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La devozione laica e religiosa.
Una apparizione alle porte di Roma
La nascita del santuario delle Tre Fontane si inserisce in un
momento di forte recupero della pietà mariana. Nell’ultimo
dopoguerra si è assistito all’incontro tra la volontà
delle autorità ecclesiali e dello stesso pontefice di
realizzare una generale mobilitazione in favore del culto alla Madre
di Cristo e la naturale inclinazione dei credenti verso questa
espressione della fede. La Madonna veniva indicata quale efficace
baluardo a difesa del cristianesimo di fronte alle difficoltà
poste dalla ricostruzione e dal confronto con modelli di civiltà
concorrenti e fortemente temuti.
La pubblicistica cattolica, che
si trovava ormai ad offrire le proprie letture della realtà
sociale e religiosa in antagonismo con numerose altre, cercava
modelli unificanti e intorno ai quali raccogliere un ampio consenso.
Si sottolineava che quella presente era «l’ora di Maria»
- preconizzata da personaggi come san Luigi Grignion de Montfort, il
padre Guglielmo Chaminade1 e in tempi più recenti dal frate
minore conventuale san Massimiliano Kolbe - che avrebbe preparato il
«trionfo di Cristo e della sua Chiesa».
Già
durante la guerra Pio XII aveva affidato alla Madonna del Divino
Amore la protezione della città, e quel luogo era così
divenuto il simbolo della salvezza dell’Urbe e l’itinerario
principe della sua pietà mariana. Tuttavia accanto a questo
fenomeno, che aveva visto il favore delle autorità ecclesiali,
si inseriva nella prima metà del 1947 un fatto nuovo che dava
vita ad una devozione dal carattere spontaneo. La Madonna era apparsa
ad un protestante nei pressi delle Tre Fontane, una zona periferica,
ma legata alla storia religiosa della città, che vi
riconosceva il luogo del martirio di san Paolo.
La grotta
dell’apparizione si trovava su di una collina prospiciente la
via Laurentina e che costituiva un lembo del confine settentrionale
del comprensorio dell'E.U.R. Non erano distanti né la basilica
di san Paolo fuori le mura, né lo stesso santuario del Divino
Amore, che era comunque assai più decentrato.
Almeno fino
alla seconda guerra mondiale la zona era stata fortemente legata alla
organizzazione rurale dei Trappisti dell’abbazia delle Tre
Fontane, i quali non solo erano proprietari di una vasta zona
all’intorno, ma avevano creato una efficiente realtà
economica locale, nella quale erano inseriti un buon numero di
contadini con le loro famiglie. Era stata anche costruita nel 1908
una scuola per i figli dei contadini, attigua all’abbazia e
tenuta dalle suore Maestre Pie Filippini.
Tuttavia il contesto
sociale andava rapidamente mutando, poiché il nascente
quartiere dell’E.U.R. avrebbe fatto progressivamente rientrare
il nuovo spazio sacro all’interno di una zona vitale per lo
sviluppo della città moderna.
Ciò che accadde in
seguito alla diffusione della notizia di una apparizione alle porte
di Roma, dando luogo ad un fenomeno anche numericamente
significativo, era il risultato di diversi fattori, tra i quali il
desiderio di uscire dalla condizione di sofferenza cronica cui la
guerra e la successiva ricostruzione avevano costretto la gente.
Oltre però alle diverse congiunture, comunque legate alla
difficile situazione sociale del dopoguerra, l’analisi di
quanto accaduto alle Tre Fontane mostra che esiste all’interno
del cattolicesimo della capitale una chiara opzione mariana, che si
esprime attraverso una varietà di manifestazioni.
A partire
dalla fine del maggio 1947 la gente cominciava ad affluire sempre più
numerosa e la prima relazione del comando agenti di P.S. dell’E.U.R.,
sotto la cui giurisdizione il luogo si trovava, recita:
Nel
tardo pomeriggio di ieri nella zona dell E.U.R. si sparse la voce che
un certo Cornacchiola Bruno pare protestante, sinora non
identificato, mentre giocava con dei bambini, pare suoi figlioli, nel
boschetto di eucalipti di detta mostra, avrebbe vista la Santissima
Vergine seduta su di una pietra tufacea, in una specie di grotta ivi
esistente. Pertanto fedeli locali si sono recati sul luogo per
rendere omaggio alla Vergine. Vuolsi che lo stesso Cornacchiola
avrebbe riferito a persona del sito che giovedì p.v. nello
stesso luogo gli dovrà ricomparire la Santissima
Vergine.
Ancor prima che dalle competenti autorità
ecclesiali, il veggente fu interrogato dalla polizia, giacché
questi eventi recano notevoli implicazioni di ordine pubblico, per la
loro capacità di raccogliere l’interesse di migliaia di
individui:
Comunico che Cornacchiola Bruno di Antonio ha
confermato visione Santissima Vergine ripetutasi il 12 aprile, 6 et
23 maggio. Ha dichiarato inoltre di non aver organizzato
pellegrinaggi a grotta Tre Fontane ove sarebbe manifestatosi
fenomeno.
Il primo periodo fu caratterizzato da una
partecipazione copiosa di fedeli, che si riversavano alla grotta
carichi di attese. Le manifestazioni di fede erano talora composte e
contenute, altre volte caratterizzate da una forte emotività,
dovuta al desiderio di partecipare all’esperienza mistica del
tranviere. L’osmogenesi, che spesso è detta accompagnare
le apparizioni mariane o di taluni santi, creava curiosità nei
fedeli e molti asportavano il terreno della volta della grotta come
reliquia:
La credenza popolare ha sparso la voce che tale
profumo avrebbe una particolare superiore caratteristica.
Era
questo l’aspetto più temuto dalle autorità
ecclesiali, che scorgevano in questi episodi un pericoloso
irrazionalismo e il sorgere di devozioni incontrollabili. Il primo ad
intervenire è il parroco del Buon Pastore alla Montagnola, che
fa esporre all’ingresso della grotta un cartello che suscita il
dispetto della gente:
Innanzi di prestare fede, si consigliano
i fedeli ad attendere il parere delle Autorità
Ecclesiastiche.
Si registrano episodi di intolleranza,
come quando un frate domenicano che aveva invitato i presenti alla
cautela, ricordando che «la Chiesa non aveva detta la sua
parola a conferma dell’Apparizione», veniva a fatica
difeso dall’agente di servizio. Lo stesso accadeva ad una
giovane protestante che «inopportunamente credette accennare
alle sue idee circa la Verginità di Maria».
L’afflusso
dei visitatori era così sostenuto da far ritenere al questore
Polito che fosse necessario «inviare sul posto almeno 20
uomini, destinati soltanto a questo servizio, alle dipendenze almeno
di un abile sottufficiale». Intanto la gente cominciava ad
invocare la Madonna apparsa col titolo di Vergine della Rivelazione,
che rappresentava una novità nel contesto della pietà
mariana, ma non tale da uscire dall’ortodossia. Tale
appellativo richiamava l’idea di un legame, peraltro da
chiarire, con la Parola di Dio ed anche di un messaggio per il popolo
cristiano. Un uomo impone alla figlia nata in luglio il nome di Maria
Rivelata.
All’ingresso della grotta un cartello autografo
del veggente invitava al rispetto della sacralità del luogo e
si presentava come una vera e propria abiura, insieme ad un invito
alla conversione dai toni catartici:
Tu creatura infelice nel
mondo del peccato, rovescia le tue pene ai piedi di Maria Vergine
della Rivelazione, confessa i tuoi peccati e bevi in questa fonte di
misericordia di Dio e Maria, la dolce madre di tutti i peccatori,
ecco ciò che ha fatto per me peccatore.
Militavo nelle file
di Satana, nella setta Protestante Avventista, ero nemico della
Chiesa e della Vergine, qui il 12 aprile 1947 con i miei tre bambini
è apparsa la Vergine della Rivelazione dicendomi di rientrare
nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana con segni di rivelazioni che
Lei stessa mi ha dettato.
Infinita misericordia ha vinto questo
nemico che ora ai suoi piedi implora perdono e pietà, amatela,
Maria è la madre nostra, amate la Chiesa con i suoi figli è
il manto che ci copre nell’inferno che si scatenerà nel
mondo, pregate molto e allontanate i vizi della carne, pregate!.
Si notano pellegrinaggi che uniscono al consueto itinerario
del Divino Amore, una «sosta alla grotta dell’Apparizione»,
tuttavia non si sono stabiliti, neppure in avvenire, legami
significativi tra i due santuari. Fino al mese di agosto permane una
certa eccitazione tra i fedeli che si recano alle Tre Fontane e, a
parte i numerosi miracoli segnalati in quel periodo, le carte di
polizia evidenziano episodi di difficile lettura, come questo che
riportiamo senza alcun commento:
Stamane, verso le sette e
trenta, circa un centinaio di persone, mentre sostavano presso la
nota «Grotta dell’Apparizione», hanno visto
apparire, sulla parte soprastante ad essa, la Vergine, ricoperta di
un manto azzurro. Le suddette persone hanno asserito che
l’apparizione è durata circa 10 minuti e che la Vergine
ha indicato con un dito il sole, nella cui direzione è
scomparsa e poi brevemente riapparsa.
Subito la grotta fu
riempita di fotografie, spesso di graziati o militari dispersi in
guerra, di malati o persone che in questo modo intendevano porsi
sotto la protezione della Madonna apparsa. Questa abitudine si è
conservata intatta nel corso degli anni e denuncia un senso di
sfiducia e angoscia legato agli aspetti tragici dell’esistenza,
che trova lenimento in questo caso attraverso la consegna ideale di
se stessi al sostegno divino. Spesso i motivi della pietà alle
Tre Fontane ripetono forme espressive ormai acquisite dalla devozione
mariana e che ne rappresentano il suo lessico interno. Si fa
riferimento all’aspetto penitenziale, che si esprime qui
attraverso la recita del rosario, l’invito alla pia pratica dei
nove venerdì del Sacro Cuore, o con periodici richiami al
digiuno e all’astensione da alcuni divertimenti ritenuti
pericolosi per la moralità delle persone. Si legge in un
volantino distribuito alla grotta nel maggio 1949:
Il 24 maggio
sia grande giornata di penitenza: niente balli, niente cinematografi
e teatri; per coloro che fumano, astenersi dal fumare. Evitare ogni
vanità.
Queste forme, pure in sintonia con quanto
richiesto in altre apparizioni, sembrano limitare il rapporto con Dio
alla dimensione della misericordia e del perdono, ma spesso si legano
ad una sincera ricerca di cambiamento e ad una più forte
adesione ai valori del cristianesimo.
Il fatto che la Madonna
apparsa avrebbe fatto esplicito riferimento all’efficacia della
pratica dei nove venerdì, viene talora indicata come una sua
autorevole conferma.
I Trappisti della vicina abbazia
L’autorità ecclesiastica era sostanzialmente assente
alle Tre Fontane, ove si eccettuino interventi disciplinari del
Vicariato o del Santo Offizio presso i religiosi locali, espressi di
preferenza oralmente. Questo vuoto d’autorità si
traduceva in una presa di possesso del luogo da parte di persone o
particolarmente devote, o attratte dalla possibilità di
ricavarne qualche utile.
Notevole era la presenza del clero, cui
non era stato impedito di recarsi in forma privata alla grotta
dell’apparizione. I padri Trappisti della vicina abbazia delle
Tre Fontane non rimasero estranei a quanto accadeva nel bosco di
eucalipti, già di loro proprietà. Il cronista
cistercense, con tono distaccato e prudente, identifica il prodigio
nella mera conversione di un apostata:
Il giorno 12 aprile si
dice che la Madonna apparisse ad un certo Bruno Cornacchiola, di
Cattolico fattosi Protestante, invitandolo a rientrare nella Chiesa
Cattolica Apostolica Romana [..] Vicariato di Roma ha vietato per il
momento agli ecclesiastici di ingerirsene, e sta studiando a fondo la
difficile questione.
Le assente apparizioni furono tenacemente
sostenute dall’abate Alfonso Barbiero e dall’economo
padre Bernardino Tacoella. Quest’ultimo cercò di
ottenere la retrocessione del bosco di eucalipti da parte dell’Ente
E.U.R. per edificarvi un santuario, interessando fra gli altri don
Luigi Sturzo, che in una lettera al Sottosegretario di Stato Giulio
Andreotti mostra piena fiducia nei fatti soprannaturali:
I
Padri Trappisti delle Tre Fontane hanno fatto domanda a S. Ecc. De
Gasperi, tempo fa, per rientrare in possesso di un terreno di loro
proprietà, di cui erano stati espropriati per i lavori
dell’Esposizione Universale E.U.R. Tale zona di terreno, però,
non poté essere utilizzata in modo alcuno ed essi
desidererebbero riaverla per poter edificare un Santuario nel luogo
stesso ove sono avvenute, dallo scorso aprile in poi, varie
apparizioni della Madonna e dove l’affluenza deifedeli è
notevole. Ti prego di volerti interessare affinché la domanda
venga esaminata e, possibilmente, accolta.
Tuttavia nulla
fu possibile ottenere per la intransigente quanto legittima posizione
assunta dal Commissario straordinario dell’Ente E.U.R. Severi,
il quale consultava in merito le autorità ecclesiastiche, che
«non si erano pronunciate sull’attendibilità
dell'apparizione».
In occasione delle festività
mariane, che richiamavano un gran numero di persone alla grotta, la
vicina abbazia diveniva l’approdo naturale dei penitenti:
La
notte precedente l’Assunta e la Natività di Maria, una
gran massa di popolo vegliò con candele accese presso la
Grotta, e verso le due del mattino si riversava nell ‘Abbaziale
per le confessioni e le S. Messe che si susseguirono ininterrotte per
tutta la mattina.
Gli esordi del Comitato “pro Grotta delle Tre Fontane”
Non ci volle molto per vedere la prima forma organizzata di culto
alla Madonna apparsa, dovuta alla iniziativa congiunta di laici e
religiosi. Infatti nel mese di agosto nasceva presso gli stessi
locali del monastero cistercense, promosso dalla locale Associazione
cattolica, il Comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre
Fontane. Scopo di questa istituzione era quello di «compiere
accertamenti sulle infermità di coloro che affermano di aver
ottenuto la grazia, soccorrere gli infermi che si recano a visitare
la Grotta, indire cerimonie e festeggiamenti in onore della Vergine
della Rivelazione».
Fu elaborato uno statuto che ne sanciva
ufficialmente le finalità, fra cui, volendo restare in
sintonia con il messaggio dell’apparizione, quella di
«richiamare alla fede coloro che hanno la sventura di esserne
privi, di riportare a rettitudine di vita quelli che si sono
smarriti, di vincere con la bontà e la dolcezza le forze del
male, di restituire nella morale la letizia degli uomini».
Tuttavia
l’attività di alcuni membri del comitato fu poco
trasparente e non indenne da forme di lucro.
Pur non potendo
comparire palesemente, vi presero parte attiva alcuni religiosi come
lo stesso padre Bernardino, assistente ecclesiastico della
Associazione cattolica delle Tre Fontane, monsignor Augusto Moglioni
e monsignor Castolo Ghezzi, entrambi dell’Elemosineria
Apostolica.
Il comitato aveva la sua sezione d’onore,
presieduta dal principe Ludovico Chigi Albani, segnalato anche da una
relazione di polizia, insieme ad altri esponenti del patriziato
romano come il marchese Francesco Antici Mattei o diplomatici come
Carlo Magalhaes de Azevedo, già ambasciatore del Brasile
presso la Santa Sede dal 1919 al 1934. Il presidente effettivo era
Enrico Contardi, giornalista e scrittore, autore dei primi opuscoli
sui fatti delle Tre Fontane e presente ovunque nel Lazio fossero
segnalate mariofanie.
Per sua iniziativa cominciò, a
partire da settembre, la pubblicazione del bollettino La Voce delle
Tre Fontane, a imitazione di quanto accadeva nei più
importanti santuari mariani. Il foglio di notizie, che ad evitare
noie con il Vicariato si definiva mensile di storia, archeologia,
arte, cronologia locale, intendeva legare i destini del nuovo spazio
sacro con quelli della vicina e antica abbazia benedettina,
legittimando così un fenomeno precario. Sulla copertina del
bollettino c’era un disegno che raffigura la Vergine della
Rivelazione procedente dalla grotta dell’apparizione, dove
numerosi fedeli sono inginocchiati rivolti verso il monastero
cistercense. Questo periodico costituisce un riferimento
significativo dell’indirizzo della pietà mariana alle
Tre Fontane, avendo contribuito in parte a formano. Un sacerdote vi
svolgeva il ruolo di teologo, presentando la grotta dell’apparizione
come «il luogo donde la Vergine vuole operare molte
conversioni». Lo stesso suggeriva una devozione particolare da
parte dei tranvieri, i quali sarebbero stati premiati a causa delle
loro «piocessioni per le vie dell’Urbe».
La fede riscoperta
L’immagine del nascente santuario era fortemente legata al
fatto che lì era rientrato nella Chiesa un apostata e che la
Madonna apparsa avrebbe invitato a pregare per «la conversione
dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei
cristiaril».
Venivano segnalati episodi che corroboravano
questo indirizzo della pietà, come quello di un altro
tranviere, Pietro Genna, convinto anni prima dal Cornacchiola ad
entrare nella chiesa Avventista:
Avrei voluto confessare a
tutti che ero protestante e che ero tornato fedele e che avevo fatto
tanto male alla Chiesa Cattolica, combattendola
ferocemente.
Talvolta le storie sottostanti agli ex voto
mettono in luce una fede non più percepita come un dato
connaturato alla società, quanto piuttosto vissuta come un
problema e come una conquista. Sembra emergere una chiesa del
disagio, diversa da quella entusiasta e militante delle
organizzazioni cattoliche, che è fatta di individui isolati e
in cerca di risposte di fronte ad un mondo in rapida trasformazione.
Sono persone che, o per travagliate vicende umane o per propria
inclinazione intellettuale, vivono un rapporto problematico con la
religione, non riuscendo ad identificarvisi pienamente.
Anche una
realtà apparentemente statica, come quella che si offre a chi
assista dall’esterno a tali fenomeni di pietà popolare,
denuncia invece una incipiente secolarizzazione, non disgiunta però
da una forte nostalgia per le certezze del passato, che chiedono di
essere approfondite ed interiorizzate.
Un giovane lascia una
marmetta ex voto con la sua fotografia e la scritta «Per aver
ricevuto la più bella delle grazie». Si tratta di un
certo Arturo Iacopini, il quale racconta della sua vita disordinata e
della repulsione per tutto quanto riguardasse i sacramenti, in
particolare la confessione. Egli dice di aver ricevuto il desiderio
di accedervi e di cambiare il corso della sua esistenza dopo «aver
supplicato la Vergine della Rivelazione». Un anno dopo egli
entrò nel convento dell’abbazia delle Tre Fontane, dove
divenne frate.
Si legge inoltre sul bollettino della grotta del
gennaio 1948.
Molte e molte sono le anime che hanno ritrovato
la pace della coscienza e la via del ritorno all’Ovile Santo
dopo essere venute alla Grotta, talvolta spintevi soltanto da
semplice curiosità. Ma Maria le aspettava al traguardo: la Sua
è la strada diretta che conduce al Figlio Suo Divino.
Il
fatto che alle Tre Fontane qualsiasi forma di devozione viva al di
fuori del controllo e della promozione dell’autorità
ecclesiastica, non è dovuto alla volontà di creare
spazi autonomi da parte della pietà popolare, ma è
invece il risultato di una propaganda mariana che incontrava per
intero il favore della gente. Del resto lo stesso Pio XII, durante il
discorso ai parroci romani e ai predicatori quaresimali del 10 marzo
1948, aveva parlato di «visioni di meravigliosa grandezza,
della confidenza e dell’amore che conduce le anime alla
purissima e Immacolata Vergine Maria»36, cosa che poteva essere
letta come un solenne riconoscimento delle apparizioni di quel
periodo. Il legame che la Chiesa cattolica poneva tra la promozione
della pietà mariana e il risveglio della fede nel dopoguerra,
trova in quanto accade alle Tre Fontane, una involontaria conferma.
Si legge ad esempio fra gli Avvisi del Vicariato di Roma pubblicati
sul «Bollettino del Clero Romano» del settembre- ottobre
1947:
Nella ricorrenza del mese di ottobre, dedicato alla Vergine
Santissima, vivamente raccomandiamo ai fedeli di questa Diocesi di
Roma di onorare la Madre celeste con la pia pratica del Santo
Rosario.
Voci dalla “Città Sacra”
Le Tre Fontane, comunque, erano meta di un pubblico eterogeneo,
non sempre esprimente le stesse motivazioni o le stesse forme
devozionali.
Le carte di polizia sottolineano la presenza di
personalità ecclesiastiche e di esponenti del patriziato.
Questi ultimi, con la loro presenza o con un appoggio dall’esterno,
contribuivano a rafforzare l’idea che alle Tre Fontane fosse
realmente accaduto un prodigio, impegnando l’autorità
del proprio nome e della propria influenza. Personaggi come il
principe Ludovico Chigi Albani, scomparso peraltro poco tempo dopo,
che era un interlocutore importante degli ambienti della curia romana
e sempre presente nelle più significative cerimonie civili e
religiose. Sulla Cronistoria della Grotta, il primo custode religioso
del santuario ricordava tra i benefattori illustri Donna Gabriella
dei Conti Censi Buffarini, la cui figlia Maria Grazia - di ben nota
integrità di vita e morta giovanissima il lunedì santo
del 1957 - avrebbe avuto una visione che le annunciava «l’apparizione
della Madonna ad un protestante a Roma».
Questi episodi,
peraltro poco noti ai fedeli, consentono di capire meglio la
risonanza del fenomeno e l’impossibilità di restringerlo
nell’ambito della sola periferia romana. La gente affluiva da
tutta la città, portando come segno della propria adesione,
denaro, gioielli, candelabri d’argento e suppellettili. Le
offerte, che all’inizio venivano raccolte da alcuni agenti di
polizia e «versate all’economo della vicina abbazia dei
Trappisti», furono poi prelevate con uguale destinazione da una
«donna da loro incaricata». I cistercensi riformati a
loro volta inviavano tali offerte al Vicariato. Poiché anche
il comitato aveva organizzato un banchetto delle offerte, è da
ritenere che una parte di queste non giungesse a destinazione. Ciò
che qui interessa è il fatto che i visitatori intendevano con
tali donazioni far costruire una chiesa sul luogo delle apparizioni,
desiderando creare un vero e proprio santuario. Neppure oggi la
grotta dell’apparizione, dove solo dal 1982 si celebra la
messa, può essere definita un santuario, secondo l’articolo
1232 del codice di diritto canonico, come ricordava il card. Vicario
Ugo Poletti ai custodi della grotta delle Tre Fontane con una lettera
del giugno.
Fra le figure di spicco legate alle Tre Fontane, c’è
l’onorevole Enrico Medi, scienziato e personaggio di primo
piano del cattolicesimo italiano del dopoguerra 44. La sua
presentazione ad un volumetto di poesie, mostra una adesione alla
apparizione secondo gli schemi di una retorica legata al ruolo
dell’Urbe nella cristianità:
È la prima
volta che, “ufficialmente”, la Madre di Gesù viene
a rivelarsi sul suolo dei Martiri: qui, dove la pienezza della Divina
Rivelazione è depositata. Lo splendore del suo verde manto fra
gli alberi oranti del bosco, il candore della sua veste nella grotta
bruna, il fascino di quel libro chiuso nelle mani purissime, La
presentano: Madonna, Signora di Roma! [...] Salve, o Maria,
dolcissima Vergine della Rivelazione! Dischiudi alle genti l’età
novella di Gesù, nella sapienza e nella scienza della Tua
Roma, luce del mondo .
Il tema di Maria che visita l’Urbe,
il centro del cattolicesimo e la sede del vicario di Cristo, fu
ampiamente sottolineato dalla produzione letteraria sulle Tre
Fontane. A volte qualche sacerdote abbandonava la prudenza che la
materia richiedeva e, facendo eco ai motivi cattolici del momento,
segnalava l’apparizione alle porte di Roma come segno della
presenza della Madonna in difesa della civiltà cristiana:
Chi
non vedrà nella Sua più recente Rivelazione alle porte
della Città Santa il piano vittorioso della Vergine “terribile
come oste schierata in campo?”. Chi ricuserà di
rivestirsi del suo candore, di alzare i suoi vessilli e muovere
all’attacco, come gli antichi Cavalieri, gridando “Maria
e Vittoria?”
Sono richiami ad un cattolicesimo
militante, che riconosce e addita i suoi nemici, che condanna, ma non
spiega, che prega, ma non testimonia.
L’idea così
diffusa nella Chiesa romana, di trovarsi nell’«ora di
Satana», cioè in una fase di grandi pericoli per la
fede, richiama anche ad una devozione più intensa alla
Madonna, ritenuta l’avversario naturale del male e di qualunque
eresia:
È prematuro esprimere un giudizio prima di
quello della Chiesa. Ma la domanda che sorge spontanea, che non può
far a meno di nascere anche nel miscredente davanti a fenomeni e
fatti che hanno del miracoloso, davanti a tante manifestazioni
rivolte a Maria in ogni parte del mondo non è forse la
seguente: È spuntata davvero l’era mariana, l’età
di Maria? Fiat! Fiat!.
La Chiesa si strinse attorno alla
Madre di Dio, approfondendone la figura attraverso gli studi e
promuovendone il culto con pubbliche celebrazioni, che incontravano
il favore della gente. Il 30 maggio ‘48 aveva avuto luogo la
consacrazione dell’Urbe al Sacro Cuore di Maria e padre
Riccardo Lombardi aveva tenuto un discorso davanti ad una folla
immensa, nel quale ricordava che era stata la Madonna a salvare Roma
dai pericoli della guerra e, più recentemente, dall’avanzata
del comunismo:
Stupiti noi stessi dal grande miracolo siamo
usciti dal pericolo e ringraziamo la nostra Somma Salvatrice.
Il 5 ottobre 1947
Quindi, una caratteristica della pietà mariana del
dopoguerra è quella di presentarsi come un fenomeno di massa,
visibile particolarmente in occasione della Peregrinatio Mariae,
durante la quale una immagine della Vergine è portata in
processione da una parrocchia all’altra di una città o
di una diocesi. I fedeli quando partecipavano a questi incontri,
avevano la sicurezza di un mandato della chiesa ufficiale, mentre ne
erano sprovvisti allorché si recavano nei luoghi delle
mariofanie, ma non si può affermare che le motivazioni fossero
diverse. La devozione alla Madonna delle Tre Fontane non poté
mai contare su una propaganda ufficiale, essendo sempre affidata alle
iniziative del tutto private di laici e religiosi. Tuttavia non
mancarono episodi anche significativi, che potevano far presagire un
imminente riconoscimento della apparizione da parte dell’autorità
ecclesiastica e quindi una sua completa assimilazione nel contesto
cattolico del periodo.
In particolare si fa riferimento al
trasporto della statua raffigurante la Vergine della Rivelazione
(opera dello scultore Domenico Ponzi che la eseguì secondo le
indicazioni del veggente) il 5 ottobre 1947 da piazza san Pietro fino
alla grotta delle Tre Fontane. La manifestazione fu organizzata dal
comitato fra laici cattolici, che inviava un telegramma al papa
«sperandone la Benedizione Apostolica». Ne fu data
pubblicità attraverso volantini distribuiti alla grotta e con
un avviso sul «Giornale d’Italia», ma risulta che
le forze dell’ordine furono precedentemente avvisate:
A
quanto poi viene riferito, il 5 ottobre pv. una statua della Vergine
sarebbe trasportata in corteo, a mezzo di una berlina, da piazza san
Pietro al bosco delle Tre Fontane .
Secondo stime di
polizia la processione all’altezza di via della Conciliazione,
cioè subito dopo la partenza, vedeva «l’intervento
di circa 20 mila fedeli». Poco prima la statua avrebbe ricevuto
la benedizione di Pio XII, anche se la questione rimase alquanto
controversa.
A tal proposito il gesuita padre Virginio Rotondi -
che insieme a padre Lombardi riferiva al pontefice sui fatti delle
Tre Fontane - afferma molti anni più tardi circa Pio XII:
Fu
lui che benedisse in piazza S. Pietro e permise di mettere la statua
della Madonna delle Tre Fontane, in Roma, per il culto dei fedeli
.
La processione, di cui esistono numerose fotografie, andava
ingrossandosi man mano che si avvicinava alla grotta
dell’apparizione, raggiungendo, secondo le stime di polizia, il
numero di 100 mila persone.
Così il bollettino della grotta
descrive quella giornata, che rappresentò l’apice del
culto alla Madonna apparsa, non essendosi poi più registrato
niente di simile:
... Il corteo si mosse alle 15,15 da piazza
S. Pietro ed andò ingrossandosi a dismisura mentre procedeva
ordinato e compatto per via della Conciliazione, corso Vittorio
Emanuele, via del Plebiscito, piazza Venezia, i Fori Imperiali,
l’arco di Costantino, via dei Trionfi, viale Aventino, Porta S.
Paolo, via Ostiense, basilica di S. Paolo, via Laurentina, e
raggiungeva finalmente - erano quasi le sette di sera - il bosco
degli eucalyptus che, stipato fino all‘inverosimile da altre
migliaia di fedeli con ceri accesi, offriva uno spettacolo
fantasmagorico. Una volta arrivata alla grotta, la statua fu
portata a braccia da tre miracolati, «mentre la banda delle Tre
Fontane accoglieva il venerato simulacro di Maria, intonando il canto
alla “Vergine della Rivelazione”, composto dal maestro
Marrone.
Quel giorno la città si strinse attorno alla
Madonna apparsa, ma tutto quell’entusiasmo non forzò i
tempi della decisione, in prosieguo di tempo quei canti e quegli
applausi non si ripetettero lungo le strade dell’Urbe per la
Vergine della Rivelazione.
Il 5 ottobre si era voluto far uscire
dalla precarietà questa devozione, permettendole un pieno
riconoscimento da parte delle autorità ecclesiali, il cui
prolungato silenzio fa invece delle Tre Fontane il luogo della pietà
intima e del culto privato.
La pietà alle Tre Fontane
Non sono le sollecitazioni che provenivano dalla chiesa gerarchica
e dal mondo politico a creare e caratterizzare questo fenomeno, che
può essere letto al di fuori dei due contesti, conservando
comunque un suo significato. È necessario analizzare gli
orientamenti della devozione che si manifestano sul luogo
dell’apparizione o in relazione con esso, per risalire alla
mentalità religiosa sottostante e al tipo di bisogno
espresso.
Fin dall’inizio si cominciarono a scrivere
preghiere di lode e per la richiesta di grazie che si ispiravano
all’apparizione ed erano emblematiche di un indirizzo della
devozione già ben consolidato. In una di queste, stampata e
distribuita ai visitatori nel corso del 1947 e naturalmente priva di
autorizzazione ecclesiastica, si legge:
... O potente Sovrana
del Cielo che vi manifestaste come la Vergine della Rivelazione,
accogliete il dolore dei nostri cuori pentiti e l’omaggio della
nostra riparazione [..] Voi che prometteste la salvezza a chi Vi
avrebbe invocata con fede, salvate l’anima nostra e quella di
tutti gli increduli e dei peccatori induriti nel vizio, e riconducete
i nostri fratelli dissidenti nell’unità della Chiesa
Cattolica Apostolica e Romana [..] Esaudiscici, o Vergine Santissima
della Rivelazione, e canteremo in eterno le vostre lodi per tutti i
secoli dei secoli.
Uno dei richiami più frequenti
era quello alla moralità, con particolare riguardo alla
precedente destinazione della grotta, che ora invece era presentata
come luogo di purificazione:
Maria è intervenuta. Essa
ha posto quasi simbolicamente il suo piede virgineo su una terra
immonda, in un luogo solitario già propizio al peccato più
abbietto. Col suo tocco celeste, Ella ha purificato il suolo di Roma
.
Di fronte al ritenuto dilagare del materialismo e al
conseguente generale decadimento dei costumi, il ricorso alla Madonna
era considerato un rimedio ed un riparo efficace:
La Madonna ci
chiama. Bisogna ascoltarla. I suoi richiami sono numerosi, ma
sostanzialmente ripetono lo stesso messaggio: riparazione,
espiazione, ritorno a Dio, preghiera.
È questo
l’aspetto più tradizionale della devozione mariana alle
Tre Fontane, dove manca inizialmente una chiesa, ovvero ciò
che meglio identifica un santuario, ma dove la sacralità è
comunque sottolineata dalla preghiera comune, segnatamente dal
rosario. Questo rappresenta l’espressione della devozione
quotidiana ed è in piena sintonia con quanto richiesto ad ogni
livello nella Chiesa cattolica, in un momento in cui le
preoccupazioni relative al confronto con modelli di civiltà
ritenute incompatibili, fanno spendere molte energie per la difesa,
sottraendole talora al bisogno di crescita interna.
I religiosi
mostravano grande prudenza ed una certa diffidenza verso le recenti
apparizioni, ma ad esse si richiamavano per confermare autorevolmente
la necessità di pregare o fare penitenza:
Le visioni di
Lourdes e di Fatima, accertate ed autenticate dalla Chiesa, e
numerosi casi straordinari che si dicono avvenuti nell’ultimo
decennio in molte regioni d’Italia -fatti sui quali la Chiesa
non ha detto ancora la sua parola, ma che corrono sulla bocca di
tutti e ai quali i giornali hanno dato larga pubblicità - ci
confermano nella persuasione che il ricorso a Maria con la recita del
Rosario salverà il mondo.
Il nuovo spazio sacro
alle porte di Roma è visto da molti come una ulteriore
dimostrazione della attitudine della Madonna a ritardare il giudizio
di Dio sull’umanità, che si sarebbe dimostrata incapace
di costruire quella civiltà che Cristo aveva indicato:
Che
una madre non riesca e non possa essere severa con i propri figli,
anche con i più disobbedienti, lo sapevamo. Ma qui alle Tre
Fontane Maria ci ricorda che la sua totale fedeltà a Dio la
mette in grado di procrastinare l’ora della giustizia sugli
uomini, per aprire ampi spazi di misericordia, perché i figli
continuino ad ottenere ciò che non riescono a meritare con la
loro vita .
Tuttavia il millenarismo tipico della pietà
mariana, legato alle profezie di sciagure riparatrici, pare non aver
toccato particolarmente questa devozione, pur rimanendo ferme certe
ansie relative alla progressiva secolarizzazione della società
e al conseguente rifiuto della sua identità religiosa:
La
scienza negherà Dio e ne declinerà gli inviti.
C’è
però anche una tendenza autocritica, come riconoscimento della
distanza tra la visione del mondo offerta dal cristianesimo e le sue
concrete realizzazioni, una dicotomia che si ritiene necessario
eliminare:
L’apparizione celeste alle Tre Fontane
raccomandò, con chiarezza e precisione di vivere la Divina
Dottrina, di vivere il Cristianesimo, cioè di vivere la
religione .
La scarsa conoscenza della Sacra Scrittura da
parte del laicato è vista come effetto della sua incapacità
di riconoscervi altro che un libro di preghiera:
Il Vangelo in
Italia non si conosce! Esso non è un libro di devozione: è
un codice di vita. Non si può essere cristiani se si ignora -
e quindi non si pratica - il Vangelo.
La parabola discendente del comitato
Il comitato fra laici cattolici pro Grotta delle Tre Fontane,
oltre ad occuparsi della propaganda e di tutti i lavori necessari per
rendere accessibile il luogo ai visitatori, cercava di proporsi anche
come istituzione benefica, attraverso periodiche distribuzioni di
viveri ai ragazzi poveri del quartiere, o pacchi dono in occasione
dell’epifania, più spesso attraverso il trasporto dei
malati alla grotta. Tuttavia esso risultava diviso al suo interno,
soprattutto per quanto concerneva l’utilizzo delle offerte e la
direzione dei lavori, che non erano graditi all’Ente E.U.R.,
proprietario del terreno. Spesso poi doveva difendersi dagli attacchi
della stampa anticlericale, che lo riteneva un bersaglio facile da
colpire e di sicuro giovamento per una propaganda sempre tesa a
svelare le mende degli avversari. Il comitato, dopo essersi dato una
veste ufficiale, costituendosi davanti ad un notaio71, chiese, senza
mai ottenerlo, il riconoscimento della personalità
giuridica:
Sifa presente che non si ravvisa l’opportunità,
per ora, di procedere al riconoscimento giuridico, in considerazione
che l’attività dell’Associazione appare prematura
anche perché si attende ancora il responso della Chiesa sulla
veridicità della assente apparizioni prodigiose.
In
effetti proprio nel luglio 1948 il comitato si scioglieva «secondo
il desiderio delle autorità ecclesiastiche», che
peraltro non lo avevano mai considerato un interlocutore
credibile.
La sua parabola discendente era cominciata proprio in
occasione della nota apparsa sull’«Osservatore Romano»
dell'ottobre 1947 che sottolineava l'estraneità dell'autorità
ecclesiastica al comitato e alla raccolta di offerte promossa dal
medesimo. Una nuova precisazione del febbraio 1948, che ripeteva la
precedente, era ormai indicativa di una chiara posizione della Santa
Sede nei suoi confronti.
Il contegno delle parrocchie dell'Urbe
Tutto ciò non poteva non ripercuotersi sul comportamento
delle parrocchie della capitale, che si muovevano con grande
prudenza. I vari bollettini facevano eco alla generale propaganda
mariana, ma sulle apparizioni adottavano una linea di autocensura con
intenti chiaramente pedagogici nei confronti dei fedeli,
presentandosi come una voce illuminata e scevra da facili
suggestioni, che denuncia una sorta di sfiducia del clero nella
capacità di giudizio della gente:
È noto che in
tempi luttuosi per le guerre o pubbliche calamità si accentua
la tendenza al soprannaturale [...] Vi è poi la categoria dei
faciloni, degli impressionabili (e ciò avviene soprattutto nei
ceti popolari, ove la tendenza alla credulità nel meraviglioso
e nello straordinario è più facile ad attecchire), i
quali sono portati a caricare le tinte, a ingrandire le sfumature, ad
amplficare le circostanze, così da mantenere attorno al fatto
un alone di soprannaturale. Ciò era tuttavia sintomo di
una euforia dei cattolici romani per quanto avveniva alle Tre
Fontane, ove non mancarono pellegrinaggi parrocchiali, come quelli
dell’Immacolata al Tiburtino, di san Giuseppe al Trionfale e
della «Parrocchia di Primavalle, guidato dal Rev.mo parroco e
dai vice parroci, stendardi e bandiere in testa» . In un
volantino che pubblicizzava un «pellegrinaggio in onore della
Madonna alla grotta delle Tre Fontane», si coglie la volontà
di non presentarlo come una visita alla Vergine apparsa, ma come
espressione di una più generica devozione mariana:
Fedeli!
Accorriamo numerosi e devoti a questo pellegrinaggio di fede, di
ringraziamento, di omaggio alla nostra cara Madre del Cielo, perché
seguiti a proteggere Roma, l’italia, il Papa, la Chiesa!
I miracoli
Non secondario è l’indirizzo devozionale legato alle
guarigioni, vissute dai fedeli come esperienza tangibile del sacro,
che interviene a risolvere le angoscie prodotte dalla malattia e a
rendere più accessibile l’idea della divinità.
Lourdes era divenuta famosa anche per i suoi miracoli, ottenuti con
l’acqua sgorgata a seguito delle apparizioni. Qui invece era la
terra all’interno della grotta, ben presto ritenuta una
reliquia taumaturgica, e come tale richiesta da ogni parte d’Italia
e fuori di essa. Di solito coloro che ritenevano d’aver
ricevuto una grazia fisica, avevano fatto in precedenza ricorso a
cure mediche.
Fra i primi e più noti casi c’è
quello dell’usciere del Comune di Roma Carlo Mancuso, caduto
dalla tromba dell’ascensore riportando la frattura del braccio
destro e del bacino. La terra gli fu portata a casa dalla superiora
delle Povere Bonaerensi di S. Giuseppe in via dei Fienili, che era
venuta a conoscenza dell’infermità del Mancuso dalla
figlia, che frequentava le elementari presso quell’istituto.
Molti giornali ne parlarono, sottolineando soprattutto il fatto che
le radiografie effettuate dopo la guarigione, mostravano ancora le
fratture non ricomposte.
Alla fine di agosto fu la volta del
giovane soldato Mario Cucugliata di Napoli, ricoverato all’ospedale
militare del Celio per un tumore al cervello. Ecco alcuni brani della
lettera nella quale racconta la sua guarigione dopo la terribile
agonia:
Gridai mamma, mamma, suor Giovanna , venite mi alzo, mi
sento bene. Pigliai tutto quel che avevo addosso e lo gettai in aria
dalla gioia che stavo bene..
Effettivamente secondo quanto
egli stesso racconta, il militare soffriva da molti mesi e il tumore
lo aveva reso ormai quasi ebete. Fu ancora una suora a portargli la
terra, pregando insieme alla madre per la guarigione. Le carte di
polizia offrono una immagine significativa di ciò che accadeva
in occasione di qualche ritenuto prodigio. Si legge in una relazione
su un miracolo ad un uomo affetto da «periostite tuberbolare al
piede destro» che aveva brevemente sostato in preghiera:
Subito
liberavasi da gruccia e bastone ed inginocchiatosi senza essere
aiutato da alcuno, ringraziava la Madonna per grazia ricevuta. Tutti
i presenti univansi preghiere e canti ringraziamento. Sorretto da
guardie di PS ed appoggiatosi bastone usciva dalla grotta camminando
regolarmente, percorreva circa cento metri fra ammirazione fedeli e
riportavasi ingresso grotta per ringraziare la Madonna. Tutti i
fedeli univansi preghiera alta voce Allora l’affluenza alle Tre
Fontane era davvero notevole, alcune migliaia i visitatori ogni
giorno secondo un rapporto di po1izia.
Moltissimi gli ex
voto risalenti a quel periodo, soprattutto i classici cuori
d’argento, per lo più sprovvisti di motivazione e le
cosiddette marmette, recanti il nome o le iniziali del graziato, con
la data e qualche volta il beneficio ricevuto. Su queste ultime può
esservi incisa anche qualche richiesta ulteriore, come la
consacrazione dei propri familiari alla Vergine della Rivelazione,
oppure una raccomandazione per un defunto. Si legge ad esempio su una
marmetta del 1949:
Ricordo per grazia ricevuta dalla Vergine
della Rivelazione. Ma un‘altra grazia vi chiedo, Vergine Madre,
che la mia numerosa famiglia sia degna di tener voi per madre...
La
Cronaca della Abbazia delle Tre Fontane e un rapporto di polizia
corisentono una interessante ricostruzione della genesi di un ex
voto, nel corso di una giornata che univa il tema della conversione
di una protestante al verificarsi di un miracolo.
Il 23 novembre
1947 la sorella del veggente, anch’ella avventista, «abiurava
nelle mani del sacerdote don Sfoggia, della Congregazione di don
Orione, viceparroco d’Ognissanti, presente un monsignore
delegato del SantUffizio e numerosissimo popolo [...]. Dopo la
cerimonia la convertita venne condotta fra il popolo festante a suon
di fanfara alla grotta dell’apparizione, ove ancora a tarda
notte si svolgevano preghiere e canti religiosi, tra una
fantasmagoria di luci e di ceri».
In quella occasione, alla
presenza di «circa 6.000 fedeli - riporta una relazione del
questore Polito - una donna, tale Roccheggiani Videlma, residente a
Paliano, gridando “grazia, grazia”, comunicava ai
presenti di essere stata “miracolata” in quel momento. La
predetta, che era degente presso il reparto di Medicina del
Policlinico, perché affetta da idropisia, mal di cuore e mal
di fegato, allorché giunse alla Grotta, aveva a dire dei
presenti, un gonfiore ben visibile all’altezza del ventre, ma
improvvisamente tale gonfiore le spariva del tutto, mentre il di lei
viso, che prima appariva sofferente e pallidissimo, prendeva un
colorito roseo ed una espressione di gioia. Successivamente Monsignor
Viti, Canonico Lateranense, rivolgeva ai fedeli un discorso religioso
sul piazzale antistante la Grotta».
La stessa donna lasciava
più tardi una marmetta ex voto, ancora conservata
nell’ambulacro dietro la grotta:
In memoria e
ringraziamento per grazia ricevuta la signora Roccheggiani Videlina
(Paliano) in questo stesso luogo miracolosamente guarita da
incurabile male di idropisia nel novembre 1947, per intercessione
della Vergine SS.ma quivi comparsa pone.
Spesso la
guarigione del corpo si accompagnava al recupero della fede. Molti
fra coloro che sostennero di aver ricevuto una grazia non possedevano
in precedenza una fede salda, se non addirittura un’autentica
avversione per il cristianesimo ed in particolare per la Madre di
Dio.
Giorgio Luzi, impiegato della Anagrafe, scrive una lettera al
comitato in cui descrive il suo passato di acceso anticlericale e
della recente conversione seguita alla sparizione di sanguinose
varici alle gambe mediante l’applicazione della terra della
grotta.
Il testo del suo ex voto è emblematico di una
ritenuta capacità della Madonna di intervenire nella vita
degli uomini, trasformandola:
Alla Vergine della Rivelazione.
Per due grazie ricevute, quella dell’anima e quella del corpo.
Solo oggi, facendo un esame del passato m‘accorgo che la
Vergina SS.ma non mi aveva mai abbandonato. Nella più grande
gioia della mia vita ci sento mischiato l’orrore e la tristezza
di averla così ingiustamente offesa.
La Commissione medica
I miracoli erano ritenuti fondamentali per l’avvenire del
luogo sacro e fin dall’estate del 1947 si era costituita una
speciale commissione medica, che doveva verificare scientificamente
le guarigioni e la loro effettiva persistenza. Ne era presidente il
dottor Alberto Alliney, già membro del bureau médical
des constatations di Lourdes, insieme al professor Alfredo Schiavone
Panni.
I risultati di queste indagini furono riuniti in un libro,
scritto dal solo Alliney, che intendeva costituire una autorevole
conferma dei fatti soprannaturali. La prefazione era del professor
Nicola Pende - il cui prestigio doveva confortare ulteriormente la
serietà del lavoro svolto - che concordava pienamente sul
carattere miracoloso dei casi osservati alle Tre Fontane. L’autore,
che anzitutto aveva proceduto alla verifica della salute mentale del
veggente, prese in considerazione guarigioni avvenute tra il
settembre 1947 e il luglio 1949 e che potevano essere controllate con
certificati medici: in tutto 100 casi, di cui 14 definiti guarigioni
prodigiose e 86 meravigliose, solo le prime potendosi chiamare veri e
propri miracoli, mentre le seconde più propriamente grazie
(93). Il lavoro, pur volendo portare la voce della scienza in una
materia dove solo la fede può segnare il confine tra
l’adesione e il rifiuto, non ricevette, almeno in apparenza,
particolare seguito presso il Vicariato e il Santo Offizìo.
Cionondimeno risulta assai utile per la ricostruzione della pietà
popolare, poiché l’autore cita le lettere di
ringraziamento:
Tumore endocranico. M.M. (Maria Maero) (94) di
Napoli. [.1 la signora prima di sottoporsi al grave intervento volle
essere accompagnata alla Grotta delle Tre Fontane, dove pregò
con inusitato fervore e dove raccolse un po’ di terra. Giunta a
casa applicò la terra sulla testa, e nello spazio di sole
poche ore avvenne il prodigio: riacquistò completamente la
vista, i dolori sparirono e la signora ritornò in pieno
benessere.
Spesso coloro che sostengono d’aver
ricevuto una grazia, riferiscono di un precedente sogno in cui la
Madonna li invita a recarsi alla grotta o a cospargersi di terra, o
comunica l’avvenuta guarigione:
C.S. di anni 44. È
un tubercoloso di guerra [..] Nell’agosto 1948 applica la
terra, sogna la Vergine che gli dice per tre volte “Ti ho fatto
la grazia”.
La Madonna apparsa e le suore
Una delle caratteristiche più evidenti della devozione alle
Tre Fontane è rappresentata dal grande consenso espresso da
parte delle suore di ogni ordine, che spesso compaiono fra gli
elenchi dei miracolati e la cui fede si esprime anche portando la
terra della grotta a persone malate: i casi dell’usciere romano
Carlo Mancuso, del militare di Napoli Mario Cucugliata, del
ragioniere di Venezia Adriano qui rilevati perché sono stati
fra quelli che hanno avuto il maggior seguito della stampa e hanno
contribuito a creare la storia del santuario, vedono l’intervento
di qualche religiosa. Doveva essere questa una caratteristica nota ai
fedeli, poiché la si riscontra anche in qualche poesia di
devozione:
Portano un nome che le fa sorelle
ove geme
il dolor. Volgono in canto
ogni speranza. Volgono in preghiera
ogni offerta di sé, per chi dispera.
E seppero
sperar, se pur la morte
già qua tasse nell’ombra. E
coma madri
raccolsero la Terra della Grotta
e con essa
affrontarono la lotta.
Lotta fra vita e morte e scienza e
fede,
per affermar che sulla carne impera
il soffio dell‘Amor
che irradia il mondo.
E quell‘Amor che baciò
quella sua carne
e il mal disparve e rifiorì la vita
perché
il mondo credesse e meditasse.
Una suora delle Figlie
di Nostra Signora al Monte Calvario affermava d’essere guarita
dal morbo di Pott, pur non avendo chiesto tale beneficio per sé,
e i libri sull’apparizione sottolineavano il suo caso come
esempio di sofferenza offerta per gli altri, tema tipico della pietà
mariana:
Suor Maria Livia, Figlia del Calvario,
oh, non
per te invocasti e grazia e speme.
E il tuo dolore offristi pel
dolore
di chi udiva il rintocco della morte.
Non per te
pregasti e pure il morbo
scavava in te la morte più
tremenda!
La stessa suora scrive alla sua superiora nel
settembre 1947:
... La Madonna, nella sua materna bontà,
ha voluto guardare con occhio di misericordia la minima tra le sue
figliole. [..] Ieri venne il medico del Vaticano e mi volle
vedere...
Rilevante pure la guarigione di suor Maria
Anselma Viola, fondatrice delle suore Missionarie Catechiste di Gesù
Redentore. La religiosa, affetta da grave miocardite, versava ormai
in uno stato di debolezza cronica, e le radiografie evidenziavano una
dilatazione significativa del cuore:
Il fatto importante è
che i 21 cm di diametro sono diventati 16 e non ho mai visto casi
simili: una miocardite con dilatazione in toto ridotta in sì
poco tempo sa di meraviglioso. Tanto ho constatato e tanto ho
sottoscritto. La suora ora sta bene e attende alle sue occupazioni
che prima aveva completamente abbandonato.
La stessa
visse ancora lunghi anni spegnendosi solo nel 1983, potendo così
completare la sua opera di fondazione. Dello straordinario caso di
suor Raffaella Somma si parlerà più avanti.
I miracoli al vaglio del Supremo Tribunale
Molti di coloro che ritenevano di aver ricevuto qualche grazia,
mostravano la loro riconoscenza facendola pubblicare dal bollettino
della grotta o da qualche giornale locale, oppure facendosi carico di
informare le autorità ecclesiastiche, portando spesso una
accurata documentazione medica.
Una signora di Roma, il cui figlio
era guarito da una cardiopatia congenita dopo che lei lo aveva
«deposto ai piedi del simulacro della Madonna», fa una
lunga relazione al Santo Offizio in cui è evidente il
desiderio di veder riconosciuto il miracolo e di spiegarne il
significato di fronte alla reticenza dei medici:
La verità
è una, è quella di Dio e la giustizia pende solo dal
suo cenno. La Vergine delle Tre Fontane come sua Ancella ha agito sul
mio piccolo dietro il suo volere.
Questo caso, giunto al
vaglio dei medici del Supremo Tribunale del Sant’Offizio,
veniva risolto negativamente, ma con formula ambigua:
Non
potendo pronosticare una guarigione miracolosa per quanto occorso al
bambino Fabrizio Carli, è doveroso riconoscere che
indubbiamente la Vergine Santa, tanto invocata, abbia voluto
intercedere con una grazia meravigliosa, riportando le condizioni
funzionali del cuore del bambino, seriamente compromesso, verso un
deciso e rapido miglioramento.
Tuttavia il caso qui citato
non fu lunico giunto al Supremo Tribunale, ma i giudizi sugli altri
sono tuttora segreti.
Disagio del clero e dei fedeli
Non è ancora possibile ricostruire il dibattito svoltosi in
Curia sull’assenta apparizione alle porte di Roma, data
l’inaccessibilità dell’archivio della
Congregazione per la Dottrina della Fede; si tratta di materia troppo
recente ed in attesa di giudizio. Ciò non esclude che talune
notizie possano essere comunque circolate, come quella del tutto
credibile riferita dal giornalista e scrittore Antonio Spinosa, che
tace tuttavia la fonte:
Un gesuita, padre Virginio Rotondi,
diede al pontefice il quadernetto sul quale il tranviere aveva
scritto il racconto dell’assenta visione della Madonna.
Cornacchiola riferiva anche le parole che diceva di aver udito
pronunciare dalla Vergine, e Pacelli fu particolarmente attratto
dalle pagine contenenti quella testimonianza. La Madonna, scriveva il
tranviere, gli aveva detto che le anime dei bambini deceduti senza
battesimo, e quindi sospese nel limbo, non sarebbero rimaste per
sempre in quella condizione. L’affermazione contrastava con la
dottrina cattolica che prevedeva per loro la condanna eterna e quindi
la preclusione del paradiso. Il Papa sgranò gli occhi, e
decise di sottoporre la questione all’esame di un teologo di
fama. Dopo qualche giorno ebbe da lui questo responso:
«L’affermazione della Madonna era saltem (quanto meno)
eretica!». Si discuteva sulla visione del tranviere romano e
non tutti prendevano per buone le sue parole.
Il disagio
percepito dal clero riguardo alle recenti apparizioni, si traduceva
in raccomandazioni a non cadere nella superstizione e in una assurda
sete del meraviglioso, fondandosi sul terreno solido della
rivelazione pubblica, piuttosto che su quello incerto delle
rivelazioni private:
Nell’ultimo dopoguerra c’è
stata una vera inflazione di fenomeni religiosi di questo genere: la
Madonna delle Tre Fontane di Roma, Bonate, Montichiari, Assisi nella
Diocesi di Voghera, senza parlare dell’estero. Il popolo
semplice e credente accetta facilmente tutto come fenomeno
soprannaturale ed accorre in massa ai luoghi dell’apparizione
mosso da una fede che talvolta rasenta la superstizione.
Questa
sorta di richiamo alla ragione produceva disagio ed anche una certa
sofferenza in coloro che, sentendosi spinti ad aderire a questa o a
quella manifestazione mariana, non pensavano di aver rinunciato al
deposito razionale del cristianesimo per espressioni periferiche
della fede ed anche di dubbia utilità:
Ma chi dice che
se le apparizioni avvengono, esse non sono affatto necessarie; forse
che chi dimora nel Cielo, ove tutto si svolge necessariamente, fa
qualcosa che potrebbe tranquillamente non fare? È agli uomini
stabilire che i messaggi della Madonna non sono essenziali per la sua
salvezza? A me che beneficio delle parole dette dalla Vergine SS.ma
alle Tre Fontane, non importa se esse aggiungano o non aggiungano
qualcosa alla Rivelazione, ma che esse sono Verità.
Si
tratta, come in quest’ultimo caso, di espressioni anonime, ma
non infrequenti, che si aggiungono a quanto vi poteva essere di
pubblico nel culto alle Tre Fontane. Questo si esprimeva, come detto,
attraverso la recita del rosario, preghiera comune caratterizzata da
una certa libertà di esecuzione:
Col primo febbraio
1948, si è iniziata alla Grotta la bella devozione del
“Rosario Perpetuo”. Numerosi sono i fedeli - uomini e
donne - che si sono iscritti per i turni di recita, anche nelle più
tarde ore della sera.
Il ricorso a tipi di culto che non
necessitano di un celebrante ordinato e di uno spazio consacrato,
permetteva di far fronte al disagio di chi attendeva una parola
conclusiva dell’autorità ecclesiale sulla destinazione
del luogo. Già dal settembre 1947 era stata organizzata la Via
Crucis - con i quadri rappresentanti le varie stazioni appesi agli
eucaliptus ai lati dei sentieri scavati per l’afflusso del
pubblico - predicata quasi sempre da laici. Nella grotta non mancò
mai un’effige della Madonna, la prima essendovi stata posta
all’inizio di giugno, sostituita in luglio da una più
grande, «offerta dal personale civile dell’Ospedale
Militare del Celio», fino al 5 ottobre, quando vi fu collocata
quella definitiva.
Nonostante tutte le difficoltà, numerosi
sono stati i vescovi ed i cardinali che hanno visitato la grotta
dell’apparizione, rendendo una testimonianza silenziosa, ma
ugualmente importante circa la verità dei fatti
soprannaturali. Particolarmente significative le visite di esponenti
delle chiese del silenzio - quali l’Arcivescovo di Varsavia
Stephan Wyszynski (10.12.1958) e quello di Praga Joseph Beran (1960)
- e degli ortodossi.
Le ricorrenze del santuario
Il nascente santuario andava rapidamente creando le sue
ricorrenze, giornate caratterizzate da un maggiore afflusso di
pubblico e che dovevano costituire la sua particolare tradizione,
tale da inserirlo fra le mete della pietà mariana della
capitale e fuori di essa. La prima di queste era rappresentata dalla
festività dell’Assunta, che veniva celebrata alla grotta
per l’esplicito richiamo che la Madonna apparsa aveva fatto a
questo suo privilegio. Il cronista della vicina abbazia racconta così
la veglia del ferragosto 1948:
Questa notte ci svegliò
la Fanfara degli operai delle Tre Fontane che alle dodici precise
cominciò a suonare “Andrò a vederla un dì”
partendo dalla Chiesa e dirigendosi alla Grotta dell ‘Apparizione.
Tutto per iniziativa privata dei fedeli. Molti pellegrini hanno
vegliato alla Grotta.
Il primo novembre 1950, in occasione
della proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria al
Cielo, un gruppo di fedeli pose alla grotta una lapide in cui si
legge:
Assumpta est in Coelum. Gaudeamus. Assunta nel Cielo
sopra i cori degli angeli perché Madre di Dio, Roma
particolarmente felice da te prediletta udiva la tua voce il 12
aprile 1947, quando dicesti... Il mio corpo non poteva marcire e non
marcì..; Da mio Figlio e dagli angeli sono stata portata in
Cielo... I fedeli 1 Nov. Anno Santo 1950.
La sintonia fra
il messaggio della Madonna apparsa e quanto definito ex cathedra da
Pio XII, sollecitava facili rinvii a Lourdes, dove «L’Oracolo
di Pio IX ebbe la sua più alta conferma».
La
pubblicistica cattolica sul nuovo dogma mariano fu copiosa e non
prese generalmente in considerazione una fonte dubbia come quella di
una apparizione sub iudice, non mancando però qualche
eccezione.
Il passionista padre Eugenio Milarta, in un libro
stampato dalla Tipografia Pontfìcia Università
Gregoriana, esce dal consueto schema della prudenza e dell’attesa,
segnalando la visione del Cornacchiola come autorevole conferma di
quanto deciso dal pontefice con la costituzione apostolica
Munificentissimus Deus:
Già tre anni e mezzo prima della
proclamazione - 12 aprile 1947 - in una grotta del bosco degli
eucaliptus alle «Tre Fontane» in Roma, la Madonna aveva
parlato con un linguaggio quanto mai espressivo di questo suo quarto
diadema dell’Assunzione. Pur non osando anticipare il verdetto
della competente Autorità della santa Madre Chiesa circa i
fatti soprannaturali che si dicono colà accaduti, pensiamo di
poter affermare che, se son vere le deposizioni dei veggenti - e non
pare d’altronde che se ne possa dubitare - noi abbiamo in esse
il più prossimo e accreditato annunzio del Dogma, che doveva
essere l’avvenimento culminante dell’Anno Santo
1950.
Questo stesso tema sarà ripreso più
tardi da molte riviste mariane ed anche dalla stampa cattolica non
ufficiale. Si conservano i manifesti che invitavano a partecipare
alle veglie di ferragosto, che di solito cominciavano con una breve
processione dalla basilica di san Paolo per giungere alla grotta,
dove si sostava tutta la notte in preghiera. Nell’aprile del
1972, veniva posta vicino alla grotta una lapide degli operatori dei
mercati generali che recita:
A ricordo delle “Veglie
oranti” fatte secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici in
questa oasi romana di ininterrotta preghiera nell’arco di un
quarto di secolo (1947-1972).
Le celebrazioni dell’Assunta
alle Tre Fontane venivano segnalate ogni anno da «Il
Messaggero», da «Il Tempo» e da «Il Giornale
d’Italia», tradizionali sostenitori del
santuario.
L’altra ricorrenza della grotta era naturalmente
rappresentata dagli anniversari dell’apparizione, occasioni che
richiamavano un consistente numero di fedeli. Nell’aprile 1948,
quando ancora il fenomeno poteva considerarsi di massa, l’affluenza
fu notevole e il triduo di festeggiamenti, organizzato dal comitato
fra laici cattolici, aveva la pretesa di essere grandioso per dare la
sensazione che la città era già fortemente legata al
santuario e chiedeva un rapido riconoscimento della sacralità
del luogo. La giornata del 12 aprile era così descritta:
Nel
pomeriggio, musica, canti sacri, recita del S. Rosario secondo le
intenzioni del S. Padre e per la pace del nostro Paese. Indi,
processione nel bosco, con l’accompagnamento musicale e corale.
A sera, illuminazione della Grotta e dell’intera collina, fino
alla strada. Più tardi, pioggia d’argento sulla Grotta e
illuminazione a bengala su un vasto raggio all’intorno.
La
stessa fonte interna alla devozione ed un rapporto di polizia
segnalavano anche il verificarsi della guarigione di una bambina
affetta da coxite:
Il fatto è stato considerato come
miracoloso dai presenti, ed accolto con entusiasmo di fede.
Va
ricondotta alla categoria delle promesse elettorali la visita fatta
il giorno precedente dal sindaco di Roma Salvatore Rebecchini, che in
quella occasione dichiarava prossimo l’arrivo dell’acqua
alla grotta dell’apparizione, che «tre giorni dopo
erompeva abbondante e freschissima sulle pendici della collina».
Lo stesso giorno era segnalata la visita di un quarto cardinale,
l’arcivescovo di Monaco di Baviera Michele de Faulhaber che
«volle restare in devota preghiera nella Grotta». In
precedenza erano stati alla grotta, secondo la stessa fonte, il card.
Mac Guigan, arcivescovo di Toronto (26.10.1947), il card. Ascalesi,
arcivescovo di Napoli (13.12.1947) e il card. Arteaga y Betancourt,
arcivescovo di Cuba (febbraio 1948). I vescovi segnalati fino
all’aprile 1948 sono circa trenta. È evidente una non
piena sintonia fra la posizione degli organi competenti della chiesa
gerarchica e singoli dignitari, che non intendevano rinunciare ad una
visita sul luogo dell’apparizione.
In prosieguo di tempo le
celebrazioni furono sottoposte alla censura dell’autorità
ecclesiastica, che faceva intervenire il codice di diritto canonico
col precisare che «mancando ancora il giudizio della Chiesa
circa la assenta apparizione, alla Grotta sono leciti solo gli atti
di culto privato, mentre sono proibiti gli atti di culto pubblico,
ossia quelli compiuti a nome della Chiesa da ministri del culto a ciò
legittimamente deputati». Questa ferma presa di posizione si
traduceva in precise richieste del Vicariato alla questura di Roma,
perché fossero impedite le processioni o qualunque altra
espressione rumorosa di culto alla Madonna delle Tre Fontane. Il
card. Vicario Micara, ad esempio, investito della questione se si
dovesse «lasciar correre o intervenire presso la Polizia»,
con riferimento ad una progettata processione per il due novembre
1952 alla volta della grotta, rispondeva:
Si intervenga come il
Vicariato ha diritto di farlo in simili occasioni.
Il
primo novembre dello stesso anno ci fu però un corteo delle
domestiche di Roma, da porta S. Paolo alla grotta delle Tre Fontane,
con un discreto numero di partecipanti .
Lo stesso positivo
interessamento del papa Pio XII - a fronte di una posizione negativa
assunta dal card. Vicario e Segretario del Santo Offizio Marchetti
Selvaggiani - testimoniato da padre Virginio Rotondi, non poteva in
alcun modo essere percepito dai fedeli delle Tre Fontane. Scrive il
gesuita su «Il Popolo» del 22 maggio 1984:
L‘allora
Vicario Marchetti Selvaggiani, saputo che in quel luogo notoriamente
malfamato era stata posta un immagine di Maria e che il popolo andava
a venerarla, aveva ordinato di far sparire tutto. Pio XII - posso
ricordarlo perché lo confidò a me - diede il
contr’ordine dicendo: che sia apparsa o no è faccenda da
esaminare; ma il popolo può recarsi a onorare la Madonna,
dovunque creda. E la devozione nacque, crebbe...
Difficoltà di un culto organizzato
L’evento che aveva giustificato la nascita di un nuovo
spazio sacro, rappresentava a un tempo il motivo della sua fortuna,
ma anche il limite alla sua espansione, in attesa che intervenisse la
tradizione a sanare una situazione precaria. A differenza della
parrocchia, che ha un legame inscindibile e quasi esclusivo col
territorio circostante, un santuario mariano è meta di un
interesse generalizzato, che si esprime in modo diverso, a seconda
che sia inserito in un contesto rurale o urbano. Vale anche in questo
caso quanto suggerito da Andrea Riccardi a proposito della devozione
alla Madonna del Divino Amore, dove «i dolori e i drammi che
divengono invocazione di grazie e preghiera sono i problemi dell’uomo
della città moderna, non più espressione di una civiltà
contadina». L’analisi di quegli ex voto che esprimono una
motivazione, delle preghiere e delle poesie alla Vergine della
Rivelazione, le stesse forme del culto alla grotta, rinviano alla
sensazione dei fedeli di una reale capacità della Madonna di
influire sulla vita degli uomini e di consentire una loro più
immediata esperienza di Dio. Insieme alla sincerità di queste
espressioni di fede, c’è anche da rilevare la povertà
del loro linguaggio, sintomo di un ritardo culturale della pietà
mariana, che ha il limite di non riuscire a comunicare la propria
ragion d’essere al di fuori della sua nicchia di consenso.
Il
laico che si interessava dei fatti delle Tre Fontane, oscillava tra
un ossequio esasperato alla autorità ecclesiastica, della
quale temeva l’intervento, e il desiderio di far sentire la
propria voce su materie che si ritenevano di assoluta pertinenza dei
religiosi:
Però tali studiosi dei Libri Santi, vollero
interpretare il titolo con cui la Vergine si era presentata a Bruno,
come un riferimento alla Rivelazione, che parla di Lei [...] Fui
tratto, benché a malincuore, a seguire tale commento; però
debbo ora confessare di essere costretto a ritornare sulla mia
interpretazione, che mi sembra la più giusta. La Vergine è
apparsa dunque non come “Rivelata “, bensì come
“Rivelatrice”.
I fatti delle Tre Fontane sono
letti da qualcuno come legittimazione di un ruolo più ampio
del laico nella Chiesa, in riferimento alle analogie fra quanto
accaduto a san Paolo sulla via di Damasco e l’esperienza del
fattorino romano.
In questo caso si fa riferimento alla categoria
del carisma, che sarebbe in grado di rendere ragione delle nuove
forme di apostolato, non giustificate da una consegna della chiesa
gerarchica: Questi profeti sono i Carismatici, che ricevono la
loro missione non dall ‘autorità ecclesiastica, ma
direttamente dal Cielo. A questi profeti neotestamen fari, che hanno
esercitato tanto influsso nella Chiesa, appartengono non soltanto una
S. Caterina da Siena, una S. Giovanna d’Arco, una S. Margherita
Maria Alacoque, una Bernardette Soubirous e i veggenti di Fatima, ma
anche, così mi pare, Bruno Cornacchiola. Dopo lo
scioglimento del comitato fra laici cattolici presieduto dal
Contardi, si ebbero altri due tentativi di dar vita a gruppi
organizzati per il culto alla Madonna delle Tre Fontane. Il primo,
costituito di sole donne, ebbe vita breve e non ha lasciato alcuna
traccia di sé, mentre l’altro, denominatosi Associazione
zelatori Vergine della Rivelazione fu attivo dall’inizio degli
anni ‘50 fino alla morte del suo presidente Giovanni Battista
Perasti, nel 1970. Questi, proprietario di una tipografia in via del
Boschetto, era un personaggio di modesta cultura, ma la sua devozione
appare sincera e disinteressata. I membri erano complessivamente un
centinaio e si occupavano di organizzare le processioni alla grotta,
di acquistare gli arredi sacri e di svolgere alcune atti di vità
benefiche.
I rapporti tra questa associazione e l’autorità
ecclesiastica furono ancora una volta problematici, poiché il
Santo Offizio ed il Vicariato non gradivano manifestazioni di culto
organizzato alle Tre Fontane, quantunque in forma privata, né
mostravano fiducia in persone di cui non conoscevano la storia
personale e la bontà delle intenzioni. Il Vicariato indagò
tramite il parroco di san Marco in Agro Laurentirio e il sacerdote
don Mario Ottaviani, sulla persona del Perasti. Quando poi
l’associazione degli zelatori inviò il proprio statuto
al Vicariato «al fine di ottenere l’approvazione»,
il card. Pro Vicario Traglia si rivolgeva al Santo Offizio che così
decideva:
In proposito mi do premura notificare all’Eminenza
Vostra Rev.ma che Questa Suprema, esaminate attentamente tutte le
circostanze del caso ha decretato: “Prouti exponitur non
expedi.
Assai difficilmente, quindi, avrebbe potuto
svilupparsi un movimento organizzato intorno a questo santuario,
anche perché la pietà mariana è caratterizzata,
al di là di qualche imprudente plebiscito in favore di
apparizioni non riconosciute, da un ossequio incondizionato
all’autorità ecclesiale.
Nel corso dei dieci anni di
custodia laica del santuario, la religione ufficiale, con la sua
teologia e liturgia, lasciava il posto alla fede spontanea e non
comunicabile, dando luogo nel complesso ad una devozione del cuore
più che della mente.
Le Tre Fontane e i fratelli separati
Riferendosi al rapporto tra la devozione alle Tre Fontane e i
protestanti, si notano una varietà di manifestazioni, che
vanno da una chiara intolleranza, visibile soprattutto sulla stampa,
fino a più pacate forme di preghiera per l’unità
dei cristiani, pur sempre nello schema del necessario ritorno dei
fratelli separati nella Chiesa cattolica. Si legge ad esempio su un
opuscolo scritto da Linda Riggio Cinelli, impegnata a Napoli con la
Crociata Mariana in una accesa campagna antiprotestante:
Che
tutti i credenti in Cristo si raccolgano, come figli dello stesso
Padre nello stesso ovile. Dimentichiamo le colpe dei nostri
predecessori che hanno condotto alla scissione, chiamiamoci col nome
di fratelli, elevati all’altezza di figli di Dio dalla
immolazione del Cristo. Uniamoci nello stesso ardente desiderio di
pace e di amore, prendiamoci per mano anelanti nella scia luminosa
lasciata quaggiù dal Maestro. Chi non fa questo passo non ama
Cristo, non è degno di essere suo discepolo, perché
invece di raccogliere forza per il trionfo di Lui, la disperde.
In
questa atmosfera di crociata si inserisce anche una invocazione alla
Vergine della Rivelazione, scritta da un seminarista del Pontificio
Colegio Pio Latino Americano, che rispecchia fedelmente l’immagine
della Chiesa di Pio XII:
Ella, Ella sola ci salverà,
purché siamo uniti e compatti nel nome del Figlio! È
questo il suo supremo appello, anche ai figli dissidenti ed
increduli, affinché tutti tornino all’ovile, sotto
l’usbergo dell’unico Capo che è il dolce Vicario
di Cristo in terra. E tutti uniti saranno allora, e saremo una forza
insuperabile all’avanzata di Satana. E il nemico sarà
sgominato e ringraziandoLa, potremo invocarLa col dolce appellativo
con cui sarebbe apparsa alle Tre Fontane, di “Vergine
dell’Unità dei Cristiani”!
La sintonia
fra queste impostazioni e l’indirizzo pastorale di Pio XII, la
si può notare ad esempio dal seguente brano dell’enciclica
Sempiternus Rex Christus del 1951:
Ma c’è un altro
motivo che con grande urgenza esige che le schiere denominate
cristiane quanto prima si uniscano e combattano sotto un solo
vessillo contro i tempestosi assalti del nemico infernale. Chi non ha
orrore dell’odio e della ferocia con cui i nemici di Dio, in
molti paesi del mondo, minacciano di distruggere o cercano di
sradicare tutto ciò che c’è di divino e di
cristiano? Contro le associate schiere di costoro, non possono
continuare, divisi e dispersi, a perder tempo tutti quelli che,
segnati dal carattere battesimale, sono destinati per dovere alla
buona battaglia di Cristo.
Risonanze all’estero
La conversione dell’apostata costituiva il motivo dominante
anche degli articoli che divulgavano all’estero l’apparizione
romana, pure da parte di quegli ordini religiosi che in Italia
l’avevano prudentemente taciuta. Così accadeva ad
esempio per i gesuiti dell’America Latina con i vari
«Mensajeros del Corazòn de Jesùs», o per i
monfortani in Belgio e in Inghilterra, che ponevano l’accento
rispettivamente sulla consegna del pugnale al papa in occasione della
chiusura della crociata della bontà e sul ritorno di un
comunista alla fede. Oppure si raccontava di un pellegrinaggio alla
grotta della apparizione nel corso dell’anno santo o, come nel
caso dei claretiani, in occasione della canonizzazione del
fondatore.
Questo è uno degli aspetti che conferma la
difficile attribuzione dell’identità religiosa di questo
spazio sacro, sul quale grava l’apparente silenzio degli
ambienti religiosi romani.
Poco dopo la diffusione di alcune frasi
del messaggio della Madonna apparsa, i cappuccini del santuario di
Notre Dame de la Trinité di Blois in Francia, avevano
individuato nelle parole «Sono Colei che Sono nella Trinità
Divina» una significativa conferma della loro devozione.
In
effetti pensarono ad un ideale gemellaggio fra i due santuari,
stampando una traduzione in francese di un opuscolo del Contardi,
anche se ciò non condusse ad ulteriori approfondimenti.
Il
padre Adrien addirittura volle cambiare nome a colei che si era
presentata come Vergine della Rivelazione, definendola con affetto
proprio Notre-Dame de la Trinité.
Gli ex voto
A parte il gran numero di busti ortopedici, grucce, stampelle, ex
voto anatomici, cuori d’argento, che sono stati lasciati nel
corso degli anni alla grotta dell’apparizione, solo le marmette
possono far rilevare quale sia stato il periodo di maggior fortuna
del santuario. Infatti delle 924 ancora conservate, 681 recano la
data, mentre più scarse sono le notizie sul tipo di beneficio
ricevuto e sulla provenienza dell’offerente. I dati raccolti,
relativi al periodo 1947-1990, mostrano che la maggior concentrazione
di marmette risale al primo decennio di vita del santuario, essendo
il 64% del totale. 11 78% ditali ex voto è concentrato nei
primi 15 anni, sui 43 totali, essendo ciò verosimilmente
dovuto al progressivo calo d’interesse verso questo spazio
sacro e al cambiamento delle forme della pietà mariana.
La
maggior parte delle motivazioni debbono ricondursi alla categoria
delle guarigioni, comprendendo fra queste anche la sopravvivenza ad
incidenti automobilistici, terremoti e naufragi.
Sulle marmette si
trova per lo più solo la scritta P.G.R., ma su 89 di queste
c’è anche un riferimento più o meno ampio a
grazie di tipo fisico, con prevalenza di recuperi della vista (12
casi), guarigioni da gravi cardiopatie (10 casi) e da tumori (10
casi). Il riferimento ad incidenti automobilistici è presente
in 4 casi, di cui il primo del 1948.
Seguono le richieste di
protezione per l’offerente e per la sua famiglia, le
consacrazioni alla Vergine della Rivelazione, le conversioni e
comunque benefici di tipo morale o spirituale.
Nelle marmette non
si fa riferimento a miglioramenti di condizione di vita, quali
l’ottenimento di una casa o di un impiego per i quali si era in
precedenza pregato, poiché in questi casi le forme di
ringraziamento sono diverse e meno vistose.
Infine ci sono
motivazioni relative al ritorno di militari dispersi in guerra e a
guarigioni accompagnate da conversioni; ad esempio su una marmetta si
legge:
Grazie a Maria che risanò e redense lo sposo.
G.F. XI-1 951.
La provenienza dell’offerente è
indicata solo in 199 casi, anche se è da ritenere che la
maggior parte delle marmette sprovviste ditale riferimento siano da
attribuirsi a romani. Comunque, questa è la distribuzione
rilevata:
Italia
|
Numero marmette |
Percentuale |
|
|
Roma |
52 |
26.1% |
|
Lazio |
11 |
5.5% |
|
Nord |
33% |
16.6% |
|
Sud |
64 |
32.2% |
Estero
|
Numero marmette |
Percentuale |
|
|
Europa |
24 |
12.1% |
|
Africa |
3 |
1.5% |
|
America del nord |
9% |
4.5% |
|
America del Sud |
2 |
1.0% |
|
Asia |
1 |
0.5% |
È interessante notare che 10 marmette provengono
dall’Ungheria, dove, secondo quanto si legge su una di queste,
sarebbero stati eretti tre santuari parrocchiali e varie cappelle
periferiche, dedicati alla Vergine della Rivelazione.
Fra i varì
ex voto si nota quello dell’attore Carlo Campanini’,
terziario francescano e legato alla figura di padre Pio. Egli è
stato un assiduo frequentatore del santuario, insieme a fra Daniele
Natale, stretto collaboratore dello stigmatizzato di Pietrelcina. In
effetti dall’Albo d’Oro tenuto da padre Gentile de Santi,
primo custode religioso della grotta dell’apparizione, si
notano frequenti visìte dei figli spirituali di padre Pio,
mentre molte immagini di quest’ultimo sono appese nella
galleria degli ex voto.
L’unica edicola mariana dedicata
alla Vergine della Rivelazione, che sia stata osservata nel corso di
questa ricerca, si trova nella via principale di Riofreddo, un
paesino in provincia di Roma ai confini con l’Abruzzo. Questa è
da considerarsi fra gli ex voto, poiché postavi dal signor
Alberto Artibani in seguito ad una grazia ricevuta.
Le conferme carismatiche
A corroborare presso i fedeli l’idea che alle Tre Fontane
sia veramente apparsa la Madre di Dio, contribuisce la testimonianza
resa da alcuni personaggi, noti per la qualità straordinaria
della loro fede.
Si tratta di figure femminili che hanno in comune
una vita di dolore e malattia, vissuti come prolungamento delle
sofferenze di Cristo, e perciò fatte segno di una speciale
predilezione da parte di Dio, che avrebbe affidato loro compiti
particolari. Ne risultano delle figure paradigmatiche, il cui
successo è legato ad un rapporto costante col soprannaturale,
che sembra annullare la discontinuità tra cielo e terra.
Ben
conosciuta è Maria Valtorta, costretta a letto da una
grave infermità per lunghi anni e autrice del Poema dell’
Uomo Dio (156), una complessa sceneggiatura dei Vangeli in dieci
volumi, che le sarebbero stati dettati da Cristo stesso. Difficile
nel suo caso delineare con precisione la categoria dell’ispirazione,
tuttavia rimane ìl fatto che la sua opera rappresenta una
fonte copiosa di ambienti evangelici e approfondimenti del pensiero
cristiano. Il Poema dell’Uomo Dio, scrìtto tra il 1944 e
il 1947, fu però posto all’Indice con Decreto del Santo
Offizio del 16 ottobre 1959, pubblicato, insieme ad un articolo
anonimo di chiarimento, su «L’Osservatore Romano»
del 6 gennaio 196O°. Ciò non ha tuttavia impedito la sua
diffusione ed un certo successo anche tra i sacerdoti. Maria Valtorta
parla diffusamente dell’apparizione romana in altre sue opere,
particolarmente ne I Quaderni dal 1945 al 1950 , ove si trovano sue
riflessioni sull’evento sacro (pp. 356-372) e la spiegazione
del messaggio che le darebbe san Azaria, suo angelo custode. Il 24
ottobre del 1947, secondo quanto si legge sui quaderni (pag. 486), la
veggente viareggina avrebbe visto una immagine della Trinità
con «al centro Maria SS., nel suo più fulgido aspetto
glorificato». Alcun tempo dopo le spiegherebbe san
Azaria:
L’Altissimo Signore ha voluto farti capire il
senso delle parole di M. Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così
abbracciata - potrei dire: contenuta - nella Ss. Trinità,
nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu
Tabernacolo contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo col contenere il Frutto benedetto deI suo seno verginale, Gesù,
nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo,
essendo Ella, così, l’amore dell’Uno e Trino
Iddio, la Rivelazione è il suo Tesoro, e Lei ne è
Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della
Parola. La Sposa e la Madre della Sapienza e della Parola, la
verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi
dell’Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve.
Ed ancora sarebbe lo Spirito Santo a confermare i fatti del
12 aprile 1947:
... delle mie lezioni tratte dalla epistola di
colui che predicò Cristo anche dopo la morte col triplice
sgorgo delle 3 Fontane, là dove ora si è aperta una
sorgente di miracolo per la misericordia di Maria, Chiave alla
apertura di ogni divina misericordia.
Le parole udite dal
Cornacchiola: «Sono Colei che Sono nella Trinità
Divina», erano già note alla Valtorta, cui si sarebbe
presentata alcuni anni prima la Madonna come Vergine Regina della
Rivelazione , aggiungendo <‘Sono Colei che Sono nella Ss.
Trinità».
Sono queste verifiche importanti, sia
perché sottraggono il fattorino romano alla solitudine propria
della condizione di veggente, sia perché possono valere quale
cartina di tornasole del nucleo centrale del messaggio. Vi è
poi la figura di Luigina Sinapi, da molti riconosciuta come
santa per la profondità della sua esperienza di fede, anchella
protagonista di una straordinaria familiarità con il Cielo. Ha
vissuto la sua vocazione alla santità come laica dopo una
breve esperienza tra le suore Figlie di san Paolo, restando quale
esempio di trasformazione del dolore in offerta per la redenzione
delle anime.
All’età di 21 anni, nel 1937, trovandosi
con un gruppo dell’Associazione Figlie di Maria presso il bosco
di eucaliptus delle Tre Fontane, dopo una visita alla vicina abbazia,
fu scelta quale custode di una importante rivelazione. Era entrata in
una grotta vicina, trovandovi i resti di un corpicino vittima di un
aborto che volle immediatamente seppellire. Fu allora che la Madonna,
apparendole, le avrebbe detto: «Tornerò in questo
luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa,
vuole uccidere il Papa... Ora vai in san Pietro, troverai una signora
così vestita... Lei ti condurrà dal fratello cardinale.
Porterai a lui il Mio Messaggio. Da questo luogo stabilirò a
Roma il trono della mia gloria. Inoltre dirai al cardinale che presto
sarà il nuovo Papa».
E incontrò la
Marchesa Pacelli e l’importante fratello, che per questa
testimonianza avrebbe dato credito all’apparizione del 1947.
Per il momento non esiste alcuna documentazione del rapporto tra la
Sinapi e ìl pontefice Pio XII, ma un radiomessaggio di
quest’ultimo in occasione della «giornata per gli
ammalati» il 14 febbraio 1954, sembra additare proprio la
giovane di Itri quale esempio di dolore offerto per amore:
Ma
non sempre è così, diletti figli; non sempre vi sono
anime ribelli, anime che imprecano sotto la pressione della
sofferenza. Vi sono, grazie a Dio, anime rassegnate alla divina
volontà; vi sono anime serene, anime liete; anime, perfino,
che hanno positivamente cercato la sofferenza. Di una, in
particolare, Noi udimmo un giorno la storia nel radioso Anno Santo,
quando i Nostri figli accorrevano straordinariamente numerosi a Noi
da ogni parte del mondo. Era una giovane di venti anni, modesta di
origine, a cui il Signore aveva donato tanta freschezza e insieme
tanto candore. Tutti ne sentivano il fascino, perché ella
sporgeva intorno a sé il profumo di una vita incontaminata. Ma
un giorno ella temette di poter divenire occasione di peccato, e
avendone avuta quasi un ‘interiore certezza, andò a
ricevere Gesù in un impeto di generosità e gli chiese
di toglierle ogni bellezza e perfino la salute. Dio l’esaudì,
accettando l'offerta di quella vita per la salvezza delle anime. Noi
sappiamo che vive ancora, anche se arde e si consuma come una lampada
viva davanti aI trono della giustizia e dell’amore di Dio. Ella
non impreca, non mormora. Non chiede a Dio: «Perché?».
Ha sempre il sorriso sul volto, mentre conserva perenne nell ‘anima
la calma e la gioia. Bisognerebbe chiedere a lei perché
accetta di soffrire, perché ne gode, perché ha cercato
i patimenti. E come a lei, bisognerebbe chiederlo a migliaia di
anime, che si offrono a Dio in silenzioso olocausto.
Adesso
esiste un centro Ora eucaristico Mariana, presso le Maestre Pie
Filippini di via delle Botteghe Oscure a Roma, ove si recita ogni
primo sabato del mese un rosario secondo le indicazioni lasciate
dalla Sinapi e che intende promuovere la causa della sua
beatificazione.
Luigina Sinapi, che fu assai vicina anche alla
figura di Padre Pio, è ora sepolta nel cimitero del Verano a
Roma, dove si recano a farle visita numerosi pellegrini.
Particolarmente legato a questo personaggio è l’attuale
presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Da ultimo, c’è
il caso di suor Raffaella Somma delle Maestre Pie Filippini, che
avrebbe avuto la stessa visione del Cornacchiola con alcune profezie
sulla sua vita che si sarebbero avverate.
Si è in
precedenza raccontato del breve messaggio che la Vergine della
Rivelazione ha voluto inviare alle religiose della vicina scuola di
S. Giuseppe. Il veggente però quella sera del 30 maggio non
riuscì a compiere quanto comandatogli, perché le suore
non si fidarono di far entrare, era ormai notte, uno sconosciuto. Fu
solo all’inizio di luglio che avvenne un incontro tra il
Cornacchiola e la Madre Superiora di quel convento. Il veggente potè
riferire il messaggio, mentre la religiosa gli presentò una
sua consorella, suor Raffaella Somma, che riferì la sua
straordinaria esperienza:
Mi raccontò che aveva fatto un
sogno. Le sembrava di trovarsi in una grande chiesa e sentiva la voce
di un oratore che spiegava ciò che la Madonna aveva detto
apparendo a me nella Grotta delle Tre Fontane... La Madonna si
presentò a lei con questa frase: «Sono Colei che Sono
nella Trinità Divina; Sono la Vergine della Rivelazione; tu mi
perseguiti ora basta!». La suora mi ripeté tutto il
lungo messaggio. Al termine mi mostrò un quadernetto, dicendo:
- Ho scritto tutto, affinché resti documentato per chi non
vuole credere.
Nella stessa visione la Madonna avrebbe
fatto alcune profezie, che diamo di seguito:
1. I figli del
veggente, che frequentavano la scuola delle Maestre Pie Filippini,
sarebbero stati allontanati dall’istituto.
2. Suor Raffaella
sarebbe stata a lungo interrogata e poi rinchiusa in un manicomio.
3.
Sarebbe poi stata riconosciuta sana di mente e licenziata, dopodiché
sarebbe morta a causa di un tumore.
4. Sarebbe stata sepolta nel
cimitero dei Trappisti.
Tutto questo si è verificato,
rendendo una ulteriore testimonianza a favore della veridicità
dell’apparizione alle Tre Fontane.
Suor Raffaella morì
il 19 febbraio 1949 a causa di un tumore e tuttora riposa presso il
cimitero dell’Abbazia delle Tre Fontane, fra le tombe dei
cistercensi riformati.
I visitatori alle Tre Fontane
Dalla lettura dell’Albo d'Oro della grotta delle Tre
Fontane, disponibile a partire dal luglio 1957, si nota che tra i
visitatori non laziali prevalgono costantemente quelli campani,
mentre tra gli stranieri il maggior numero proviene dalla Francia,
dalla Germania e da Malta, dato presente anche negli ex voto.
Per
quanto riguarda le associazioni cattoliche, si è riscontrata
l’ovvia assenza di pellegrinaggi ufficiali a livello nazionale,
ma la costante presenza di gruppi locali, particolarmente
dell'A.C.I., con tutte le sue diramazioni.
Quantunque le Tre
Fontane non rientrino tra gli itinerari dellU.N.I.T.A.L.S.I.,
cionondimeno le visite di singole sezioni di questa importante
organizzazione sono molto frequenti, come pure quelle dei Volontari
della Sofferenza di mons. Novarese. Tuttavia la presenza più
massiccia è quella delle suore, che spesso accompagnano
scolaresche o gruppi di malati. Continuano nel corso degli anni le
visite di vescovi e cardinali, come pure di sacerdoti e seminaristi.
Da notare anche il progressivo aumento dei pellegrinaggi parrocchiali
da tutte le diocesi d’Italia, compresa la Sardegna.
I
visitatori scrivono talvolta qualche preghiera, chiedendo
prevalentemente protezione per la propria città, la pace per
il mondo, l’unità dei cristiani, l’aumento della
fede e la guarigione dei malati.
Numerosi i ringraziamenti per
benefici ottenuti, come quello, ad esempio, della infermiera perugina
Palma Bravi, guarita alla grotta nel settembre del
1950:
Nell’anniversario del mio strepitoso miracolo
consistito nella guarigione istantanea da una endocardite cronica e
della mia conversione spirituale, rinnovo la mia gratitudine
specialissima alla Beata Vergine della Rivelazione delle Tre Fontane,
facendo voti che la Buona Madre del Cielo si degni di continuare a
toccare i cuori e a guarire i corpi in questo luogo benedetto. Palma
Bravi, 10.9.1957.
Conclusione
Il quadro fin qui dato della pietà mariana alle Tre Fontane
è sufficiente a mostrarne gli orientamenti principali e più
persistenti, risultando la sua originalità nell’assenza
di moduli espressivi tradizionali e facilmente codificabili. Ciò
si è visto essere dovuto all’ambiente urbano moderno in
cui è inserito questo spazio sacro, alla mancanza di una sua
tradizione ecclesiale e alla corrispondente piena spontaneità
del consenso ricevuto, che non si è potuto tradurre in
concrete iniziative locali. «L’Osservatore Romano»
del 20 luglio 1955 aveva, forse per una distrazione, annoverato le
Tre Fontane fra i santuari nostrani che meriterebbero l’attenzione
dei fedeli, ma è rimasta una voce isolata. Come pure il
commento dello scrittore Graham Greene che nei suoi Saggi cattolici
definisce quella del fattorino romano «una visione che la
Chiesa può anche considerare degna di fede». Il 12
aprile 1987, quarantesimo anniversario dell’apparizione, ha
presieduto la celebrazione eucaristica alla grotta il card. Vicario
Ugo Poletti, quasi a consegnare ufficialmente il santuario alla
città, senza peraltro dare segni di un diverso contegno
dell’autorità ecclesiale verso le Tre Fontane.
La
gente continua il suo pellegrinaggio alla grotta dell’apparizione
come segno della propria elezione di Maria quale Madre Universale,
affidando a lei le angoscie quotidiane, ma insieme chiedendole di
illuminare il cammino della vita.