Messaggio del 14 gennaio 1985:Miei cari figli! Satana è molto forte, e con tutte le sue energie vuole distruggere i piani che io ho cominciato a realizzare con voi. Voi pregate, soltanto pregate, e non cessate neppure un istante. Anch’io pregherò mio figlio affinché si realizzino tutti i piani che ho iniziato. Siate pazienti e perseverate nella preghiera! Non permettete che Satana vi indebolisca. Egli opera intensamente nel mondo. State attenti! Una catena di "Ave, Maria" - di Don Gabriele Amorth - Articolo tratto dalla rivista Madre di Dio
Nella recita devota del Santo Rosario, chiedendo alla Madonna di
pregare per noi, "adesso e nell’ora della nostra morte",
teniamo sempre aperta una finestra sull’eternità.
Parlando del Rosario, il pensiero va subito alla stupenda
definizione di Paolo VI: "Compendio di tutto il Vangelo".
La caratteristica principale di questa preghiera è di
essere al tempo stesso orazione e meditazione dei principali Misteri
cristiani. È per questo che la Madonna a Fatima propone il
Rosario come l’antidoto dell’ateismo: l’uomo d’oggi
ha più che mai bisogno di pregare e di meditare le grandi
verità rivelate. Non ci stupiamo allora dell’insistenza
dei Pontefici nel raccomandare questa preghiera, particolarmente di
San Pio V [che scrisse nel 1569 il primo documento pontificio di
sanzione ufficiale del Rosario], di Leone XIII [con le sue dodici
Encicliche sul Rosario], di Paolo VI, del Beato Giovanni XXIII e,
ora, di Giovanni Paolo II, il Papa della Lettera apostolica "Rosarium
Virginis Mariae".
A proposito del Beato Papa Giovanni, è
significativa – nella sua bonarietà –
l’espressione che soleva ripetere: "Figlioli, la giornata
del Papa non è terminata, se non ho recitato i 15 Misteri del
Rosario…".
Preghiera alla Vergine per tutta l’umanità
Se siamo tentati, nella nostra recita personale o comunitaria del
Santo Rosario, di essere ripetitivi, ‘meccanici’,
abitudinari, pensiamo piuttosto alla fortuna di Santa Bernardetta,
quando alla Grotta delle Apparizioni vedeva la Madonna davanti a sé
che, insieme a lei, faceva scorrere i grani della corona: dobbiamo
ben credere che la Vergine è sempre davanti a noi, anche se
non la vediamo; e dobbiamo immaginare che tutta l’umanità
è come tenuta insieme dal filo che lega i grani della nostra
corona.
Altre ‘raccomandazioni’ ci tornano utili,
per la recita del Rosario. Ad esempio, quando lo si recita in
famiglia: "La famiglia che prega unita, vive unita" –
ripeteva in tutte le contrade del mondo l’americano p. Peyton
–; e Giovanni Paolo II ci ricorda, fra l’altro: "Il
nostro cuore può racchiudere, in queste decine del Rosario, i
fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia,
della Nazione, della Chiesa, dell’umanità intera. Il
Rosario batte il ritmo della vita umana".
Il Rosario è
anche la preghiera della pace, proprio perché è la
preghiera che abbraccia tutto il mondo.
Un altro grande
apostolo del Rosario nel nostro tempo, il Vescovo Fulton Sheen, aveva
ideato una corona a cinque colori, ancora molto in uso: una decina di
grani verdi, per ricordare le lussureggianti foreste dell’Africa;
una decina rossa per l’America, abitata un tempo dai
Pellirossa; una decina bianca per l’ Europa, in omaggio alla
veste del Papa; una decina azzurra per l’Oceania, immersa
nell’azzurro dell’Oceano Pacifico; una decina gialla per
l’immenso Continente asiatico, abitato fra gli altri dai
‘gialli’ della Cina… Così, alla fine della
corona, si abbraccia tutto il mondo.
L’uomo d’oggi,
in questo mondo fracassone, ha più che mai bisogno di pause di
silenzio e riflessione.
Ora, il Rosario è proprio una
preghiera che invita alla calma, alle pause interiori dello spirito,
alla riflessione; e, forse, proprio recitando il Rosario abbiamo modo
di sentire l’amorevole rimprovero di Gesù a Marta, che
pure si affannava per servire Lui: "Marta, Marta, tu ti
preoccupi e ti agiti per molte cose, mentre una sola è la cosa
di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte
migliore, che non le sarà tolta" (Lc 10, 41.42).
Infine, ricordiamo che, invocando nella recita del Santo
Rosario la Madonna a pregare per noi "adesso e nell’ora
della nostra morte", abbiamo anche l’opportunità di
tenere sempre aperta una finestra sull’eternità, nelle
occupazioni e preoccupazioni di ogni giorno…
Don
Gabriele Amorth