Messaggio del 29 agosto 1981:Mi domandate di quella donna che vorrebbe lasciare il marito perchč la fa soffrire. Io dico: resti con lui e accetti la sofferenza. Anche Gesł ha sofferto. P. JOZO: MEDJUGORJE CHIAMA LA CHIESA A RINNOVARSI (A cura di P. Barnaba Hechich O.F.M,)
GLI EVENTI DI MEDJUGORJE VISSUTI DA P. JOZO
P. Jozo. - Nel cammino di crescita spirituale, provocato
dagli eventi di Medjugorje, ho incontrato molte prove. Fra queste, la
mia preoccupazione e la domanda della Chiesa che in me si poneva
sempre più forte, se cioè tutto quello che si era
verificato e ti stava verificando a Medjugorje, proveniva davvero da
Dio, se in quegli eventi operava effettivamente la mano di Dio. Da
principio pensavo che si trattasse di una montatura, ed ero molto
preoccupato anche perché non riuscivo a seguire
dettagliatamente Il contenuto dei messaggi della Madonna, ne il senso
degli inviti che Lei ci rivolgeva. Avevo il dubbio e il timore che da
parte avversaria si volesse creare una mess’in scena, per
minare il nostro lavoro. Non conoscevo a fondo i ragazzi,
particolarmente Mirjana, che non avevo ancora mai veduto.
Questo
mio timore era stato originato dalla vita concreta e dalle
circostanze concrete che si stavano manifestando.
Appena sono
riuscito a capire che gli eventi non erano opera umana, tutto mi fu
subito più facile. Mi era però rimasto il dubbio se i
fatti erano opera di Satana, nemico della Chiesa, della nostra vita,
del nostro apostolato, della nostra fede, oppure erano opera di Dio.
La gente faceva insistenti domande, e io non ero in grado di
rispondere a nessuno, perché di simili eventi non avevo
l’esperienza, non ne avevo le prove.
La gente era
meravigliata della celerità con cui i ragazzi salivano sul
Podbrdo, della moltitudine che accorreva, dei segni che si potevano
vedere (come i segni di luce, ecc.). Tutto questo provocava in me
turbamento, perché non riuscivo a capire se i fatti
provenivano da Dio o no. Mi sembrava di notare nella massa di gente
che accorreva, una grandissima curiosità. Tutto era fermo in
me, che mi agitavo in una profonda tristezza, perché non
riuscivo ad accogliere col cuore il messaggio e la parola del Cielo,
fin a che non ho risolto tutti i dubbi e le difficoltà.
Per essere sincero, vorrei dire — quasi per confessarmi in
questa sede — che non sentivo il bisogno di parlare con
nessuno. Sentivo invece una forte flessità di parlare a Dio.
“Il mio Dio è vivo, io credo in Lui; il mio Dio sa e
vuole dire a me se questi fatti vengono da Lui oppure no. Egli non
vuole lasciare queste cose nell’incertezza”. Mi recai
perciò in chiesa. Era domenica: invitai tutta la parrocchia e
tutti i fedeli presenti a venire verso le 15, dopo il catechismo, a
pregare perché il Signore ci illuminasse.
La chiesa era
piena. Abbiamo detto il rosario, nel corso del quale ho suggerito
lunghe riflessioni sui singoli misteri. Al termine del rosario, verso
le 17,30, ho pregato la gente di non andare sul Podbrdo. La mia
intenzione era quella di separare la curiosità dalla visita di
Dio. Nella mia mente e nel mio cuore risuonava continuamente la
parola di Gesù: “Negli ultimi tempi si dirà:
‘Ecco qui il Messia’ o ‘Eccolo là’“
(Mc 13,21). Ed ero preso da timore pensando: forse questa situazione
e proprio la nostra, perché si va dicendo: “Ecco, la
Madonna è qua, la Madonna è là”, ma il
popolo rimane il medesimo! C’erano perciò delle
difficoltà che avevano lasciato in me il loro segno. Ero
triste, quando mi raccolsi in chiesa a pregare. Fu allora che per la
prima volta, ho avuto l’impatto con la voce di Dio, che mi
diceva:
“Esci fuori, e salva i ragazzi!”. Stavo
leggendo un passo dell’Esodo, che avevo aperto a caso e che
parlava dell’angoscia di Mosè. Sedevo sul terzo banco a
sinistra, a mezzo metro dal bordo. All’udire quella voce,
lascia subito il banco, feci la genuflessione ed uscii fuori:
incontrai i ragazzi. Li accompagnai nell’ufficio parrocchiale,
mettendoli al sicuro. Poco dopo incontrai la Polizia, che mi domandò
se avevo visto i ragazzi. Risposi: “Sì, li ho visti”.
Ed essi proseguirono.
Questo fu il primo segno, che mi colpi come segno di Dio. Ma è
interessante che esso non fu sufficiente per me. Ero troppo esigente,
e dissi: “Finché non ci metto le mie mani, non posso
credere”. Ho quasi paura, adesso, di parlare di ciò, ma
io sentivo sulle mie spalle una responsabilità tremenda di
fronte a Dio, la sentivo anche come parroco. Dicevo: “Signore,
questa massa di gente cerca di sapere se questa è opera tua o
no. E io li devo consigliare”.
Cosi cominciarono i miei
incontri con Dio, che a Medjugorje si manifesta tramite sua Madre, —
incontri reali, che mi portarono ad un responsabile cammino in
profondità.
Da quel momento ebbi una sola preoccupazione,
un desiderio profondo: a tutte le persone che cercano, io debbo dire:
“E’ possibile trovare”; a tutte le persone che
vengono, io debbo dire: “Non siete venuti su un monte vuoto non
siete venuti in una chiesa vuota”. Debbo invitarli ad
abbandonare la loro curiosità, e trasformarla in un incontro
reale, iniziare a fare ciò che Dio chiede.
Fu così
che cominciai a predicare ogni sera, a dire il Rosario prima e dopo
la Messa, pregare sugli ammalati. Dio confermò la sua presenza
con segni, miracoli, conversioni, guarigioni fisiche.
MEDJUGORJE CHIAMA ALLA CONVERSIONE
Non sentii neppure il bisogno di registrare questi segni, segni
esterni, guarigioni esterne.
Fu memorabile il miracolo che si
verificò in una donna venuta dalla Germania. Aveva subito
dodici operazioni, da Otto anni era paralizzata su tutto il lato
destro. Durante la Messa essa guarì. Io avvertii la presenza
della Grazia: quando le portai S. Comunione (che nei giorni
precedenti aveva ricevuto con grande fatica), — era presente
una folla immensa — volle dirmi: “Posso camminare!”;
ma io le risposi: “Non ora; rimani in chiesa; lo farai quando
saranno usciti tutti”.
Rimanemmo in chiesa; essa voleva
lasciarci la sua carrozzella, ma non glielo permisi. Avrebbe creato
soltanto sensazione. Dio mostrerà la sua opera e la sua
presenza alla Chiesa non con la carrozzella, ma toccando i nostri
cuori con la grazia, che è necessaria alla
conversione.
Avvertii la necessità che ci fossero persone
votate alla preghiera, unite a Maria SS.: era necessario pregare che
la Chiesa si rinnovasse, e impetrare l’arrivo di ciascuno, di
tutta la Chiesa, che ha bisogno di passare attraverso Medjugorje —
come attraverso un bagno - per rigenerarsi completamente per ricevere
nuovo sangue, un nuovo cuore, un nuovo spirito di Dio, quello che
costituisce la Pasqua, in modo che la Chiesa ringiovanita si
rivitalizzi con la forza e la potenza di Dio. Ero perciò
disponibile a parlare con intima partecipazione di questa gioia, e
annunciai con entusiasmo questa lieta notizia al popolo. Ero pronto a
soffrire per essa, come sono pronto oggi e sempre.
Si tratta di
una verità, che non ci permette di tacere o di non parlarne:
si deve offrire la testimonianza per tale verità. E sono
felice se ho potuto in qualche modo offrire finora una testimonianza
con la mia vita e nella mia vita, e ne sono riconoscente al
Signore.
P. Jozo. - L'Inizio è stato per me
molto difficile. Ero giunto a Medjugorje Otto mesi prima, da una
parrocchia più grande. I superiori della Chiesa mi avevano
detto che per perentoria richiesta dell’autorità esterna
alla Chiesa io dovevo essere trasferito. Dava fastidio la mia
attività sacerdotale tra i giovani. Quando venni a sapere
delle apparizioni, la mia prima impressione fu questa, che i nemici
della Chiesa avevano organizzato una trama, una messa in scena, per
scoraggiare e annientare la mia attività nella Chiesa,
specialmente tra i giovani. E pensavo che il loro disegno fosse
quello di portare avanti questi eventi e questa macchinazione per una
quindicina di giorni, quanti ne potevano bastare per rovinare e
portare fuori strada la gioventù.
Per diversi giorni sono
stato sotto questa impressione; ho cercato di interrogare spesso i
ragazzi, per coglierli in fallo o in un ... “corto circuito”,
per appurare se c’era qualche cosa di vero o di fittizio.
Un’altra cosa che mi impressionava ancora di più era il
fatto che, nonostante questi presunti eventi e nonostante la fiumana
di gente che accorreva, la Polizia di Stato non interveniva, ma
taceva, e se ne stette in disparte per molti giorni. Era, secondo me,
una situazione abbastanza strana, che creava molte ambiguità.
Un
terzo motivo che mi faceva trepidare, era la circostanza che due
ragazze del numero dei cosiddetti “veggenti”, cioè
Mirjana e Ivanka, risiedevano in città, rispettivamente a
Sarajevo e a Mostar. Con loro non mi ero ancora mai incontrato. Il
mio timore era che, stando in città, dove circola la droga e
dove operano gli spacciatori, le due ragazze fossero entrate in
contatto con quell’ambiente e che tentassero di trapiantarlo in
paese. Il problema mi interessava molto, anche perché in quel
periodo stavo pensando di scrivere sul medesimo alcuni articoli nella
nostra rivista religiosa (oggi: Sveta bastina), dove tenevo una
pagina sui problemi della famiglia. Ho quindi interrogato a lungo i
ragazzi, registrando tutto, e mi sono alla fine convinto che questo
elemento era completamente estraneo ai fatti.
I ragazzi venivano
di giorno in giorno sempre più da me, dopo le “apparizioni”,
ed io potevo così parlare con ciascuno di loro a quattrocchi.
La loro serenità, la loro gioia erano in stridente contrasto
con la mia tristezza interiore, perché non mi rendevo conto se
i fatti erano opera di Dio o del demonio, se la Madonna veramente
appariva o no.
Mi turbava il comportamento delle masse che accorrevano da ogni parte: di tutti quei “curiosi” che salivano sul monte, non ho mai notato che qualcuno varcasse la soglia della chiesa per trattenervisi in preghiera o in adorazione. Il dubbio forte che mi assaliva era questo: questa gente che sale lassù sul monte, se veramente cerca Dio, perché non lo cerca dove realmente sta, nell’Eucarestia? Se questi eventi sono opera di Dio, perché Dio non ispira questa gente a cercarlo dove veramente si trova? Perché cercarlo sul monte anziché in chiesa? Mi impressionava molto il fatto che questa gente non veniva in chiesa, che nessuno chiedeva di confessarsi. Non vedevo i frutti di questa curiosità, di questo continuo afflusso. Ero molto triste e non riuscivo a pregare con devozione.
Ho cercato di convincere i sacerdoti della parrocchia a pregare perché Dio ci illuminasse. Forse sono stato anche troppo severo con loro: li ho duramente rimproverati, perché avevo notato che si erano armati di apparecchi fotografici e di macchine da ripresa, e tutti, anziché venire in chiesa a pregare, salivano sul monte a fare riprese e fotografie.
Era domenica quella mattina, lo ricordo bene. Noi abbiamo
celebrato la Messa, il miracolo dei miracoli, perché nel corso
di essa Cristo si incarna nelle nostre mani; e invece la gente e i
sacerdoti stessi andavano piuttosto lassù a curiosare e a fare
fotografie!
La gente e i sacerdoti chiedevano il mio parere. A
dire il vero, io non sentivo il bisogno o il desiderio di salire sui
monte. Non ne avevo proprio voglia, ne mai ci sono andato fino al
giorno in cui fui messo in carcere (17 agosto 1981).
Ogni giorno
andavo in chiesa e pregavo il Signore di essere illuminato. Mi
sembrava veramente che questa gente si trovava di fronte ad un mondo
vuoto.
Dalla gente non ho avuto nessun incentivo o argomento per
aderire o meno ai fatti, ma chiedevo soltanto a Dio di aiutarmi; e
Lui mi ha aiutato, facendomi fare un primo passo di apertura verso i
fatti. Mi diede un segno molto forte e la fede.
Stavo in chiesa a
pregare. Non sognai, come Giuseppe (cf Mt 1,20; 2,13), ma sentii una
voce molto forte, esterna a me, che mi disse: “Presto, esci di
chiesa, salva i ragazzi!”. Mi mossi in fretta verso la porta
centrale; aprii, feci il mio primo passo verso l’esterno, e
mentre tenevo il piede sinistro sollevato per fare il secondo passo e
con la mano destra reggevo la maniglia, in quello stesso istante
dalla parte sinistra giunsero di corsa i ragazzi, pieni di paura, mi
si avvinghiarono addosso e mi dissero: ‘Salvaci, la Polizia ci
sta inseguendo!”. Li feci andare in fretta nella casa
parrocchiale, dove rimasero nascosti finché la Polizia di
dileguò.
Dopo che Dio mi diede il segno e la fede,
riascoltai tutte le registrazioni che avevo fatto. Mi apparvero
totalmente diverse. Capii che le parole dei ragazzi avevano tutto un
altro significato, in ogni parola trovavo una profondità che
prima non vedevo. Compresi che era come quando leggiamo il Vangelo
con il cuore vuoto o con la fede. E’ tutta un’altra
dimensione. E così quelle registrazioni e tutte le parole dei
ragazzi mi fecero un’altra impressione, mi apparvero piene di
ricchezza, di cui prima sembravano prive.
Quanto vi ho detto potrà
bastare per informarvi un po’ sugli inizi.
COME LA GENTE E’ PASSATA DALLA CURIOSITA’ ALLA FEDE
Preferisci adesso dire qualche cosa di questa Voce celeste, che è
stata indirizzata non a noi soltanto, che viviamo qui, ma a tutto il
mondo.
B. - Quando hai acquisito la persuasione che si
trattava di Voce celeste e che era rivolta a tutti?
J. - Dopo quel segno, subito mi resi conto che si trattava di un
annuncio dato a tutti, annuncio che bisognava tradurre nella vita
pratica.
B. - Da quanto tu sai, la gente si rese conto
subito che si trattava di intervento di Dio, oppure ebbe difficoltà
a convincersi?
J. - La gente, quando si accorse che io, non
con leggerezza ma in base a segni ed esperienze forti, mi ero
convinto dell’origine soprannaturale dei fatti e dei messaggi,
si sentì rafforzata nel suo convincimento e fu felice di
avermi dalla sua parte.
Mi accorsi che, dopo che si
verificarono dei segni forti, anche i giornali cominciarono ad
occuparsi dei fenomeni, più che altro come difatti
sensazionali. Tra l’altro, fotografarono un uomo guarito dalla
cecità e dalla lebbra. Ciò contribuì a far
conoscere i fatti, ma anche a creare nuova curiosità. Vennero
in molti, anche dall’estero; ma in loro predominava non la
fede, ma la curiosità e la ricerca del sensazionale. Anzi io
sono persuaso che questi segni, da soli, non sono in grado di portare
gli uomini ad un approfondimento della fede e della preghiera. Per
liberarci da questa vuota curiosità e arrivare alla fede, io
annunciavo alla gente la presenza di Dio e della Madonna, e la gente
ne era contenta. Però chiedevamo a Dio anche la forza di
liberarci dalla curiosità. E un giorno la Madonna ci disse che
questa curiosità e questa tentazione potevamo superarle
soltanto con la preghiera e con il digiuno.
Era un mercoledì.
C’era stata la Messa vespertina. Parlai quella sera della
nostra fede, che deve passare attraverso un deserto di prove, che
deve superare lo stato di stupore di fronte ai segni, per arrivare
invece ad una persuasione interiore e vissuta. Annunciai alla gente
che la Madonna ci chiedeva di superare questo male attraverso il
digiuno. Chiesi pertanto ai presenti: “Siete disposti ad
accettare un digiuno totale, per i tre giorni successivi, cioè
giovedì, venerdì e sabato, e accettarlo volentieri, con
gioia, con serenità e con entusiasmo, o tutt’al più,
se qualcuno avesse proprio bisogno di prendere qualcosa, di prendere
soltanto un po’ di acqua e un po’ di pane?”. Tutta
la gente rispose all’unisono e con un boato: “Si, lo
vogliamo!”. Mi sembrò per un istante che la chiesa
stesse per crollare, tanto era stato forte e concorde il loro “sì”!
Iniziarono il digiuno tutta la parrocchia e tutto il circondano. Non
mangiarono nulla. Nelle stesse mense aziendali di Ljubuski, di Citluk
e di Mostar i lavoratori non presero cibo. La gente di altre
religioni fu presa da timore.
Dopo questo grande digiuno, ebbi la
netta sensazione che una pioggia di grazie si era riversata su di noi
e sugli altri luoghi dove si era digiunato. Notai che le persone si
erano cambiate, e all’improvviso — venuti in chiesa —
tutti espressero il desiderio di confessarsi. In chiesa c’erano
molti sacerdoti: anche se in borghese, li riconobbi e li pregai di
mettersi a disposizione per confessare la gente. Dovunque c’era
un telefono, telefonai ai sacerdoti divenire per aiutarci. Si riunì
così un centinaio di sacerdoti. Annunciai una grande liturgia
penitenziale. Essa si svolse con fede, sincerità, commozione e
con decisa volontà di conversione.
PER ACCOGLIERE IL DONO DI MEDJUGORJE, E’ NECESSARIA LA FEDE
B. - Voi, per credere, avete avuto dei segni. Pensi tu che
anche per noi siano necessari dei segni per credere, o ci basti la
vostra testimonianza e la vostra vita totalmente rinnovata?
J.
- Ricercare segni visibili e tangibili, alla maniera di S. Tommaso,
non la ritengo una via praticabile per giungere alla fede. Gesù
ha rimproverato questa ricerca (cf. 0v 20,29).
I segni eccitano e
turbano le persone. E’ vero: chi ha già ricevuto il dono
della fede, in presenza ditali segni gioisce ed esclama: “Grande
è il nostro Dio!”. Ma i segni possono anche provocare
paura, e la paura non è fede. Per me è importante
questo: io guardo la fede come un dono, come anche la preghiera la
vedo come un dono. La fede è un dono dato agli uomini, ma
spesso è un dono non ancora sviluppato, è una
potenzialità che deve essere sviluppata dall’uomo.
Essa
si deve trasmettere e sviluppare come si trasmette e si sviluppa il
dono della parola: nell’ambito della famiglia, della comunità,
con la collaborazione di tutti. Perciò ritengo che la
famiglia, la piccola Chiesa locale, la Chiesa universale stessa, come
comunità, devono conservare e proteggere la loro fisionomia,
la loro identità, per essere in grado di svegliare,
sviluppare, portare a maturazione i doni. Non siamo noi a dare i
doni; a noi compete farli germogliare e crescere. La Chiesa non crea,
non moltiplica il pane; essa soltanto lo distribuisce. E’ Gesù
che lo dà (cf. Mc 6,41; 8, 6-7).
IL SEGNO PIU CONVINCENTE DELLA PRESENZA DI DIO A MEDJUGORJE CI E’ DATO DALLA CHIESA, DA QUESTA CHIESA
B. - Ma la Chiesa, nel caso di Medjugorje, per riconoscerne
la provenienza soprannaturale, per poter recepire e trasmettere il
suo messaggio, ha bisogno di segni. Non parlo di noi, come singoli,
ma della Chiesa come tale.
J. - Noi abbiamo ricevuto vari
segni, segni della presenza divina. Gesù aveva detto: “Chi
crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà
di più grandi” (Gv 14,12; cf. Mt 21,21). Queste opere,
questi segni devono accompagnare la Chiesa (cf. Mc 16, 17.20). Essi
ci dicono che Gesù è in mezzo a noi. In tal modo, noi
diventiamo punto di riferimento e di orientamento per gli uomini,
come lo fu per Mosè il roveto ardente nel deserto (cf. Es 3,
2-5). La Chiesa deve dare questi segni, con i quali attrarre a sé
gli uomini, perché conoscano il “mistero” che è
lei stessa, e ascoltino Dio che parla in essa e per mezzo di essa. La
Chiesa deve essere luce posta sul monte per illuminare il mondo, e
con la sua testimonianza deve significare agli uomini che Dio è
in essa.
COME REALIZZARE IL RINNOVAMENTO VOLUTO DALLA MADONNA
Questo rinnovamento è oggi offerto a tutti: tutti siamo
chiamati adesso a vivere a Medjugorje, a vivere la propria fede, a
vivere la grazia che Dio ci sta donando per mezzo di sua Madre,
Mediatrice di tutte le grazie. Molte grazie noi le avevamo perdute
come individui e come comunità nella Chiesa, e anche le
comunità religiose e i sacerdoti e i Vescovi. Avevamo perduti
molti doni, molte grazie, che sono necessarie perché la Chiesa
adempia alla sua missione. Neppure per un istante la Chiesa può
permettersi di diventare vedova, donna che non sia in grado di
concepire e di generare, come Sana. Quando essa è toccata
dalla grazia dello Spirito Santo e quando Egli la riempie della sua
grazia, essa deve generare. Noi invece avevamo cessato di generare di
portare frutti per questo mondo, frutti che rimangano (cf. Gv 15,16),
che trasformino il mondo intero. Perciò Dio ha voluto farci
tornare tutti, renderci capaci di dare testimonianza a questo mondo,
di nutrire questo mondo, nutrirlo non con la paura, bensì con
la sicurezza, la quale allontani la paura. Dobbiamo nutrire questo
mondo anche quando si trova nell’ansia, quando trema dalla
paura e dall’angoscia per le guerre, per il male che c’è
nel mondo; noi dobbiamo diventare pace, perché abbiamo
dimenticato di essere pace.
Noi siamo più importanti degli
uomini politici di questo mondo, di coloro che comandano e credono di
reggere le sorti del mondo; ma non è vero:
è Dio che
regge i destini del mondo; è Maria colei che li regge, quale
Regina dell’universo.
Ed essa ci dice: “Se pregherete,
se crederete, se vi aprirete alla parola di mio Figlio, voi
diventerete sua ‘madre’“. Ricordiamoci delle parole
di Gesù: “Chi è mia Madre? E’ colui che
ascolta la mia parola e vive secondo la medesima”. “E lo
siete proprio voi”, diceva Gesù a quelli che lo
ascoltavano (Mc 3,31-34).
Vedete. Gli uomini, oggi, hanno bisogno
di Gesù, perché hanno bisogno della pace. Oggi tutto il
mondo ha bisogno di Gesù, perché ha bisogno di amore.
Oggi tutto il mondo ha bisogno della Chiesa, perché ha bisogno
di Dio. E’ necessario quindi che noi ne siamo consapevoli, e
che tale responsabilità cresca in noi. La responsabilità
cresce in coloro che si rinnovano, che rinnovano il loro cuore e il
loro spirito proprio a Medjugorje.
E se io ora dovessi dare un
consiglio, quale potrebbe essere? Eccolo: rinnoviamo la Chiesa
rinnovando noi stessi; salviamo questo mondo, che ci tende la mano e
chiede il pane della salvezza. Diamoglielo. Esso si moltiplicherà
nelle nostre mani, come avvenne un giorno sul monte, quando Gesù
sfamò una grande moltitudine, dicendo agli apostoli: “prendete
e distribuite voi, date da mangiare a questa gente”. E lui
benediceva, Lui moltiplicava! Oggi Dio vuole che noi distribuiamo ciò
che Lui moltiplica. Questi doni sono portati dal Cielo per mezzo di
Maria.
PUNTI FERMI DEL NOSTRO RINNOVAMENTO:EUCARESTIA E BIBBIA
Dio quindi desidera nella sua Chiesa, in ciascuno di noi,
risvegliare questi doni per mezzo di Maria. Ci siamo addormentati.
Essa è entrata nel dormitorio del nostro mondo e della Chiesa,
e ci ha detto: “Figli, è ormai tempo di risvegliarsi dal
sonno; alzatevi” (Rm 13,11). Ella desidera rendere viva la
nostra fede, perché Dio è vivo, è persona,
parla. Nell’incontro col Dio vivo, l’uomo non può
rimanere silenzioso; nell’incontro con Dio e con la sua grazia,
l’uomo non può rimanere soltanto un intellettuale che
cerca di indovinare che Dio esiste, che dice questo o quello. L’uomo
deve dire: “Io l’ho visto, egli esiste; io l’ho
incontrato”. Vedete, si tratta di testimoni che hanno veduto,
come dice Gesù:
“Andate e narrate a tutti ciò
che avete visto, ciò che avete udito, ciò che avete
incontrato, ciò che avete palpato, con chi vi siete
incontrati, ciò che avete vissuto e visto coi propri occhi
come si vive. Andate, siate miei testimoni” (Mt 11,4; 1 Gv
1,1-2; Lc 24,48; At 1,8).
L’uomo non può trasformare
la propria vita in falsità; solo ciò che ha visto.
Perciò la Chiesa deve vedere, noi cristiani dobbiamo vedere e
riconoscere e incontrarci con Dio nell’Eucarestia. Per questo
Maria negli ultimi tempi continua ad invitarci a vivere la Messa, a
vivere l’Eucarestia. Bisogna vivere dell’altare. L’altare
è la nostra radice. Esso è fondamento e fonte
dell’unità della Chiesa. E’ quindi necessario
partecipare alla S, Messa in tal modo da poter dire: “Questo è
il mio sacrificio, il sacrificio della mia salvezza; esso è
grazia e primavera della mia Chiesa; è mi crescita e offerta
di segno per tutto il mondo. Pio mi rende idoneo a diventare fertile,
portatore di frutti, unito a tutti come sono uniti il Padre e il
Figlio”. In questa unità, ci dice Gesù, chi
mangia me, vive per me, come il tralcio è la vite.
Questa
coscienza deve essere presente nella Chiesa: “Il mio Dio è
la vite, Egli è la nostra radice”. Perciò Maria
dice: “Vivete dell’Eucarestia”.
Maria inoltre ci
invita a vivere radicati nella Bibbia, parola di Gesù, parola
di Dio. Dio ha parlato e parla alla sua comunità. Ma questa
nostra vita ha cessato di vivere con la sua forza viviente, il nostro
cuore e la nostra anima sono andati in letargo. Perché?Perché
non abbiamo aperto con fede la Bibbia. Bisogna vivere con la Bibbia,
ci dice la Madonna.
Questa vita ci viene attraverso la
preghiera.
Questi due valori della nostra fede e della nostra
Chiesa sono custoditi nella Chiesa, ma noi viviamo come se non ci
fossero. Maria è venuta per risvegliarci e per renderci
cristiani consapevoli.
IL RINNOVAMENTO PASSA ATTRAVERSO I SACRAMENTI SPECIALMENTE QUELLO DELLA CONFESSIONE
A. - Mi interessa approfondire l’atteggiamento nuovo che
dobbiamo avere di fronte al sacramento della Riconciliazione, cioè
non più la solita confessione, ma andare al di là, per
capire come fare questo cammino di conversione che ci conduce ad un
intimo rapporto con Dio.
J. Tutte le realtà, tutti i
sacramenti, tutte le grazie che abbiamo perso o dimenticato nella
vita pratica cristiana, Dio — tramite la Madonna — ce li
vuole dare ad un nuovo prezzo. Noi, come cristiani, diciamo sempre
che, siamo cristiani, ma non abbiamo dato frutti: siamo come quella
pianta di fico, che era nella vigna, e che non dava frutti (Lc
13,5-8). Il rinnovamento, il cambiamento comincia là dove noi
facciamo il primo passo per la nostra conversione. Il figliol
prodigo, che era andato lontano dalla casa paterna, disse: “Voglio
ritornare a casa del padre mio” (Lc 15,18). Quando noi ci
troviamo nella disposizione di dire questa parola e di realizzarla
effettivamente, in quel momento comincia a prodursi in noi una
novità, inizia la nostra conversione. E questo incontro con il
Padre si sviluppa, cresce nei sacramenti, per esempio nel sacramento
della Confessione. La Madonna ha più volte detto:
“Confessatevi, confessatevi”. Ma confessarci significa
per noi trasformarci, aprire il nostro cuore per ricevere la pace,
perché io debbo essere lo strumento della pace, la Chiesa è
strumento della pace; e tutti noi, come rami di una pianta, dobbiamo
non solo essere segni della pace, ma strumenti della pace. Allora,
mediante questo sacramento della Confessione cresce in me una grazia,
che è impossibile ricevere in altra sede. Il Signore ci ha
dato queste fonti per la nostra crescita, per il nostro cammino. Come
gente in cammino, dobbiamo servirci di questi mezzi, servirci
praticamente di essi. Come nelle nostre giornate noi abbiamo un
orario ed un piano di vita, così anche nella nostra vita
cristiana noi dobbiamo avere una regola di condotta. Come il mio
corpo ha bisogno di riposo, come la terra ha bisogno e cerca l’acqua,
coal anche la mia fede, la mia anima ha bisogno delle fonti della
grazia. E queste fonti sono accessibili, perché noi sappiamo
dove stanno,dove sono state lasciate in custodia dal Signore per noi,
per la sua Chiesa.
A. - E’ vero. Man man che si va
avanti, di fronte alla grandezza e alla bontà del Signore, di
fronte a questi doni che ci ha elargiti, ci si accorge della nostra
povertà.
J. - Noi non dobbiamo mai avere paura. Davanti
a Dio, noi siamo importanti, anzi importantissimi, perché Dio
offre la sua salvezza a tutti gli uomini. Se noi ci rendiamo
disponibili al Signore, Egli opera, fa miracoli, fa segni che
accompagnano la Chiesa, testimoniano che la Chiesa è viva; i
segni che avvengono qui, dicono che la Chiesa qui è
viva.
Possiamo ancora fermare la nostra attenzione sul sacramento
della Confessione, che ci dà una nuova vita. Che senso ha il
dire: “Il sacramento della Confessione mi riesce difficile a
praticano”? Noi non ci accorgiamo della grazia che sta in
questo sacramento, non vediamo ciò che fa il Signore in esso.
Siamo come Bartimeo, il cieco, che era vicino alla strada dove
passava Gesù. Sapeva solo gridare: “Signore, Figlio di
David, abbi pietà di me”. Molte volte noi ci
incontreremo con Gesù, ma siamo come quel cieco: non vediamo
che Gesù sta nel sacramento, perché tutti i sacramenti
sono misteri. Noi non vediamo come sia possibile entrare in questo
mistero, e come esso sia inesauribile perché è un dono
divino dove c’è Dio.
In tutte le mie prediche, che
faccio alla gente, io queste cose le dico, e non perché le
debba dire, ma perché debbo testimoniare che nei sacramenti
noi incontriamo Gesù.
NON E’ POSSIBILE VENIRE A MEDJUGORJE E RESTARE COME PRIMA
Così, per Medjugorje, tutti noi dobbiamo dire chi è
con noi a Medjugorje. Ognuno ha il compito di dare la sua
testimonianza. Non è possibile venire a Medjugorje, e restare
come prima. Molti hanno incontrato Gesù in Galilea e a
Gerusalemme, ed hanno detto: “Ma costui parla come mai nessuno
finora”. Eppure sono rimasti come erano prima. A Medjugorje la
Madonna è venuta come nostra Mamma non per darci delle
informazioni, ma è venuta per restare con noi. Noi non
dobbiamo ritornare a casa per fare della propaganda in favore di
Medjugorje, ma come testimoni, come depositari di una testimonianza,
per dire cioè che la Madonna a Medjugorje offre, dona
qualcosa, e che noi abbiamo accolto questi doni. Venire quindi a
Medjugorje significa prendere un compito, dare la testimonianza che
io ho ascoltato, ho accolto, ho tradotto nella mia vita.
Dobbiamo
infatti ricordare che quando Dio parla, la sua non è soltanto
una parola, perché questa è sempre accompagnata dalla
grazia. Dio non ci dà soltanto una dottrina, ci dà una
vita, ci dà Se Stesso. Il nostro atteggiamento quindi non è
soltanto di ascolto, ma di apertura alla grazia e alla persona del
Signore.