sono vissute in quei tempi così
difficili e inimmaginabili per le giovani generazioni.
La povertà
era grande non solo a causa della guerra, ma anche perché non
si era raggiunto lo sviluppo industriale sufficiente per dare lavoro
a tutti, soprattutto alle donne. Si viveva dei prodotti della terra,
e di denaro non ne circolava molto. Solo quello procurato da chi
riusciva a lavorare in qualche industria o nelle città come
domestico o infermiere. Le famiglie erano ricche di bambini.
Erano
tempi in cui i giovani non pensavano al loro avvenire soltanto in
proiezione matrimoniale, ma si domandavano anche se, per caso, il
Signore non li chiamasse alla vita sacerdotale o religiosa. Ecco
perché Nunziata, dopo nove anni di lavoro in sanatorio, fu
costretta a tornare a casa: due delle sue sorelle avevano deciso di
farsi suore, lasciando i genitori privi del loro aiuto.
Chi
partiva sapeva che lasciava tutto il peso a chi restava, ma era
sicuro anche che quasi sempre i fratelli e le sorelle accettavano di
buon grado di sobbarcarsi il lavoro e le preoccupazioni di chi
partiva, sentendosi onorati che il Signore avesse chiamato qualcuno
della loro famiglia.
Nunziata ci rivela che, dopo avere messo mano
all'imbiancatura della casa (e la festa di Pasqua era sempre
un'occasione per queste cose), coltivava il desiderio di trasformare
in altarino il ripiano delle scale in comune. Trasformare in altarino
significava porre alla parete un quadretto o una statua, con una
piccola mensola sotto per metterci i vasetti di fiori, dopo averla
ricoperta con qualche pizzo o centrino. E questi altarini servivano
anche per piccoli raduni di preghiera e davano un segno di presenza
della Madonna e della sua protezione materna.
In modo particolare
si dirigevano alla Vergine Santa le espressioni di saluto e le
invocazioni di aiuto, raccomandando soprattutto i familiari lontani,
in guerra, le anime sante del Purgatorio e la salute. Ma i bambini
avevano sempre un posto speciale nelle preghiere delle mamme, così
oberate di lavoro e di preoccupazioni per i molti figli.
Erano
tempi in cui i bambini, appena cresciuti, dovevano imparare a badare
a se stessi. I figli più grandi dovevano stare attenti ai più
piccoli, anche se a mala pena riuscivano a prenderli in braccio.
Erano tempi in cui le malattie erano sempre in agguato e non c'erano
tanti mezzi per curarle se non i tradizionali rimedi caserecci. E i
bimbi erano, per forza di cose, lasciati spesso soli, col rischio che
si mettessero nei pericoli, specialmente con gli attrezzi agricoli
più grossi di loro. E così le mamme li raccomandavano
alla tenera Madre del Cielo che, appunto perché del Cielo,
poteva essere contemporaneamente dovunque e prendersi cura dei loro
piccoli, come aveva fatto con il piccolo Gesù. Anzi di più,
perché il piccolo Gesù era sempre buono e ubbidiente,
mentre i loro figli andavano sempre in cerca di guai e di pericoli,
appena esse distoglievano l'occhio. Insomma per i loro bambini non
era sufficiente l'angelo custode...: occorreva sempre anche una mamma
extra e sempre vicina. E lei lo poteva fare anche perché non
le sfuggiva nulla. E così la Madonna, dal mattino alla sera,
doveva vegliare su tutti quei piccoli, chiamando in aiuto tanti
angeli, in supplemento alloro titolare angelo custode, che non ce la
faceva da solo... E poi quegli altarini servivano anche ai bambini,
perché, fin da piccoli, imparassero ad amare e a salutare
l'altra madre, quella del Cielo. Cosa che essi puntualmente facevano
e, magari di corsa, qualche piccolo bacio con la manina, glielo
mandavano sempre. Ecco perché Nunziata confida: «
Pensavo con soddisfazione che chi saliva le scale l'avrebbe salutata
anche solo con una giaculatoria ed erano tanti i bambini che
passavano su quelle scale per andare nelle camere da letto, tutte
poste sul lungo terrazzo ».
Quel 13 maggio era di sabato.
Era l'anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima nel
1917. Adelaide Roncalli, di sette anni, la quinta di otto figli (in
ordine decrescente d'età: Caterina, Vittoria, Maria, Luigi,
Adelaide, Palmina, Nunziatina, Romanina), non pensava certamente a
questa ricorrenza e forse non sapeva o non si ricordava che alcune
settimane prima il santo padre Pio XII aveva sollecitato una nuova
crociata di preghiere a Maria Santissima per ottenere il dono della
pace. Il papa aveva poi concluso l'invito con la raccomandazione di
non scoraggiarsi: « E sebbene ancora la tanto sperata pace non
abbia arriso alle nostre suppliche e ai nostri voti, non per questo
bisogna abbattersi e perdersi di speranza... »
La sera di
quel sabato, verso le 17.30, Nunziata scorge Adelaide in cortile. Era
affamata e in casa aveva dato noia alla mamma, perché la
minestra non era ancora pronta. La mamma aveva perso la pazienza e
l'aveva spedita fuori. Era ritornata da poco dal paese dove era stata
alla lezione di catechismo (la cosiddetta dottrina o dottrinetta)
dalle suore in preparazione alla Prima Comunione.
Nunziata allora
le dice: « Adelaide, vai giù nel prato a cogliere fiori
che metteremo nei vasi davanti alla Madonna sulle scale ».
«
Io avevo appena finito di sistemare il mio nuovo altarino »,
narra Nunziata, « e ci avevo messo perfino una tovaglietta di
pizzo per ornamento e i vasi, ancora vuoti, richiedevano qualche
fiore. Poi io partii verso la parrocchia con la sorella maggiore di
Adelaide, Caterina, chiamata di solito Catì, e con le altre
ragazze della frazione. Nessuno dei piccoli andava alla parrocchia
per la funzione perché troppo distante per loro ».
Intanto
Adelaide si era già trovata chi andasse con lei a raccogliere
fiori per la Madonna. All'invito avevano risposto Elisabetta Masper,
detta Bettina, di dieci anni; Severa Marcolini chiamata anche «
Patatì » (cioè patatina), pure di dieci anni, e
le sue sorelle Giulia, Cesarina e Franca.
Si accodarono anche due
sorelline di Adelaide: Palmina di sei anni e Nunziatina di cinque.
Quelle che maggiormente interessano per la nostra storia sono le
prime due del gruppo, Bettina e Severa, e la piccola
Palmina.
Adelaide prende la piccola carriola costruita dal babbo
per far giocare i piccoli. In quella vi avrebbero messo i fiori. Ma
nell'andata Adelaide, che amava farsi condurre a passeggio su di
essa, vi montò sopra e toccò a Severa l'onore di
condurla... E così il gruppetto vociante prende il viottolo
che portava verso i campi: una brutta stradicciola campestre, piena
di grossi ciottoli. Dopo pochi passi, giungono davanti a un modesto
rigagnolo che tagliava il viottolo. Più che un rigagnolo, è
un fascio di fili di acqua che non può essere attraversato con
la carriola a pieno carico. Adelaide smonta e aiuta Severa a portare
la carriola oltre, cercando di posare i piedi sui ciottoli emergenti
per non bagnarsi i piedi. Superato l'ostacolo, Adelaide si rimette
nella sua carriola e proseguono tutte verso l'aperta campagna. Qui il
gruppetto si disperde nei dintorni in cerca di fiori campestri.
Prima però di continuare il racconto della prima
apparizione, non possiamo non premettere quattro osservazioni per non
interrompere la narrazione in seguito.
La prima è questa:
si noterà una certa lunghezza nell'esporre le vicende. Perfino
una meticolosità che può appesantire il ritmo del
racconto. Ne sono cosciente, ma ho dovuto farlo affinché il
lettore si rendesse conto a quale stress, a quale logorio psicofisico
e a quale bombardamento di richieste la bambina fosse esposta in
continuazione fino ai limiti dell'esasperazione e del crollo
psicofisico.
Seconda osservazione: ho cercato di tradurre
letteralmente le espressioni delle bambine e dei familiari per
conservarne, il più possibile, il sapore e la freschezza
originale, naturalmente a scapito della grammatica e della sintassi
italiana. Tutti parlano in bergamasco.
Terza osservazione: ho
preso la maggior parte del racconto, nel suo svolgersi giorno per
giorno, da ciò che scrisse don Luigi Cortesi, giovane e
brillante professore di filosofia del seminario di Bergamo.
Praticamente fu l'unico che mise per iscritto, sin dai primi giorni,
le vicende delle apparizioni. Effettivamente don Cortesi poté
parlare direttamente con Adelaide per la prima volta solo il venerdì
19 maggio, dopo la settima apparizione, ma, interessato al caso, non
mancò di ricostruire tutta la vicenda anche nelle fasi
precedenti, interrogando sia la veggente sia altri testimoni, come
risulta dai suoi libri. Non mancò anche di annotare
scrupolosamente le sue reazioni personali. Di ciò che scrisse
e pubblicò riportiamo moltissimi brani alla lettera. E’
dovere, naturalmente, porsi la domanda: quanto valore di
attendibilità hanno le sue relazioni? Mi sembra che in
generale, tutto sommato, siano attendibili, anche se alcuni punti non
possono non lasciare dubbiosi o perplessi, specialmente quando
subentrano altre fonti che lui riporta. Questa attendibilità
riguarda i racconti, la cronaca, lo svolgimento degli avvenimenti,
non le conclusioni e i giudizi che egli dà e che non sempre
possiamo condividere.
Per questo, mi sembra utile riportare un
passo dello stesso don Cortesi: « Restava da fare lo studio del
contenuto e della storia delle visioni. Aspettai che alcuno fosse
deputato a cosiffatto lavoro fondamentale, massacrante. Ma non si
poteva aspettare a lungo, giacché, allontanandosi dai fatti,
la memoria di Adelaide e dei testimoni si sarebbe irrimediabilmente
oscurata. Allora per la confidenza e la consuetudine che aveva con me
la piccina, per le amicizie che avevo contratto alle Ghiaie, per
l'ampia esperienza personale che avevo dei fatti, mi credetti in
grado di assumermi quel lavoro... Così interrogando
ripetutamente, sistematicamente la piccina, raccogliendo deposizioni
orali o sollecitando relazioni scritte da tutti quelli, vicini o
lontani, che avevano intimamente partecipato ai fatti e sfruttando il
mio diario personale, potei compilare questo studio...». E
conclude con la seguente nota: « Questo devo dire non certo per
aggiudicarmi tutto il merito di quello che feci di buono, ma per
addossare sulle mie spalle di privato tutte le responsabilità
di quello che feci e feci male, di quello che feci e che non dovevo
fare, di quello che non feci e che dovevo fare ».
Quarta
osservazione, che diviene consiglio: per ora il lettore si accontenti
di seguire lo svolgersi dei fatti, di prendere atto delle parole che
la veggente pronuncia con grande sforzo e sempre e solo su richiesta,
senza tirare conclusioni premature. Prenda atto soltanto. Nella
seconda parte, commenteremo i messaggi cercando di interpretare e
comprenderne il significato, che a volte affiora con fatica,
inquadrando le singole parti nell'insieme. Se non si tiene conto
delle tante componenti che entrano nella struttura delle apparizioni,
si corre il rischio di fraintendere tutto. Dico subito che queste
apparizioni presentano particolari difficoltà di
interpretazione, ma non posso negare che siano fra le più
affascinanti. La Madonna ha come interlocutrice una bimbetta di sette
anni e nelle sue rivelazioni non può dilungarsi né
entrare in discussioni teologiche. E la bambina capta e riceve i
messaggi come può. Toccherà poi a chi di dovere
interpretarli, affinarli, metterli al posto giusto e con le parole
giuste. Altrimenti gli adulti e i teologi che ci stanno a fare?
Niente giudizi prematuri dunque. Lo studio sarà completo solo
se seguito fino alla fine, con pazienza.
Ora ritorniamo alla narrazione della prima apparizione. Il
gruppetto delle bambine si disperde, ciascuna per sé, in cerca
di fiori per la Madonna. C'è una siepe a difesa dei campi del
signor Colleoni, una fitta siepe disuguale di robinie, di sambuchi,
di biancospini. Ad Adelaide piacciono i grossi fiori di sambuco e si
accosta per coglierne uno. Alla sua destra, a un paio di metri circa,
Bettina è intenta al medesimo lavoro; una decina di metri più
avanti Severa, la Patatì, e le altre amiche sono anch'esse
alla ricerca di fiori sulla stessa siepe. Fra Bettina e Severa si
trova Palmina, la sorellina di Adelaide.
Ma il fiore di sambuco
che Adelaide ha adocchiato è troppo in alto per lei e rimane
ad ammirarlo, con rimpianto. Quando improvvisamente scorge, lontano
nel cielo, in quella direzione, un puntino d'oro che si ingrandisce a
mano a mano che si avvicina fino a diventare un globo di luce. Giunto
vicino a lei, assume una forma ovale, di intensità sfumante
verso i margini.
La piccola è presa dalla paura, vuole
fuggire verso casa e muove un passo verso quella direzione, ma si
sente piegare le ginocchia. Il suo viso si fa cianotico. Ma poi, come
incantata, rimane immobile con gli occhi fissi al cielo. Stringe
ancora nella mano i fiori raccolti e a tratti incrocia le braccia sul
petto.
Bettina si accorge presto dello stato di Adelaide e la
chiama ma, non ottenendo risposta, grida a Severa: « Severa,
tu, Severa, vieni a vedere l'Adelaide, guarda com’è
diventata l'Adelaide! »
Severa accorre subito, guarda
Adelaide e la vede un poco morda, cioè livida, con gli occhi
fissi verso l'alto, immobile. La prende allora per un braccio e la
scuote, la chiama ripetutamente. Tutto inutile... Adelaide non
risponde e non si muove. Allora alla curiosità subentra la
paura: « Adelaide, tu, tu, Adelaide, che cosa hai? Ti senti
male? Che cosa vedi? Adelaide, tu, tu...»
Ma Adelaide non fa
alcun cenno di movimento o di risposta. Le bambine si rendono conto
che bisogna avvertire qualcuno, ma nel frattempo la piccola Palmina,
impaurita, era già sgambettata a casa per avvertire la mamma:
« Tu, mamma, l'Adelaide è morta in piedi».
Simpatica questa definizione dell'estasi da parte di una bambina di
sei anni.
La mamma, che stava al focolare intenta a riattizzare il
fuoco per quella minestra che non cuoceva mai perché quella
legna mandava solo fumo, non dà peso alla cosa e risponde
senza voltarsi: « Guarda che l'Adelaide, se fosse morta, non
sarebbe in piedi; vedrai che tornerà a casa da sola. Di' all
'Adelaide che venga a mangiare la minestra».
Mentre si
svolgeva questa scena in casa, Adelaide continuava nel suo stato
estatico di « morta in piedi ». Le compagne, inchiodate
dalla meraviglia e dalla paura, osservavano il movimento delle sue
braccia: prima incrociate sul petto, ora pendevano lungo i fianchi,
come abbandonate, congiunte sul grembo. Tutte attorno a lei, ora non
la toccano più e non le dicono più
nulla.
Sopraggiungono però in quel momento Maria, sorella
di Adelaide, e Mariolina Masper, che erano partite poco prima di
Adelaide per tagliare un po' di erba per gli animali.
«
Maria, Maria, vieni a vedere la tua Adelaide », gridano Bettina
e Severa e mettono al corrente del fatto le due ragazze più
grandi. Ma intanto la visione stava per finire e Adelaide stava
ridiventando normale.
Maria si avvicina e, vedendo sua sorella
come sempre, pensa subito che sia stato uno scherzo e la prende in
giro con queste parole: « Dai, dai, pirola, non combinarmene
più! », e continua impassibile la sua strada caricandosi
l'erba raccolta.
Pirola era il nome di una povera donna del paese
cieca da un occhio. Quel nome era diventato il soprannome scherzoso
appioppato ad Adelaide, perché l'anno precedente stava per
perdere l'occhio destro a causa di un enorme foruncolo formatosi
sulla palpebra superiore.
Le compagne di Adelaide rimangono deluse
nel vedere l'indifferenza delle due ragazze più grandi dalle
quali speravano di ottenere aiuto. Quando Adelaide dopo dieci minuti
circa ritorna in sé, si rende subito conto dello stato di
preoccupazione e di attesa delle amichette che, impaurite, le sono
tutte attorno. Sta tremando tutta e balbetta parole che nessuna
capisce. La accompagnano alla carriola che era stata riempita di
fiori. Adelaide ci si siede dentro, rivolta però verso le
stanghe e con i fiori in grembo. Severa si rimette al posto del
conducente. Bettina si attacca alla stanga destra e via verso casa.
Tutte le altre seguono in silenzio.
Giunte al rigagnolo, stessa
operazione di prima. Adelaide scende, ma questa volta invece di
aiutare Severa a trasportare la carriola, si accoccola sopra un
masso, a un lato della strada, sola. All'altro lato stanno tutte le
altre che aspettano, sempre in silenzio.
Severa rompe il silenzio:
« Su, Adelaide, dimmelo, va, dimmelo, che cosa avevi? Ti
sentivi male? Che cosa hai visto? Hai visto il diavolo? Gli angeli?
La Madonna?»
Ma Adelaide non dice nulla. Ride, poi risponde:
« Se vai a prendermi delle margherite, te lo dico », e
invita l'amica a entrare nel vivaio di piante dall'altro lato del
sentiero.
« Ma mi dovrei bagnare le calze! », obietta
Severa.
Adelaide non insiste e si rassegna: « Andiamo
allora; te lo dico mentre andiamo in su ».
Riprendono il
viaggio verso casa. Adelaide monta di nuovo sulla carriola. Le
amichette, visto che Adelaide è disposta a parlare, la
tempestano di domande, ma lei non risponde una parola. Giungono così
vicine alle loro case.
Tutte deluse, si ritirano per la cena,
eccetto Severa, la quale, visto che Adelaide persiste a non dire
nulla, sta per andarsene anche lei.
Allora Adelaide comincia a
parlare: « Andiamo ancora, Severa; se mi porti fino alla
stradella, te lo dico ».
Severa non se lo fa ripetere e
giungono così a un lembo di prato che era diventato uno dei
ritrovi preferiti dei bambini. Adelaide e Severa si fermano e si
siedono sull'erba, sole.
« Me lo dici dunque, Adelaide, che
cosa avevi? Che cosa hai visto? Me lo dici dunque? », domanda
Severa.
Adelaide ormai non può più rifiutarsi e
lentamente, in modo incerto, quasi stesse scherzando, racconta: «
Ho visto... la Madonna... col Bambino in braccio e poi san
Giuseppe... e gli angeli...»
« Ma va'! Davvero? Dici
davvero? »
« Sì, è vero. Però non
dirlo alla mia mamma ».
Severa è trasecolata e pensa
che Adelaide voglia burlarsi di lei, perciò vuole che
l'amichetta confermi il racconto con il giuramento di rito: «
Ma è proprio vero? Proprio vero? Di': "Giuro!
«
Giuro, che io possa morire! »
E così, con quel
solenne giuramento convalidato perfino da un'imprecazione, incomincia
la « storia delle apparizioni di Ghiaie».
Le due
amiche ritornano verso le loro case. « Lo dico anche a Bettina?
», domanda Severa. Adelaide esita un po' e poi: «Sì,
diglielo». Giungono davanti alla casa di Bettina. Severa la
chiama: « Tu, Bettina, sai che cosa faceva l'Adelaide quando
non parlava? Vedeva la Madonna e il Bambino e san Giuseppe, tutti
circondati di angeli ».
Adelaide, sempre seduta nella
carriola, taceva.
Bettina, incredula e titubante, sorride e poi
tutte e tre assieme vanno al pozzo. Vedono venire verso di loro
Gertrude, una cugina di Adelaide.
« Tu, Adelaide, lo diciamo
anche a Gertrude? », domanda Severa.
Adelaide esita di nuovo
e poi: « Sì, dillo anche a lei ».
« Tu,
Gertrude, all 'Adelaide è comparsa la Madonna, il Bambino, san
Giuseppe e gli angeli », racconta Severa.
« Ma va'!
Sono tutte balle », obietta Gertrude.
« No, no, è
proprio vero. Non è vero, Adelaide? »
« Sì,
è vero, però non devi dirlo a nessuno, non devi dirlo
alla mia mamma, se no le prendo », conferma Adelaide.
E qui
avviene una scenetta di baratto, tipico fra i bambini. Infatti
Gertrude chiede ad Adelaide il permesso di dirlo anche a sua sorella
Maria. Ma Adelaide questa volta rifiuta irremovibilmente. Gertrude
allora ricorre al baratto: « Ti do un'immaginetta, se mi
permetti di dirlo... Te ne do due... Te ne do quattro...»
Alla
promessa di quattro, Adelaide si lascia comperare:
« Sì,
dillo pure, ma che le immaginette siano belle, neh! »A quel
tempo anche le immaginette di santi, specie se colorate, facevano
parte del piccolo tesoro nascosto dei bambini.
Come era da
aspettarsi, Maria non ci crede, ma, andando verso il paese, incontra
sua madre: « Tu, mamma, sai che al Torchio corre voce che
l'Adelaide abbia visto la Madonna? »
La mamma di Maria ride
incredula, ma è anche preoccupata: « Vi raccomando,
ragazze, non incominciate a dire sciocchezze, per carità!
»
Ritornata al Torchio, Maria incontra i genitori di
Adelaide fuori dalla loro casa: « Tu, Rico, hai saputo che la
tua Adelaide ha visto la Madonna? »
La mamma Annetta, che
aveva già sentito qualcosa, quasi sicuramente da Palmina, si
turba un poco e dice:
« Per carità, ragazze, non
cominciate... »
Al termine della funzione in chiesa,
Nunziata rientra a casa e trova il tavolo ingombrato da un mucchio di
fiori. Erano quelli colti da Adelaide e compagne, che non avendo
trovata Nunziata in casa, le avevano buttato i fiori sul tavolo alla
rinfusa.
Nunziata a quella vista si spazientisce e se la prende
con suo padre: « Avevo messo tutto in ordine prima di andare in
chiesa e ora guarda che disordine c'è ».
Ma lui
obietta: « Ma non glielo avevi detto tu, all'Adelaide, di
andare a prendere i fiori per l'altarino? Lei è andata a
coglierli e, quando è tornata, me li ha buttati sul tavolo e
mi ha detto: "Neh, Piero, di' alla tua Nunziata che le
margherite le ho fatte e non mi sgridi più! "»
La
madrina della piccola esce in cortile per ringraziare la figlioccia.
Erano circa le 21.30, ma non la trova. Di corsa le si fa incontro la
cugina Maria che tutta in agitazione le dice: « Tu, Nunziata,
hai sentito? Mentre l'Adelaide coglieva i fiori per il tuo altarino,
ha visto la Madonna ».
« Bah! Smettila, che dici? Non
ti vergogni a dire queste cose? Sono cose serie, sai?»
«
A me l'hanno raccontata la Severa e le altre bambine che erano con
l'Adelaide ».
« Tacete, tacete, per carità,
ragazze, perché, se vengono a sapere queste cose, ci mettono
tutti in prigione, sai? »
Nunziata torna in casa sconvolta,
va al tavolo e, anche se molto stanca, con pazienza raccoglie i fiori
a uno a uno per piccoli mazzetti che pone subito nei vasetti sopra
l'altarino, davanti al quadretto della Madonna.
« Con quel
pizzo e con i fiori di Adelaide, il mio altarino stava bene [faceva
la sua bella figura]», racconterà in seguito con
compiacenza Nunziata.
Passiamo ora in casa di Adelaide. Cati, la
sorella maggiore, anche lei appena tornata dalla chiesa con Nunziata,
appena messo piede in casa, si sente dire dai genitori: « Sai
che cosa dice l'Adelaide? Dice che ha visto la Madonna! »
E
il papà aggiunge: «Le ho dato due pedate e l'ho mandata
a letto senza cena! »
A queste rivelazioni, Cati va subito
da Nunziata nella casa attigua per informarla: «Sai che cosa mi
hanno detto i
miei? Che l'Adelaide ha visto la Madonna, perciò
mio papà non solo non le ha creduto ma l'ha mandata a letto
senza cena. Vieni con me e andiamo di sopra a vederla ».
Le
stanze da letto delle due famiglie si trovano vicine sullo stesso
pianerottolo. Salite le scale, le due ragazze entrano nella stanza e
investono l'Adelaide: « Che cosa hai inventato? Sei pazza? Non
sai che possono venire a bruciare la casa? O a cacciarci in prigione?
»
Nunziata non stava esagerando e Adelaide sapeva bene a che
cosa si riferissero le due. A quei tempi non era raro vedere il fumo
innalzarsi nel cielo per qualche casa in fiamme a cui i nazifascisti
avevano appiccato il fuoco per rappresaglia o solo per il sospetto
che qualcuno avesse aiutato o nascosto dei partigiani.
Adelaide,
tutta mortificata per quei rimbrotti e quelle minacce, si limita a
rispondere: « E’ vero che l'ho vista! E’ vero!
Avevo detto alla Palmina di non dirlo; se lei non lo avesse detto, la
mamma non mi avrebbe chiesto niente e io non avrei parlato. Ma è
vero che io l'ho vista, non è una bugia ».
Intanto
Palmina, alla quale non sembrava vero di essere diventata così
importante tutto in un colpo, e meravigliata che le si prestasse
tanta attenzione da parte dei grandi, stava raccontando ancora ai
genitori quel poco che sapeva: « L'Adelaide in cerca di fiori
ha alzato gli occhi su una pianta di sambuco; mentre stava
staccandone i fiori, ha visto anche due colombine che volavano sopra
ed erano quelle del Colleoni e mentre le seguiva con lo sguardo ha
visto la Signora. E’ vero che l'Adelaide pareva morta in piedi
».
Ma come erano andate veramente le cose? Sentiamolo dalla
diretta interessata, Adelaide, quando due anni dopo, avendo imparato
a scrivere un po' di italiano, affida a un quaderno le sue memorie,
testo che chiameremo Diario. Non ci si deve aspettare che descriva
tutto. La bambina è già di per sé molto
sintetica anche nel parlare.
Alcuni particolari si verranno a
sapere solo più tardi, in circostanze diverse. Purtroppo in
queste apparizioni mancò chi, subito dopo i fatti, domandasse
e mettesse per iscritto ciò che la bambina diceva. Così
si è corso il rischio che il contenuto delle visioni potesse
sovrapporsi e confondersi e che i particolari di una fossero
attribuiti a un'altra.
Inoltre siamo sicuri che i veggenti non
possono dirci tutto. Ci sarà sempre una parte che rimane
misteriosa, segreta, tra la Madonna e il veggente, anche quando non
cade sotto la raccomandazione esplicita del segreto. Noi ci dobbiamo
accontentare di ciò che essi confidano, che di per sé è
già molto.
Particolare da richiamare e sottolineare è
il fatto che la bambina non parla italiano, per cui la Madonna si
rivolge a lei in bergamasco, quel bergamasco parlato a Ghiaie e
precisamente al Torchio. A quei tempi, l'italiano lo si imparava solo
a scuola con grandi sforzi e scarsi risultati. I parroci stessi si
ingegnavano a tenere le loro omelie in chiesa in modo bilingue,
soprattutto quando volevano essere sicuri di essere capiti bene. I
termini in italiano che si usavano erano pochi, imparati soprattutto
al catechismo quando bisognava rispondere in italiano alle
domandine.
Il bergamasco che la Madonna usa, almeno come ci viene
riportato da Adelaide, è semplice e nello stesso tempo
perfetto. I vocaboli e i verbi che la Madonna usa sono appropriati e
perfino eleganti! E nonostante a molti il bergamasco suoni come una
parlata dura, sulla bocca della Madonna acquista un tono dolce e
armonioso. La piccola veggente rimane affascinata dalla dolcezza di
quella voce che neppure l'asprezza del bergamasco riesce a intaccare.
Niente da dire: la Madonna sa fare sempre tutto bene. Perfino parlare
un bellissimo bergamasco!
Diamo qui la traduzione in italiano come
Adelaide l'ha scritta, senza alcuna correzione. Ma ci ritorneremo
sopra più avanti. Inoltre quasi tutti i personaggi che ani
mano le scene, don Luigi Cortesi compreso, parlano in bergamasco.
Ma
ecco che cosa scrive Adelaide di quel 13 maggio 1944, ore 18 circa:
«
13 maggio. Io andavo a cogliere i fiori per la Madonna che c'è
a metà scala per salire in camera in casa mia. Avevo colto
margherite e le avevo messe in una carriola che aveva fatto mio
papà.
« Vidi un bel fiore di sambuco ma era troppo in
alto perché lo potessi cogliere. Stetti ad ammirarlo, quando
vidi un puntino d'oro, che scendeva dall'alto e si avvicinava a poco
a poco alla terra e mano mano si avvicinava si ingrandiva e in esso
si delineò la presenza di una bella Signora con Gesù
Bambino in braccio e alla sua sinistra san Giuseppe. Le tre persone
erano avvolte in tre cerchi ovali di luce e rimasero sospese nello
spazio poco distante dai fili della luce. La Signora bella e maestosa
indossava un vestito bianco e un mantello azzurro; sul braccio destro
aveva la corona del rosario composta da grani bianchi, sui piedi nudi
aveva due rose bianche. Il vestito al collo aveva una finizione di
perle tutte uguali legate in oro a forma di collana. I cerchi che
avvolgevano le tre persone erano luminosi con sfumature di luce
dorata.
« Al primo momento ebbi paura e feci per scappare,
ma la Signora mi chiamò con voce delicata dicendomi: «Non
scappare che sono la Madonna".
« Allora mi fermai fissa
a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò, poi
aggiunse: "Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col
prossimo e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove
sere sempre a quest'ora".
« La Madonna mi guardò
per qualche istante, poi lentamente si allontanò senza
voltarmi le spalle. Io guardai finché una nuvola biancastra li
tolse al mio sguardo. Gesù Bambino e san Giuseppe non
parlarono, mi guardarono solo con espressione amabile».
Per
ora ci limitiamo al resoconto dei fatti delle apparizioni, la
cronistoria. I commenti li rimandiamo alla seconda parte di questo
studio. Per essi ci serviremo anche di un'altra versione, che
Adelaide ha messo per iscritto dopo le apparizioni riportando le
parole che la Madonna pronunciò in bergamasco.