Messaggio del 25 agosto 1998: Cari figli!Oggi vi invito ad avvicinarvi a Me ancora di pił tramite la preghiera. Figlioli, Io sono vostra Madre, vi amo e desidero che ognuno di voi si salvi e sia con Me nel Paradiso. Percio,figlioli, pregate, pregate, pregate fin quando la vostra vita diventi preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Presentazione di Flaminio Piccoli
Quello che è stato definito da credenti e non credenti lo
"straordinario mistero" di Medjugorje, di cui si occupano
organi di informazione, radio e televisione di tutto il mondo, è
al centro, da quattro anni di un commosso pellegrinaggio di uomini e
di donne, di ogni età, di ogni condizione e di molti paesi di
continenti diversi. Sui fatti del piccolo villaggio iugoslavo si è
acceso un dibattito, con alterni giudizi, che ha coinvolto anche la
stampa cattolica. Questo era ed è inevitabile per chi è
seriamente impegnato nella ricerca e nella definizione della verità
e deve rifuggire dal sensazionale, da tutto ciò che assume
aspetti di una religiosità soltanto miracolistica.
Medici,
uomini di scienza, teologi di diverse nazioni hanno fatto il "punto
della situazione", con un impegno di straordinario valore che
stronca alcune polemiche superficiali, che pone altri interrogativi,
che apre nuovi orizzonti di luce sull'evento.
Questo "dossier
scientifico", che riproduce alcuni dei risultati raggiunti,
riempie un vuoto e consente ulteriori elaborazioni per il giudizio
finale che appartiene alla autorità ecclesiastica. Siamo,
anche sotto il profilo di indagini accurate con gli strumenti della
scienza più appropriati, dinanzi ad un "mistero". Lo
stesso mistero che coglie chi, recandosi a Medjugorje, vive una
atmosfera di serenità, sente il bisogno di un rinnovamento di
sé, si apre ad una fortissima speranza, ritrova una
comunicazione piena con il Signore, tramite quella che noi fermamente
crediamo essere la presenza di Maria.
Nessun fanatismo, una
perfetta ortodossia in chi gestisce la Parrocchia, un desiderio di
preghiera, di meditazione, un'incidenza straordinaria sulle coscienze
che porta a numerosissime autentiche conversioni.
Chi poi ha
avuto il privilegio di assistere alle apparizioni ha avvertito, nella
presenza dei ragazzi che vivono con emozione profonda ma conferma e
limpida serenità di fede l'evento, un atteggiamento profondo,
per nulla influenzato dall'ambiente che li circonda e dalle persone
che assistono alle apparizioni.
Nella mia prima visita,
mentre uscivo dalla Chiesa, un giovane mi si è avvicinato e mi
ha detto: "Onorevole Piccoli, io sono comunista, sono qui ed
oggi ho pregato per lei... ". Sono rimasto commosso, gli ho
risposto: "Io, invece, ho pregato per il mio Paese”. Quel
giovane è un sociologo, è nata tra noi una relazione
umana e nelle sue lettere trovo una fede meditata, convinta.
Ho
avuto occasione di incontrare i padri francescani, cui è
affidata la Parrocchia, la Chiesa delle apparizioni. Non ho sentito
mai, una sola parola di critica o di recriminazione nei confronti di
qualche autorità ecclesiastica che pure manifesta il proprio
dissenso.
Tutti si sono espressi sempre con profonda
spiritualità, con grande pacatezza, con forte sensibilità
apostolica.
E' più che comprensibile - certo - la
preoccupazione di chi non vuoi compromettere la posizione della
Chiesa prima del giudizio definitivo, e va apprezzato quanto ha
affermato il Vescovo di Mostar in una dichiarazione a Jesus di
impegnarsi -, "se questi fatti vengono dal cielo, sarò io
ad essere il primo a riconoscerlo, andando senza prevenzioni in
pellegrinaggio a Medjugorje". Ma come si concilia tutto questo
con l'altra dichiarazione in cui si afferma la certezza morale che
“negli eventi di Medjugorje siamo davanti ad un caso di
allucinazione collettiva?” Come si giustifica l'anticipazione
di giudizi che sconvolgono i fedeli e definiscono "plagiati”
i veggenti e tutti noi che siamo andati lì a pregare, a
meditare?
Nessuna accusa ha fin qui trovato il minimo
riscontro. Nessuna prova, anche minima, è stata portata per
dimostrare che là opera la "stregoneria", che si
fanatizzano i pellegrini.
Il "mistero" sta
producendo frutti concreti: la conversione ad una autentica vita di
preghiera e di penitenza; la profonda edificazione che milioni di
pellegrini ricevono dalle testimonianze dei veggenti che con un
linguaggio semplice, essenziale e teologicamente perfetto denunciano
i vistosi mali, le gravi deviazioni di cui soffre l'umanità,
annunciandone i rimedi nella preghiera, nella rinuncia, nello spirito
di sacrificio, nel perdono, nella carità. Per tutto questo,
non si può accettare che una questione così delicata,
venga trattata con superficialità.
Io tornerò
ancora a Medjugorje: reco nella mia coscienza di uomo e di cristiano
il senso profondo del messaggio mariano. Un messaggio che richiede ad
ognuno di compiere sino infondo il proprio dovere: il male del mondo
dipende da noi, ogni atto immorale è un atto di guerra e
questa non nasce da un americano o da un sovietico, ma da una serie
di errori, di colpe morali, di piccoli o grandi atti negativi di cui
ogni uomo, ogni donna, ogni giovane, ogni anziano sono responsabili.
Da Medjugorje parte, dunque, un materno, accorato invito alla
responsabilità personale, emerge un patrimonio spirituale che
offre ai pellegrini una forza straordinaria per affrontare la vita di
ogni giorno.
Questa la testimonianza che io volevo recare.
Rodolfo Doni, nel suo bellissimo libro dedicato allo "straordinario
mistero", ha descritto con pagine di alta religiosità
quel che tutti noi abbiamo provato recandoci nel piccolo paese
iugoslavo. Non siamo dei "plagiati". Riteniamo di essere
dei cristiani che hanno avuto una ulteriore prova per una fede che ha
resistito ai secoli, che da la forza di soffrire, di operare e
sperare. Una fede che non ha bisogno di miracoli (perché il
miracolo è nella sua verità) ma che non deve rifiutare
il miracolo quando, nella sua lunga storia, esso è spesso
intervenuto per un dialogo che si è rivelato fondamentale e
capace di aprire nuovi indirizzi di salvezza.
Scienziati
anche non credenti andati a Medjugorje, con i criteri severi della
scienza e della sapienza umana, hanno ammesso l’eccezionalità
di un evento che non riescono a catalogare. E', dunque, eccessivo
chiedere - anche alle più diffuse pubblicazioni del mondo
cattolico italiano - di prestar orecchio al “popolo di Dio”
in attesa che la Chiesa, nella sua prudenza, nel suo saggio accertare
con i tempi dovuti, si pronunzi definitivamente su un "fenomeno"
che converte atei, rinsalda nella fede i credenti ed offre a tutti il
senso profondo del mistero cristiano e dei doveri che, per noi, ne
derivano?
Flaminio Piccoli