Messaggio del 28 giugno 1985:Cari figli, oggi vi affido un Messaggio con cui desidero invitarvi all'umiltà. In questi giorni avete sperimentato una grande gioia per tutte le persone che sono giunte, e con amore avete raccontato le vostre esperienze. Ora vi invito a continuare nell'umiltà, e a parlare con cuore aperto a tutti coloro che arrivano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
QUEI CARI CONIGLI...
Davanti alla gabbia dei suoi conigli, Giannina, che ha visto
sbocciare, con le ciliegie, il suo diciassettesimo anno, pensa,
sospesa, cose molto serie. Di solito, sola di fronte alle nuove
nidiate che ruzzolano, fiutano, increspano i baffi, si sgomentano al
fruscia di una foglia che cade, ella, scoppia a ridere e si dimena
per la gioia. Son ben buffi questi frugolini dalle pellicce grigie,
all'ultima moda, col loro aspetto di pupazzi in cartone e i loro
occhietti neri, che non si preoccupano di niente!
Oggi invano essi
si rizzano compatti, lungo la rete metallica, che quasi li maschera
come una nuvoletta; invano essi corrono pazzamente con le codine
irrequiete e i lunghi orecchi ritorti: davanti alla gabbia dei suoi
coniglietti scatenati, Giannina pensa molto seriamente e i suoi
sguardi fissano un punto lontano, nella penombra sconfinata dei sogni
irraggiungibili.
Che cosa sogni, Giannina? Forse sei anche tu
una di quelle pupazze sperse che maledicono e tentano sfuggire la
vita perché ne hanno perso ogni attrattiva? Non mi piacciono
affatto quelle signorinette di diciassette anni, la cui alta
filosofia è piena soltanto di rimpianti; maledice l'esistenza,
e non sa più sorridere vedendo trotterellare i conigli grigi,
gioia dei bimbi. No, signore, no! L'assicuro che i gravi problemi
della vita non mi spaventano affatto; le preoccupazioni, che
m'inquietano oggi, non sono quelle che tormentano le signorine snob,
che sprecano lacrime in ridicole disperazioni; ho il cuore a posto,
sono Figlia di Maria io, e prego Dio con tutte le forze dei miei
diciassette anni. Soltanto... - Soltanto... ecco: c'è, anche
se tu non lo dici, un « soltanto », un'idea fastidiosa,
nera, che tormenta il tuo cervello piccino, dove non vorrei vedere
che l'azzurro senza macchia, proprio della tua età.
-
No, non tristi presentimenti, ne malumori; soltanto un dispiacere, un
grosso dispiacere, perché non potrò, l'anno venturo,
concedermi, come le mie amiche, una grande gioia, che da tanto tempo
è il mio unico sogno! - E questo sogno? - Andare a Lourdes! Ma
non ho un soldo. ...Davanti alla gabbia dei suoi conigli, Giannina è
desolata.
I conigli cresciuti, curati quasi con tenerezza, sono
diventati grassi e paffuti. Ogni giorno con commovente attenzione,
Giannina li rimpinza d'erba fine, di cavoli teneri e anche, che lusso
in questi tempi tanto difficili!, di tutto quel pane che può
mettere da parte: il suo pane! Ed eccoli così belli da mettere
invidia in ogni casseruola. Quando, durante la cena, si discute il «
menu » per l'indomani, la madre si meraviglia di sentire, tutte
le settimane, questa risposta, che ritorna regolarmente, come i
quarti di luna:
- Mamma, e se mangiassimo un coniglio?
La buona
donna., imbarazzata di vedere che sua figlia nutre per i piccoli
alunni un amore cossi appassionato, solo per il desiderio di
mangiarli, si domanda da dove le venga questa ghiotta, strana mania
per la carne dei suoi poveri pensionati.
- Ancora coniglio! -
borbotta settimanalmente il padre che annusa l'odore di cipolle
fritte nella fattoria. - Giannina ne va maga!
- Come, tu? Ma se
fino a poco fa arricciavi il naso, quando tua madre te ne serviva?!
-
Ho cambiato gusto, papà caro!. Vorrei mangiarne tutti i
giorni, alche due volte al giorno!
- Capricci! passeranno! - Non
credo, papà...
Davanti alla gabbia, dove si agitano i
coniglietti della sesta covata, Giannina sogna sorridendo... Sei
generazioni si sono successe nella conigliera, ugualmente viziate,
ugualmente accoppate, squartate e fritte... squartate soprattutto!
Infatti il coniglio non scompare completamente; morto e sotterrato,
lascia ancora la pelle. Riempite di paglia, appese a una trave,
vigilate con amore, dieci, venti, trenta, quaranta pelliccie grigie
sono allineate da mesi e aspettano il cenciaiolo. - Pelli di
coniglio! Pelli di coniglio!
Giannina si precipita in solaio,
afferra a uno a uno i resti dei condannati e scende a quattro a
quattro cori le braccia cariche.
- Signore, signore, volete
comperare queste? Trattative, discussioni.
- Guardate come sono
belle... Eh no, li conosco anch'io i prezzi, o duecento lire o
niente...
Erano quei tempi felici, ormai lontani, quando il
coniglio, battezzato volpe o visone, era una pelliccia di lusso,
grazie alla genialità dei pellicciai.
Giannina
s'impunta, cavilla, discute, si accorda per una, cede su una seconda,
si rifà su una terza, vanta l'artico1o. - Come sono grandi e
pelose! Guardi che pelo! Ebbene, per farvi un piacere, vi compro
tutte le pelli per seimila lire... Davanti alla gabbia, dove si
sbattono dei coniglietti allegri di tre settimane - la conigliera
come la storia è un perpetuo rinnovarsi - Giannina non sogna
più, ride, canta, salta:
- Su svelti, piccini miei,
crescete! Quanto vi voglio bene per la gioia che mi date! Ancora due
mesi e ce ne andremo a fare un bellissimo pellegrinaggio!
Ce ne
andremo? - oh, cara gioventù egoista e incantevole!
-
Papà, mi piacerebbe andare a Lourdes!.
- Non ho soldi,
piccina, quest'anno! Sulla vigna il gelo, il grano tempestato, la
verdura intisichita dalla siccità... - Papà, non ti
domando danaro… vorrei soltanto il permesso... - E il
danaro?
Ella spalancò, sfogliò il suo libro da
Messa, illustrato in ogni pagina di bigliettoni di banca... Da dove
vengono? - Da tutti i conigli che ti ho fatto mangiare, papà!
Oggi
la signorina Giannina è a Lourdes; è gaia, tutta gioia,
ubriaca di allegria, felice! Canta, vive il suo sogno, trionfa.
Davanti alla Grotta, mattina e sera e spessissimo durante la
giornata, ella prega per il suo papà, per la mamma, per tutti
i suoi cari, per se e... per i suoi conigli!
Il curato, che mi ha
raccontato questa storia vera e graziosa, è un pellegrino
ostinato, giovane, appassionato di apostolato, benemerito di Lourdes;
un uomo dalle spalle larghe, sempre meno però del suo cuore.
Me l'ha raccontata, fiero e commossa, per la gioia di aggiungere un
piccolo fiore di campo al fascio di gloria che piace di portare, ogni
giorno più ridente e bello, ai piedi della Madonna.
In
quanto a Giannina, non ho neppure cercato di conoscerla; preferisco
ricordarla senza un volto ben definito, avvolta nel mistero;
preferisco rivederla sempre come me la dipinse il suo curato: carica
di verdure, china sulla gabbia dei conigli, ma col cuore proteso alla
Vergine, intenta solo a spronarli: «Su, piccini miei, crescete
presto!. L'anno venturo ce ne andremo a fare un pellegrinaggio e sarà
bellissimo!... ».