Messaggio del 18 dicembre 1986:Cari figli, di nuovo oggi desidero invitarvi alla preghiera. Quando pregate, voi siete molto più belli: come i fiori che dopo la neve mostrano tutta la loro bellezza e tutti i colori diventano indescrivibili. Così anche voi, cari figli, dopo la preghiera mostrate davanti a Dio tutta la bellezza per divenirgli cari. Perciò, cari figli, pregate e aprite il vostro interno al Signore perché Lui faccia di voi un armonioso e bel fiore per il Paradiso. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! Intervista con Ivan: «“Vivete il Vangelo”, è questo il messaggio»
Hai raccontato che voi veggenti prima delle
apparizioni neppure vi frequentavate. Che rapporto si è creato
in seguito?
Sì, noi sei abbiamo caratteri diversi,
davvero molto differenti, e all’inizio e prima delle
apparizioni in molti casi neppure ci frequentavamo. Tra l’altro,
in cinque eravamo adolescenti, ma Jakov era solo un bambino.
Ma,
dal momento che la Madonna ci ha messi insieme, questa storia ci ha
uniti e si è nel tempo stabilito un rapporto intimo tra di
noi. E va da sé che siamo uniti non solo per il fatto che la
Madonna ci appare, ma in tutte le situazioni concrete della nostra
vita; e condividiamo le difficoltà quotidiane che si
presentano nella conduzione di una famiglia, nell’educazione
dei figli... Parliamo tra noi delle cose che ci attraggono, delle
tentazioni che ci colgono, perché anche noi sentiamo a volte i
richiami del mondo; le nostre debolezze rimangono e vanno combattute.
E il condividerle ci aiuta a rialzarci, a rinsaldare la nostra fede,
a rimanere semplici, a sostenerci vicendevolmente e a vedere con
maggiore chiarezza ciò che la Madonna ci chiede. E comunque
singolare questo legame, perché restiamo persone con caratteri
molto diversi gli uni da gli altri, con una visione del mondo marcata
e peculiare che riguarda anche gli aspetti più spiccioli e
domestici.
Come avvengono gli incontri tra di voi? Le apparizioni
raramente le avete insieme e la vita vi ha portato in luoghi anche
molto lontani...
Quando siamo tutti qui o, comunque, con
chi è qui ci incontriamo anche un paio di volte alla
settimana, ma a volte di meno perché ciascuno ha una sua
famiglia e molti impegni verso i pellegrini. Però lo facciamo,
specie nei periodi di grande affollamento, e cerchiamo di tenerci
aggiornati gli uni con gli altri e di meditare su quello che la
nostra Madre celeste dice a ciascuno. Ci è molto utile
confrontarci sui suoi insegna menti, perché quattro occhi
vedono meglio di due e possiamo così cogliere sfumature
diverse.
È importante, perché noi per primi dobbiamo
sforzarci di capire e soprattutto di vivere ciò che la Madonna
dice e chiede. Non è perché siamo i veggenti che
dobbiamo sentirci a posto.
Siete comunque dei punti di riferimento, dei maestri
di fede per la parrocchia di Medjugorje.
Ciascuno di noi
segue dei gruppi di preghiera. Io quando sono qui riprendo la vita
della parrocchia, e personalmente guido un gruppo di preghiera di
trenta persone che si è formato nel 1983. Per i primi sette
anni ci incontravamo al lunedì, al mercoledì e al
venerdì, mentre adesso ci troviamo solo due volte alla
settimana, per tre ore di preghiera insieme che comprendono anche il
momento dell’ apparizione. Per il resto lodiamo il Signore, lo
preghiamo con spontaneità, leggiamo le Scritture, cantiamo e
meditiamo insieme. A volte ci troviamo a porte chiuse da me, mentre
in altri casi ci raduniamo sulla collina delle apparizioni
accogliendo tutti coloro che desiderano partecipare. Ma si deve
considerare che poi, in inverno, sono a Boston...
Medjugorje-Boston: che lavoro fai?
Non ho
un lavoro particolare, perché passo molta parte dell’anno
a dare la mia testimonianza nelle diocesi e nelle parrocchie che mi
invitano. L’inverno passato, per esempio, ho visitato quasi un
centinaio di chiese; e così spendo il mio tempo, al servizio
dei vescovi, dei parroci e dei gruppi di preghiera che lo richiedono.
Ho girato in lungo e in largo le due Americhe, ma sono stato anche in
Australia e in Nuova Zelanda. Come fonte di reddito la mia famiglia
possiede a Medjugorje alcuni appartamenti per ospitare i pellegrini.
Anche tu hai un compito particolare?
Insieme
con il gruppo di preghiera, la missione che la Madonna mi ha affidato
è quella di lavorare con e per i giovani. Pregare per i
giovani significa anche avere un occhio per le famiglie e per i
giovani sacerdoti e consacrati.
Dove vanno i giovani
oggi?
E un grande tema questo. Ci sarebbe molto da dire,
ma c’è molto di più da fare e da pregare. Il
bisogno di cui la Madonna molte volte parla nei messaggi è
quello di riportare la preghiera in seno alle famiglie. Occorrono
famiglie sante. Molti invece si affacciano al matrimonio senza
preparare le fondamenta della loro unione. La vita di oggi non è
certo di aiuto, con le sue distrazioni, dovute ai ritmi di lavoro
stressanti che non favoriscono la riflessione su che cosa si sta
facendo, su dove si sta andando, o alle false promesse di
un’esistenza facile a misura propria e del materialismo. Sono
tutti questi specchietti per allodole esterni alla famiglia che
finiscono per distruggerne molte, per spezzare i rapporti.
Purtroppo oggi le famiglie trovano nemici, anziché
aiuto, anche nella scuola e nei compagni dei figli, o negli ambienti
di lavoro dei genitori. Ecco alcuni agguerriti nemici della famiglia:
la droga, l’alcol, molto spesso i giornali, la televisione e
persino il cinema.
Come si può essere testimoni fra i
giovani?
Testimoniare è un dovere, ma nel rispetto di
chi si vuole raggiungere, nel rispetto dell’età e di
come parla, di chi è e da dove viene. Alcune volte siamo presi
dalla fretta, e finiamo per forzare le coscienze, rischiando di
imporre agli altri la nostra visione delle cose. E invece dobbiamo
imparare a essere dei buoni esempi e lasciare che la nostra proposta
maturi piano piano. C’è un tempo prima della mietitura
che va curato.
Un esempio mi riguarda direttamente. La Madonna ci
invita a pregare tre ore al giorno: molti dicono «è
molto», e anche tanti giovani, tanti nostri figli la pensano
così. Io ho diviso questo tempo tra il mattino il mezzogiorno
e la sera — includendo in questo tempo la Messa, il Rosa rio,
la Sacra Scrittura e la meditazione — e sono giunto alla
conclusione che non è molto.
Ma i miei figli possono
pensarla diversamente, e possono ritenere la corona del Rosario un
esercizio monotono. In questo caso, se voglio avvicinarli alla
preghiera e a Maria, dovrò spiegare loro che cosa è il
Rosario e, al tempo stesso, mostrare loro con la mia vita quanto per
me è importante e salutare; ma eviterò di imporglielo,
per aspettare che la preghiera cresca dentro di loro. E così,
in principio, proporrò loro un diverso modo di pregare, ci
affideremo ad altre formule, più consone al loro attuale stato
di crescita, al loro modo di vivere e di pensare.
Perché
nella preghiera, per loro e per noi, non è importante la
quantità, se manca la qualità. Una preghiera di qualità
unisce i membri di una famiglia, produce un’ adesione
consapevole alla fede e a Dio.
Molti giovani si sentono soli,
abbandonati, non amati: come aiutarli? Sì, è vero: il
problema è la famiglia malata che genera figli malati. Ma la
tua domanda non può essere liquidata in poche battute: un
ragazzo che si droga è diverso da un ragazzo caduto in
depressione; o un ragazzo depresso magari anche si droga. Ogni
persona ha bisogno di essere avvicinata nel modo giusto e non c’è
un’unica ricetta, eccezion fatta per la preghiera e l’amore
che tu devi mettere nel tuo servizio a loro.
Non è strano che proprio a te, che di indole sei —
ma da quel che si vede «eri» — molto timido, sia
chiesto di evangelizzare i giovani, che certo non sono un pubblico
facile?
È sicuro che in questi vent’anni,
guardando la Madonna, ascoltandola e cercando di mettere in pratica
che cosa Lei chiede, sono profondamente cambiato, sono diventato più
coraggioso; la mia testimonianza si è fatta più ricca,
più profonda. Tuttavia la timidezza ancora rimane e ti
assicuro che è per me molto più facile, per la
confidenza che si è creata nel tempo, affrontare la Madonna,
che affacciarmi su una sala piena di giovani, piena di pellegrini.
Tu viaggi specialmente in America: hai un ‘idea di quanti
gruppi di preghiera ispirati a Medjugorje vi si sono formati?
Dagli
ultimi dati che mi hanno comunicato siamo a circa 4.500 gruppi.
Viaggi con la tua famiglia o da solo?
Da solo.
Mi sembra che più degli altri veggenti tu abbia una
missione specifica nel portare il messaggio di Medjugorje nel mondo.
Ma è la Madonna che te lo chiede?
Sì, la Madonna
me lo chiede; io parlo molto con Lei, le dico tutto, cammino con Lei.
E forse è vero che dedico più tempo degli altri ai
viaggi, me ne viene effettivamente richiesto molto per l’apostolato.
È importante viaggiare, specie per raggiungere tutti quei
poveri che conoscono Medjugorje, ma per i quali un pellegrinaggio
comporta sacrifici enormi. Gente che in molti casi già vive i
messaggi di Medjugorje e molto meglio di me.
L’iniziativa di
ogni viaggio deve comunque venire sempre dai sacerdoti, non sono io
che mi propongo per una giornata di preghiera, per la testimonianza.
Sono più contento quando i parroci mi invitano nelle chiese,
perché si crea un clima di preghiera che favorisce l’annuncio
dei messaggi della Madonna; mentre nelle conferenze con tanti
relatori si rischia di essere più dispersivi.
Tu prima hai parlato anche di vescovi: ce ne sono tanti
favorevoli a Medjugorje? Che pensi di questo Papa?
Ho
incontrato moltissimi vescovi là dove sono stato invitato; e
in diversi casi mi hanno fatto chiamare per loro stessa iniziativa. E
tutti i sacerdoti che mi hanno invitato nelle loro chiese è
perché riconoscono nei messaggi della Madonna il messaggio del
Vangelo. Nei messaggi della Madonna vedono ripetersi la stessa
richiesta del Santo Padre per una rievangelizzazione del mondo.
Molti
vescovi mi hanno testimoniato la particolare devozione di Giovanni
Paolo II per Maria, che trova conferma lungo tutto il pontificato.
Ricordo sempre quel 25 agosto 1994, in cui il Santo Padre era in
Croazia e la Vergine si è riferita a lui, testualmente, come a
un suo strumento: «Cari figli, oggi sono vicina a voi in modo
speciale, per pregare per il dono della presenza del mio amato figlio
nel vostro Paese. Pregate figlioli per la salute del mio adorato
figlio che soffre e che io ho scelto per questo tempo». Viene
quasi da pensare che la consacrazione del mondo alla Madonna sia
dipesa da un mandato dato da Lei stessa.
Qui a Medjugorje sono fonte molte comunità, immagine
viva della ricchezza di movimenti nella Chiesa contemporanea: sei
d’accordo?
Quando giro non ho modo di chiedere a chi
incontro di che movimento faccia parte. Vedendo tutta quella gente
che prega, che siede nelle panche delle chiese, mi dico che tutti
quanti facciamo parte della medesima Chiesa, della medesima
comunità.
Non conosco i carismi specifici dei singoli
movimenti, ma sono con vinto che sono strumenti molto utili per la
salvezza di chi li frequenta purché siano nella Chiesa, amino
la Chiesa e operino per la sua unità; e perché questo
avvenga è necessario che li guidino dei sacerdoti o per lo
meno dei consacrati. Se alla testa ci sono dei laici sarà
importante che ci sia sempre un legame stretto con la Chiesa e i
sacerdoti locali, perché in questa condizione risiede una
maggiore garanzia di crescita spirituale secondo il Vangelo.
In
caso contrario aumenta il pericolo di pericolosi sbandamenti, il
rischio di finire fuori strada lontani dall’insegnamento di
Gesù Cristo. E questo vale anche per le nuove comunità,
che anche a Medjugorje fioriscono con straordinaria spontaneità.
Sono sicuro che Maria sia contenta che in tanti desiderino di
consacrarsi a Dio o di intraprendere uno stile di vita imperniato
maggiormente sulla preghiera, tuttavia occorre vigilare e operare
tutti nella stessa direzione. E alle comunità che sono qui,
per esempio, chiedo una particolare attenzione alle direttive della
parrocchia e del vescovo, che rappresenta a Medjugorje l’autorità
della Chiesa cattolica. Il rischio, altrimenti, è che ognuno
cada nella solita vecchia tentazione di fare parrocchia a sé.
Del
resto proprio voi veggenti, per primi, avete sottolineato il legame
vostro come fedeli, e della Madonna come maestra di preghiera, con la
parrocchia di Medjugorje...
Nella Chiesa e per la Chiesa.
Nella Chiesa trapela qualche tensione di carattere teologico:
si vuole per esempio ridiscutere il primato del Papa, ci sono
posizioni divergenti su tematiche come l‘ecumenismo, la
scienza, la bioetica, l’etica... Ma anche a livello dottrinale
e devozionale si è arrivati a rimettere in dubbio la presenza
reale di Gesù nell’Eucaristia, si è perso il
valore del Rosario comunitario... Maria è preoccupata? Tu che
ne pensi?
Io non sono un teologo, non vorrei sconfinare in un
campo che non è il mio; posso dire qual è la mia
opinione personale. Ho detto che i sacerdoti sono le guide naturali
del gregge a cui bisogna affidarsi. Ma con questo non voglio dire che
loro non debbano guardare alla Chiesa, ai vescovi, al Papa, perché
davvero grande è la loro responsabilità. Viviamo un
momento difficile per le comunità e per i sacerdoti e
personalmente soffro molto nel vedere tanti sacerdoti che si
allontanano dalla loro comunità. È pericoloso che i
sacerdoti si lascino lusingare dalla mentalità di questo
mondo: il mondo è di Dio, ma nel mondo è entrato anche
il male che ci distrae dalla verità della nostra vita.
Sia
chiaro: entrare in dialogo con chi la pensa in modo differente da noi
è un bene, ma senza rinunciare a ciò che caratterizza
la nostra fede, che in definitiva caratterizza il nostro io. Voglio
confidare che dove ve do sacerdoti che pregano tanto, e in
particolare devoti alla Madonna, la comunità è più
sana, è più viva, c’è più trasporto
spirituale; si crea maggiore comunione tra il sacerdote e le
famiglie, e la comunità parrocchiale ripropone a sua volta
un’immagine di famiglia.
Se il tuo parroco tiene posizioni
al limite rispetto al magistero della Chiesa, che fare? Lo segui, lo
accompagni o, per il bene dei figli, passi a un ‘altra
comunità?
Senza l’aiuto degli uni agli altri non
possiamo andare avanti. Senz’altro dobbiamo pregare per i
nostri sacerdoti, perché lo Spirito Santo rinnovi le nostre
comunità. Se mi chiedeste qual è il segno più
grande delle apparizioni di Medjugorje, direi che sta nei milioni di
Comunioni che so no state amministrate in questi anni in San Giacomo,
e in tutte le testimonianze che arrivano da ogni parte del mondo di
gente che quando torna a casa cambia la sua vita. Ma ne basterebbe
uno su mille che cambia il suo cuore dopo essere stato qui, perché
tutto quanto è accaduto e accade abbia senso.
Tutte le tue risposte sono nella tradizione e nella fedeltà
alla Chiesa, al Vangelo...
In questi vent’anni la
Madonna non ci ha detto nulla che non si trovi già nel
Vangelo, L’ha solo richiamato in mille modi alla memoria perché
in molti se ne erano dimenticati, perché oggi non si guarda
più al Vangelo. Ma lì c’è tutto quello che
serve, e al Vangelo bisogna restare, al Vangelo che ci indica la
Chiesa, ci indica i Sacramenti. «Come mai?», mi hanno
chiesto, «da vent’anni la Madonna non fa che parlare,
mentre nel Vangelo resta quasi sempre zitta?». Perché
nel Vangelo abbiamo tutto ciò che ci serve, ma non ci servirà
a nulla se non incominciamo a viverlo. E la Madonna parla tanto
perché vuole che viviamo il Vangelo e spera, così
facendo, di raggiungere tutti e di convincere il più grande
numero di persone possibile.