Messaggio del 25 aprile 2007:Cari figli, anche oggi vi invito di nuovo alla conversione. Aprite i vostri cuori. Questo è tempo di grazia, finché sono con voi, sfruttatelo. Dite:”Questo è il tempo per la mia anima”. Io sono con voi e vi amo di un amore incommensurabile. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. IL GRAZIE DELLA BRETONE
Che aria miserabile e abbandonata aveva, mio Dio!, la vecchia
Bretone, che vidi un mattino seduta su uno sgabello nel cortile
dell'albergo!
Mentre i pellegrini affamati, dopo una lunga notte
di viaggio insonne, si mettevano a tavola, se ne stava in disparte,
volutamente appartata, insensibile a quanto avveniva e certamente
sconosciuta a tutti. Qualcuno, vedendola così abbandonata,
aveva cercato di addomesticare quel truce riserbo: « Venga tra
noi, mamma, e beva una tazza di caffè, che le farà
certamente meglio di una crosta di pane secco!».
Le donne
s'aiutavano per farle posto, ma no!, ella rifiutava con un
leggerissimo ondeggiamento della sua cuffia di pizzo logoro, e un
timido grazie appena percettibile. Non insistettero, ma si poteva
indovinare dai loro visi ch'erano presi da grande, fraterna pietà.
Gli incontri di Lourdes, anche tra sconosciuti, non sono mai senza la
grazia della carità. Essi, pur venendo da Quimper, erano
andati, ancora coi bagagli in mano, direttamente alla Grotta per
comunicarsi: ne avevano riportato quell'amabilità sorridente,
fatta dal desiderio di aiutarsi e di soccorrersi, che è uno
dei fiori misericordiosi di Lourdes.
Rimase quattro giorni nel suo
volontario isolamento. All'ora dei pasti la vecchietta riprendeva il
suo posto, sempre il medesimo, nell'angolo più lontano del
giardino, tenendo davanti il suo fagotto, sempre silenziosa.
Poverissima sicuramente, ma fiera e così decisamente taciturna
che tutti la guardavano con rispetto senza nemmeno osare turbare la
sua solitudine. A chi tentava di sapere il suo nome o il paese,
rispondeva con un sorriso triste: « A che serve? Tanto non mi
conoscete! ». E tornava subito a chiudersi in se stessa.
Perfino negli atti più comuni pareva pregasse. Così la
osservavo un giorno che si riposava, spossata, al ritorno dalla
processione col Santissimo Sacramento: la lunga preghiera del
pomeriggio non aveva per nulla affievolito il suo coraggio nè
raffreddato l'ardore; e mentre i pellegrini si agitavano intorno a
lei e chiacchieravano allegri, la solitaria Bretone, rifugiata in un
angolo d'ombra, recitava ancora il Rosario.
Una donna diceva a
bassa voce: « Deve essere ben grande la sua pena, o il miracolo
che è venuta a chiedere! ». Non era invece nè
eccesso di dolore nè desiderio di un favore straordinario che
ve l'avevano condotta. La vecchietta dall'umile cuffia sciupata,
venuta a Lourdes per la prima volta, apriva la sua anima, il cuore,
il pensiero alla dolce azione della grazia. Era un canto, un «
Magnificat » senza fine, quel suo raccolto continuo pregare.
Me
lo confidò una sera in cui, vedendola così tutta sola,
l'avevo avvicinata con una delle frasi comuni che iniziano ogni
conversazione: - Mi sembra molto stanca, signora: è forse
sofferente?
Mi fissò a 1ungo, meravigliata che qualcuno si
degnasse occuparsi di lei.
- Oh no! Non sono ne stanca ne
malata.
Il suo viso si schiuse ad un invidiabile sorriso, che
illuminò i suoi tratti raccolti, quasi senza vita; una gioia
nuova la trasfigurava come se un'altra persona più giovane,
con parole tanto diverse, avesse preso il posto di quella maschera
impassibile, che celava misteriosamente ogni pensiero.
Allora,
confidente, quasi familiare, con la foga di chi può finalmente
rivelare un segreto troppo a lungo tenuto, la vecchia Bretone
sospirò:
- Sono felice! Oh, tanto felice!... lo vorrei...
varrei...
Un singhiozzo soffocò le parole mozze, ma, tra le
lacrime, continuava a brillare il sorriso, testimonio di una immensa
gioia interiore. E, quasi contemplasse una visione lontana, continuò:
- Vorrei che tutta la terra potesse cantare a Lui, con me, il mio
grazie.
Compresi subito l'ansia di sfogare la sua riconoscenza,
gridandola nel cielo di Lourdes, dove le grazie fanno sfavillare di
luci la Misericordiosa.
...Sei mesi prima questa donna
singhiozzava angosciata presso il capezzale del primogenito, sfinito
da un male implacabile, senza speranza, e, quel che è peggio,
nella disperazione per la fine imminente. A questo suo grande dolore
di madre si aggiungeva, per torturarla più paurosamente,
quello di credente: il giovane, sviato da lungo tempo, non voleva
saperne di riconoscere Dio e del suo perdono. La morte, pure nel
pianto, l'avrebbe accettata senza lamenti, ma alla dannazione del
figlio, no!, non poteva rassegnarsi; avrebbe dato volentieri la vita.
Dio però non accetta che raramente tali sacrifici.
Così
il martirio della sua anima raddoppiava quello del cuore, tanto più
che, con l'approssimarsi della fine, l'ostinazione del morente pareva
aumentasse.
- No! No! Ti prego! - rispondeva alle suppliche della
madre per chiamare il Prete, tutto quello che vuoi, ma questo no,
mai...
Fu allora che un barlume sempre più distinto
attraversò la sua angoscia cupa: la speranza, l'unica che
restasse, la speranza in Colei che nulla può rifiutare alle
madri; e gridò tutto d'un fiato: « Nostra Signora di
Lourdes, lo dovete salvare il mio ragazzo!».
Tre giorni
d'attesa, ma senza ansia febbrile, ne quell'impazienza snervante che
fa battere il cuore a gran colpi nel terrore del dubbio. Non un «
forse»: ella era sicura; e venne la notte in cui la grazia
supreme le fu concessa. Il figlio, svegliatosi di soprassalto dal
torpore che andava aumentando, cercò la sua mano e: - Mamma -
mormorò - fa venire il curato.
Era salvo! Mentre il prete
liberava l'anima del figlio, ella corse nella sua camera, si prostrò
in pianto davanti alla Vergine: « Grazie, oh! grazie! Sì,
io verrò da Te per piangerlo ancora, perché il mio
cuore non sarà guarito, ma sopratutto per ringraziarti come Ti
ho promesso».
Finì così la sua commovente
confidenza: - Non siamo ricchi, ma neppure in miseria, ed ho voluto
portare il mio grazie alla Vergine nell'umiltà per renderlo
più meritorio, perché la mia visita fosse un vero
pellegrinaggio di penitenza. Ho messo cenci, come vestono le più
povere tra noi. I conoscenti che mi incontrano si domandano
meravigliati perché io abbia lasciato laggiù la veste
fiorata, il corsetto di velluto e la cuffia di trine prezioso,
orgoglio delle donne bretoni. Per ringraziare Nostra Signora di
Lourdes meno indegnamente, ho voluto vivere qui come i poveri. Con
l'omaggio della mia gratitudine, offro alla Vergine quello più
duro del mio orgoglio, perché comprenda che mi sono spogliata
di tutto davanti a Lei e che ho voluto così incominciare a
pagare il mio debito.
« Avevo perduto il figlio: Ella l'ha
reso a Dio; il mio grazie, fatto di rinuncia e di sacrificio è
il meno che io possa dare per questa gioia immensa ».
Mentre
ella mi rivelava il segreto, vedevo fissi su di lei gli sguardi
impietositi delle altre donne. Pensavo che nessuna di esse, nemmeno
la più pia e la più fervente, avrebbe mai indirizzato
alla Miracolosa una preghiera più bella di questa.