Messaggio del 14 settembre 2001:Cari figli! Pace! Pace! Pace! Pregate per la pace! Pregate insieme a vostra Madre per la pace! Grazie, perché avete risposto alla mia chiamata. Voce ai giovani del Festival...! - Eco di Maria nr.153
In comunione di intenzioni e di spirito con il Santo Padre, la
Chiesa di Medjugorje ha voluto fare suo il tema della Giornata
mondiale della gioventù che si è svolta a Roma: "Il
Verbo di Dio si è fatto carne…" e ha voluto
riflettere sul mistero dell'incarnazione, sul miracolo di un Dio che
si fa uomo e che decide di restare con l'uomo Emanuele
nell'Eucaristia.
S. Giovanni nel Prologo del suo Vangelo, parlando
del Verbo di Dio come di luce che viene a rischiarare le tenebre del
mondo dice: "Venne tra la sua gente ma i suoi non l'hanno
accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di
diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali
non da sangue, né da volere di carne, né da volere di
uomo, ma da Dio sono stati generati."(Gv 1,12-13) Questa
figliolanza divina è stato appunto il frutto della grazia di
Medjugorje durante i giorni del Festival.
Attraverso Maria, Madre
dell'Emanuele e Madre nostra, i giovani si sono aperti nel cuore a
Dio e l'hanno riconosciuto Padre. Gli effetti di questo incontro con
Dio Padre, che in suo Figlio Gesù ci redime e ci affratella,
sono stati la gioia e la pace che hanno pervaso il cuore dei giovani,
una gioia che poteva essere palpata, oltre che ammirata!
Affinché
il ricordo di questi giorni non resti solo nel racconto di una
cronaca, abbiamo deciso di riportare le esperienze e i propositi di
alcuni giovani, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, a
testimonianza delle grazie ricevute.
Pierluigi:
"L'esperienza dell'adorazione in questo festival, personalmente
mi ha dato pace, una pace che cercavo nella vita di tutti i giorni ma
che in realtà non trovavo, una pace che dura, che nasce nel
cuore. Durante l'adorazione ho capito che se noi apriamo il cuore al
Signore, Lui entra e ci trasforma, noi dobbiamo solo avere voglia di
conoscerlo. È vero che qui a Medjugorje la pace e la serenità
sono diverse che in altri luoghi, ma è proprio qui che parte
la nostra responsabilità: dobbiamo trapiantare quest'oasi, non
la dobbiamo tenere solo nel nostro cuore, la dobbiamo portare agli
altri, senza imporci, ma con amore. La Madonna ci chiede di pregare
ogni giorno il Rosario, non di fare chissà quali discorsi e ci
promette che già solo il Rosario può fare miracoli
nella nostra vita. "
Paola: "Durante la
Comunione ho pianto molto perché ero sicura, sentivo, che
nell'Eucaristia Dio c'era ed era presente in me; il mio pianto era di
gioia non di tristezza. A Medjugorje ho imparato a piangere di
gioia."
Daniela: "Da questa esperienza ho
ricevuto più di quello che mi aspettavo; ho ritrovato la pace
e credo che questa sia la cosa più preziosa che mi porto a
casa. Ho trovato anche la gioia che da qualche tempo avevo persa e
non riuscivo a trovare; qui ho capito che avevo perso la gioia perché
avevo perso Gesù."
Molti giovani sono arrivati a
Medjugorje col desiderio di capire cosa fare della propria vita, il
miracolo più grande è stato come sempre il cambiamento
del cuore.
Cristina: "Sono arrivata qui con il
desiderio di capire qual è la mia strada, che cosa devo fare
nella vita e aspettavo un segno. Cercavo di essere attenta a tutte le
emozioni che provavo, speravo di riconoscere e sperimentare in me
quel vuoto d'aria che si prova quando incontri Gesù
nell'Eucaristia. Poi ho capito, ascoltando anche le testimonianze dei
giovani di suor Elvira, che il segno che devo cercare è il
cambiamento del cuore: imparare a chiedere scusa, a non rispondere se
vengo offesa , in poche parole imparare ad essere umile. Ho deciso di
prefiggermi dei punti pratici da seguire: prima di tutto ad abbassare
la testa e poi vorrei dare un segno alla mia famiglia imparando di
più a tacere e ad ascoltare."
Maria Pia:
"In questo festival mi hanno molto colpito le relazioni e le
testimonianze e ho scoperto che avevo un modo sbagliato di pregare.
Prima quando pregavo tendevo sempre a chiedere a Gesù mentre
adesso ho capito che prima di chiedere qualunque cosa, dobbiamo
liberarci da noi stessi e offrire la nostra vita a Dio. A me questo
ha fatto sempre paura; ricordo che quando recitavo il Padre nostro
non riuscivo a dire "Sia fatta la tua volontà", non
sono mai riuscita a superare me stessa per offrirmi completamente a
Dio, perché avevo sempre paura che i miei progetti si
scontrassero con quelli di Dio. Adesso ho capito che è
indispensabile liberarsi da noi stessi perché altrimenti non
si va avanti nella vita spirituale." Colui che si sente figlio
di Dio, colui che fa esperienza del suo amore tenero e paterno non
può portare in sé rancore o inimicizia. Questa verità
fondamentale ha trovato conferma nell'esperienza di alcuni giovani:
Manuela: "Qui ho sperimentato la pace la serenità
e il perdono. Ho pregato tanto per questo dono e alla fine sono
riuscita a perdonare."
Maria Fiore: "A
Medjugorje ho potuto vedere come ogni gelo e ogni freddezza nei
rapporti si scioglie al calore dell'amore di Maria. Ho capito che è
importante la comunione, quella che si vive nell'amore di Dio; se si
rimane soli invece si muore, anche spiritualmente. S.Giovanni
conclude il suo Prologo dicendo. "Dalla sua pienezza noi tutti
abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,16); anche noi
vogliamo concludere dicendo che in questi giorni abbiamo sperimentato
la pienezza della vita, abbiamo sperimentato che la Vita si fa carne
in ogni uomo che l'accoglie e che dona frutti di gioia eterna e di
pace profonda ad ogni cuore che si apre.
Maria, dal canto suo, non
è stata solo spettatrice di questi "miracoli", ma
certamente ha contribuito con la sua offerta alla realizzazione del
piano di Dio su ogni giovane presente al Festival.