Messaggio del 2 ottobre 1992: Figli cari! Anche questa sera vostra madre desidera invitarvi tutti a pregare specialmente in questi tempi in cui Satana cerca di agire attraverso delle piccole cose. Perciņ, figli cari, pregate! Satana č forte e vuole intralciare il mio piano di pace fino a distruggerlo.
"Cor Iesu" di Jelena Vasilj - Eco di Maria nr.
164
Papa Pio XII nel 1956, in occasione del centenario della festa
del Sacratissimo Cuore di Gesù istituita da Pio IX, scrisse
una meravigliosa enciclica sul culto al Cuore di Gesù, con il
titolo latino Haurietis aquas. È un titolo che trova origine
nel libro del profeta Isaia, dove lo scrittore sacro profetizza che
il Cuore di Gesù sarebbe divenuto fonte di amore: "Voi
attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore" (Is
12,13). La metafora dell'acqua qui usata dal profeta è il
simbolo dello Spirito Santo ovvero dell'amore di Cristo con cui egli
- in quanto Dio - ama all'interno della Trinità. Al contempo
la carità si riversa sull'umanità intera - cioè
il suo Santo Spirito viene donato alla Chiesa - così come dice
s. Paolo ai Romani: "La carità di Dio si è
riversata nei nostri cuori per lo Spirito santo che ci fu dato"
(Rm 5,5). Dunque, data la duplice natura di Cristo, il suo amore è
contemporaneamente umano e divino ed è il fulcro della festa
del sacratissimo Cuore di Gesù.
L'enciclica sottolinea che
l'amore divino è un amore concreto che ha sempre accompagnato
la storia di un determinato popolo nei cui cuore Dio scrisse la sua
legge; con questo stesso popolo Dio stabilì numerose alleanze
di amore che spesso però venivano infrante dall'infedeltà
del popolo. Nonostante ciò se il popolo si pentiva veniva
rinnovata loro l'alleanza in un vincolo ancora più solido di
amore, come possiamo leggere nelle tenerissime parole del profeta
Osea con cui Dio esprime il suo amore ad Israele: "Quando era
fanciullo Israele, io lo amai e dall'Egitto ho chiamato il figlio
mio. Io ho fatto da balia a Efraim; li ho portati in braccio, ma non
compresero la cura che io avevo di loro. Li ho attirati a me con
vincoli propri degli uomini, con vincoli della carità. Io
sanerò le loro piaghe, li amerò spontaneamente. Sarò
come rugiada; Israele fiorirà come giglio e getterà le
sue radici come le piante del Libano" (Os 11,1.3-4; 14,5-6).
La
massima espressione dell'amore divino è l'Amorosa incarnazione
e la passione del Figlio di Dio, che lo rendono amore perfettamente
umano, dotato cioè di tutti gli umani sentimenti. In tal modo
il Cuore di Gesù diviene il massimo esempio dell'amore e della
consolazione per noi uomini, come a tal proposito afferma s.
Agostino: "Ora il Signore Gesù assunse questi sentimenti
della fragile natura umana, allo scopo cioè di offrire in se
stesso, al suo corpo che è la Chiesa, il modello da imitare.
In modo che se ad alcuno di loro, sotto l'assalto delle umane
tentazioni, accadesse di rattristarsi e soffrire, non per questo
stimasse di essersi sottratto all'influsso della sua grazia;
comprendesse che tali afflizioni non sono peccati, ma sono indizi
dell'umana possibilità". Quest'amore sensibile ha il suo
culmine sulla croce dove il Cuore Gesù è trafitto con
una spada, divenendo così la massima testimonianza della sua
ferita invisibile dell'amore (p. 1081).
Il Papa parla di un terzo
aspetto dell'amore "con cui Cristo ama il Padre e l'umanità,
che è l'ardente carità infusa nella sua anima e
costituisce la preziosissima dote della sua volontà e illumina
i suoi atti di duplice scienza beata e infusa, quale fonte di tutti
tesori della scienza e sapienza (cf. Col 2,3). Il Cuore di Gesù
è per noi la fonte di ogni scienza oppure quella mistica scala
per salire nell'amplesso di Dio, essendo ricco di doni come
l'Eucaristia, la passione e la morte, la sua santissima Madre, il
sacerdozio, la fondazione della Chiesa, la missione dello Spirito
Santo sugli apostoli e sui credenti. In tutte queste opere - dice il
Papa - dobbiamo meditare con animo pieno dell'amore i battiti del suo
Cuore, con i quali sembrò che egli misurasse gli attimi di
tempo del suo pellegrinaggio terreno, fino al supremo istante in cui
disse: È compiuto (Gv 19,30) Allora il battito del suo Cuore
si arrestò e il suo amore sensibile rimase come sospeso fino
all'istante della risurrezione gloriosa. Unitasi quindi nuovamente
l'anima del Redentore vittorioso della morte al suo corpo glorioso,
il Cuore sacratissimo riprese il suo battito regolare e da allora non
ha mai cessato ne cesserà di significare con ritmo ormai
divenuto per sempre calmo e imperturbabile, il triplice amore che
vincola il Figlio di Dio al suo celeste Padre e all'intera comunità
umana, di cui è, con pieno diritto, Mistico capo" (p.
1065).
Affidiamoci dunque all'immacolato Cuore di Maria che
batteva sincronizzato con il Cuore di Gesù nel suo grembo,
affinché anche noi, intonati al loro ritmo, possiamo
perennemente partecipare a questo eterno spirare dello Spirito Santo,
amando con Lui nella Santissima Trinità.