Messaggio del 18 marzo 1998:Cari figli! Vi invito ad essere la mia luce, a rischiarare tutti coloro che vivono ancora nelle tenebre e a colmare i loro cuori con la pace di mio Figlio Gesł. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Laurentin: perche porre freni a Maria?
Gli anni del post Concilio stanno vivendo un tempo di crescente
evoluzione: bene lo esprime la devozione che l’Italia ha
mostrato verso la Madonna in questi anni che vanno dal 1968 al
1988.
Il 1968 segna il culmine dell’ondata post-conciliare,
il momento in cui le critiche alla Chiesa e i veleni delle iniziative
della cosiddetta rivoluzione culturale facevano rullare i loro
tamburi.
In certi Paesi tutto questo ha portato a una vera
«eliminazione» della figura di Maria. Si toglievano
perfino le statue della Vergine. «Maria sta facendo penitenza»,
scriveva Le monde nella vie. Anche in Italia papa Paolo VI gridava in
un’allocuzione del 25aprile 1970: «Ma cos’è
dunque successo alla Madonna perché i nostri cuori siano così
chiusi a Lei?». Eppure, in Italia, i legami più forti,
più vivi, quelli popolari, hanno resistito meglio. Inoltre la
pietà verso la Madonna è stata sostenuta
dall’intelligente pastorale del Collegamento mariano, in cui si
coniugano le illuminazioni di due teologie di Stefano Fiores e dei
Pastori di tutta la Penisola: una pastorale aperta che ha inaugurato
i primi dialoghi ecumenici su Maria.
Una pastorale che ha
rischiarato e sostenuto la pietà popolare che alcuni
consideravano come puro folklore o giudicavano secondo gli schemi di
un’entomologia sociologica. L’anniversario e il rinnovo
della consacrazione nazionale, fatta da Pio XII durante la guerra
(nel 1943), poi l’anno 1987-1988 dedicato a Maria da Giovanni
Paolo II, hanno preservato e incrementato questi legami filiali verso
la migliore delle madri, cui si è continuato a dire:
«Ricordatevi! Non si è mai udito che alcuno di quelli
ricorsi alla vostra protezione... sia stato abbandonato».
Dall’8l,ma
soprattutto dall’83, l’Italia (che resta, da tempo, il
gruppo nazionale più numeroso tra i pellegrini di Lourdes), ha
scoperto Medjugorje. Questo fenomeno ha assunto le proporzioni di un
fiume in piena: i pellegrinaggi riempiono i traghetti di Bari,
Pescara, Ancona, verso le coste gemelle della Iugoslavia. Sono
innumerevoli i pullman che vi si recano, i Gruppi di preghiera,
molteplici gli incontri, i convegni, le veglie, le conferenze... e
«Radio Maria» si è ritagliata uno spazio di primo
piano tra le radio private.
Una certa élite socioculturale
guarda a questo «caso» con ironia (come un certo
Gramaglia); ma si tratta di un fenomeno che porta frutti e, malgrado
esasperazioni occasionali di certi casi (Belluno e Pescara), si
mostra equilibrato. Quante confessioni approfondite, quante durature
conversioni, provenienti a volte da molto lontano, si sono compiute a
Medjugorje, anche tra i giovani (fino a 150 confessioni nei giorni di
affluenza).
Molti vescovi hanno invitato alla prudenza o anche
alla riserva (come quelli del Triveneto) e i loro consigli sono
sempre stati ascoltati con attenzione e rispetto. Questo movimento
popolare è preoccupato di obbedire alla Chiesa, con equilibrio
e autenticità. Si organizza alla base in modo informale ma
giudizioso.
Il fervore per le apparizioni di Medjugorje è
stato seguito da un’esplosione sorprendente di apparizioni
mariane in Italia, e le più notevoli a Schio, a Oliveto Citra,
e al di là della frontiera italo-svizzera, a Pino Casagrande.
È un contagio? Un’epidemia? O è la Madonna che
moltiplica le sue apparizioni? L’eliminazione dei divieti che
sono nuovamente stati cancellati dal diritto canonico ha
semplicemente sostituito al segreto la pubblicità? Mi occupo
ampiamente della questione in un libro appena pubblicato in Francia:
«Moltiplicazione delle apparizioni della Vergine oggi: è
proprio Lei? E cosa ci vuole dire?» (Fayard).
La vigilanza
s’impone ma fino ad oggi, quando è sorto un problema, la
reazione l’ha messo alla prova, e gli errori si sono
rettificati da soli. Pochi sono i casi da deplorare.
Bisogna
affliggersi ad ogni costo di questa democratizzazione delle
apparizioni e di questa familiarità del Cielo? La Vergine
Nostra Madre non ha forse il diritto di parlare al cuore dei suoi
figli? La «banalizzazione» che questa molteplicità
di apparizioni determina non ci ricorda forse che l’amore di
Maria è presente a tutti, come l’amore di una madre per
ciascuno dei suoi figli? Per essere ordinario e quotidiano, l’amore
di una madre è forse reso banale?