Messaggio del 23 maggio 1985:Cari figli, in questi giorni vi invito in particolare ad aprire il vostro cuore allo Spirito Santo (si era nella Novena di Pentecoste). Lo Spirito Santo, particolarmente in questi giorni, opera per mezzo di voi. Aprite il cuore e abbandonate la vostra vita a Gesù, affinché egli operi per mezzo dei vostri cuori e vi fortifichi nella fede. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Un giovane assetato: dopo tanto vagare nel torbido, trova l’acqua viva
«Dio libera il povero con l’afflizione,
gli apre l’udito con la sventura» (Giobbe 36,15)
Nato 28 anni or sono, dopo un’infanzia illuminata
dall'educazione cristiana — mi attirava molto il servir messa
sono gradualmente scivolato nelle tenebre, aiutato dal clima
marxistico che si respirava al liceo scientifico. Trasferito da
Genova e Bolzano, abbandonai completamente la pratica cristiana,
arrivando allo scherno dei sacerdoti mestieranti e della religione
bigotta. Sentivo particolare ripulsione per la confessione: perché
andare a raccontare gli affari miei?
Introdotto in un circolo di
sedute spiritiche a 18 anni mezzo, sono rimasto impressionato per le
mie capacità medianiche, che mi portavano facilmente in
trance, a vedere ballare attorno tavoli e sedie, a sentire risposte
di spiriti dopo lo spegnersi delle luci. Ma, sebbene molto attratto
da questi fenomeni medianici, che mi sembravano normali, dovetti
lasciarli, un po’ per l’invidia altrui, un po’ per
le mie manifestazioni troppo violente, che portavano a gravi
malesseri e allo svuotamento di qualunque energia. Da passionale
quale ero mi buttavano a corpo morto in ogni esperienza di vita e non
risparmiavo nulla di me stesso. Purtroppo passai anche nel tunnel
della droga, prima per curiosità, poi da militare per
abitudine pacifica. Le ho provate tutte: dall'hashish alla marijuana,
a tutte le droghe allucinogene (LSD), ai funghi allucinogeni che
cercavo nei boschi, tranne l’eroina, che riduce l’uomo a
verme, mentre le altre ti lasciano libero: ma non è vero che
sono innocue.
A 21 anni cominciai l’attività di
artigiano gelatiere, fu allora che intrapresi 4 viaggi nel lontano
oriente alla scoperta di valori spirituali — purtroppo li
cercavo nella droga-. Sempre solo, vivevo tra i pescatori, tra la
povera gente, condividendo tutto con loro. Nelle Filippine fui ospite
per 20 giorni di mormoni (setta cristiana) in una baracca, in mezzo a
topi e scarafaggi, ma ero felicissimo. Era forte in me il richiamo a
una vita spirituale, però non pensavo al cristianesimo, ma al
buddismo. Imparai le forme di meditazione silenziosa del buddismo
Zen, e nel Nepal conobbi il buddismo lamaista in Tajlandia quello
misto a taoismo. Approfondivo la ricerca con lo studio, ma era Dio
che si faceva sentire.
Così arrivai a 25 anni, quando
comperai una moto per arrivare nel Tibet e rimanere in un monastero
himalaiano, ma il 2 agosto ‘85 una brutta frattura alla gamba
spezzava il mio sogno 40 giorni prima della partenza. Anche la
ragazza mi ha lasciato dopo 7 anni, nel momento in cui avevo chiesto
di sposarla: un anno prima aveva abortito di sua iniziativa. E
iniziata per me una peregrinazione di dolore spaventoso. Operato 6
volte in trenta giorni — due volte senza anestesia - errori
imperdonabili dei medici curanti aggravavano il mio stato, invece di
risolverlo. Sembrava che il destino si accanisse contro di me. «Crisi
di astinenza da eroinomani» diceva un medico ai genitori,
sempre più accaniti contro di me. E non era vero. Mi vedevo
come Giobbe seppellito nel letame, per due mesi e mezzo immobile nel
letto senza potermi girare. «Offri le tue sofferenze a Gesù»
mi dicevo, senza sapere il perché. Nel marzo ‘86 via il
gesso! Dicevano che ero guarito, invece no.
Due mesi dopo, cadendo
banalmente in casa di un amico, la gamba si fratturò di nuovo:
oltre al dolore atroce vedevo un pezzo di osso fuori dalla gamba, con
la consapevolezza di non poter più diventare come prima.
Pensavo al suicidio. Ogni mattina mi svegliavo solo per piangere.
Sull’orlo della pazzia guardavo al crocifisso appeso al muro e
mi paragonavo a Lui. Il dolore fu la più grande esperienza
della mia vita. Anche qui tanto ospedale e sbagli uno dietro l’altro.
Ma a Bologna fui dimesso prima dell’operazione. 40 giorni dopo
la frattura, le ossa erano perfettamente congiunte senza traccia di
callo osseo: un miracolo: normalmente occorrono dai 3 ai 6 mesi.
Convalescente presso le zie a Venezia, lessi i fioretti di S.
Francesco e il mio spirito nel pianto si scioglieva. Ma erano fugaci
barlumi. Lessi di tutto, dalle teosofie alla reincarnazione, in cerca
di un credo, di una vita spirituale comune a tutte le religioni, in
cui entrasse soprattutto la ricchezza del pensiero orientale: un’idea
ecumenica. Quando vidi il Papa ad Assisi con tutti i rappresentanti
della varie religioni, fu come una bomba al mio cervello! il mia non
era solo un sogno?!
Ricerca di una via spirituale e di un donna.
Nonostante continuassi la mia vita licenziosa e avessi rapporti
saltuari con ragazze, ero alla ricerca di un amore che difficilmente
una donna poteva darmi: un qualcosa di immenso, sempre convinto che
la mia donna sarebbe venuta e avrebbe cambiato la mia vita: chi
pensava fosse Maria?
Ai primi di dicembre un amico mi parlò
delle apparizioni di Medjugorje. Andiamo? Sì, andiamo! Ma
continuavo a fumare la marijuana, che coltivano da solo, strumento
per le mie esperienze pseudo mistiche. L’8 dicembre a Pieve di
Cadore, desideroso di starmene solo e digiuno, me ne andai verso i
monti, trascinato dalla bellezza della natura. Lì ho sentito
Dio ma anche la presenza misteriosa di Maria, che a Dio
conduceva.
Verso Natale con il pullman di Alessandro di Bolzano,
intrapresi il viaggio per la Jugoslavia senza alcuna preparazione. La
scesi al confine per fumare la marijuana che avevo portato me: non la
trovai più...!
Medjugorje per me: una bomba che mi ha disintegrato. Salii sul Krizevac a piedi nudi con la gamba dolorante, e così al ritorno fino alla chiesa: vivevo tra cielo e terra, tra il reale immaginario. Portavo con me un fiorellino da porre sulle mani della Madonna, ma solo dopo la Messa perché nessuno mi vedesse: là c’erano fiori ben più belli. Sentivo che Lei mi dava. Vedevo la gente che faceva la coda per confessarsi. Dopo 15 anni anch’io mi confessai. Il sacerdote mi chiese che cosa avevo fatto: «Di tutto». E mi assolse: 7 Pater, Ave, Gloria: ero imbarazzato perché non li sapevo .più bene. Feci comunione. Era tutto un pianto. Dopo mi avvicinai alla a per deporvi il fiorellino, che continuamente controllavo ma era scomparso. L’aveva preso Lei perché lo gradiva? Era il Natale più bello della mia vita. Ebbi anche tanti segni, sopratutto profumi.
Dopo quel pellegrinaggio dovetti lottare, ancora, ma
cessai qualsiasi droga, e dopo un mese anche le sigarette. Io ci ho
messo solo un «sì», il resto l’ha fatto Lei.
Ebbi ancora altri e si, ma i messaggi mi maturavano dentro.
L’incertezza della vocazione mi portava a Schio, e capitai a
Priabona, dove P. Gianni mi disse: «Vieni a confessarti ogni
martedì». Dopo l'effusione dello Spirito il 5 agosto
passai una settimana di tenebre. Andai a S. Giovanni Rotondo in
settembre: c’era anche suor Teresa di Calcutta. Feci 20 km a
piedi fino a monte S. Angelo per pregare S. Michele. Pregai P. Pio
che mi se da direttore spirituale nella scelta della vocazione, anche
se morto. La notte in sogno gli chiesi: «Devo andare a
Priabona?». Sì mostrò molto felice, e poi: «Sai
che non puoi stare qui?». Il giorno dopo ero ormai certo.
Pellegrinai a Loreto, poi, al ritorno, in 3 giorni, mi sbarazzai di
tutto e il 20 settembre, ricorrenza delle stigmate di P. Pio, entrai
in comunità. Ora sono qui: «Se vado via di qua, mi
faccia morire». Dio ci sta dando segni formidabili. Dio c’è
e sono pronto a gridarlo a tutti.
Paolo